Visualizzazione post con etichetta Cose totalmente a caso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cose totalmente a caso. Mostra tutti i post

sabato, settembre 18, 2021

Mi auguro sia un ritorno

Non ho scritto nulla su queste pagine per circa 3 anni.
Guardo la lista dei blog che seguo, qui a destra, e noto che è stato un destino comune.

Senza parole? Senza tempo? Senza speranza? Cosa siamo diventati?

Oggi è il 18 settembre 2021. Sono cambiate tante cose intorno a me e dentro di me.
Ho cambiato città, lavoro, compagno di vita, ambizioni e progetti. Sono morta e rinata come spesso mi è successo, mi sono reinventata per bisogno o voglia, mi sono ricostruita da zero e forse, alla conclusione dell'anno di transizione che si è appena concluso, è tornato anche il mio bisogno di esprimermi per meglio affrontare l'anno di assestamento che è appena iniziato.

Troppo sola? Troppo confusa? Troppo spaventata?

Sicuramente sono una persona al momento con tante domande, con tante difficoltà e sempre, indiscutibilmente e inspiegabilmente, con tanta rabbia.

Rileggevo i posti degli scorsi anni e mi ci ritrovo ancora, li rileggo e provo la stessa sofferenza di allora ma non la stessa gioia, nei rari casi in cui ho scritto un post non deprimente.

La mia vita si muove a cicli: ho scritto un post in cui desideravo avere un amico con cui passare il mio tempo e le mie giornate e il bisogno è ancora presente; ho scritto un post nel 2015 in cui elogiavo settembre come mese spartiacque in cui celebrare il nuovo anno e qualche giorno fa mi sono ritrovata a ricordarlo; ho scritto un post, forse anche più di uno, circa il bisogno di non rovinare le mie storie d'amore e mi ritrovo ancora oggi a chiedermi il perché di certe manie di autodistruzione che mi appartengono da, ahimè, sempre.

Vorrei poter scrivere con lo stesso trasporto di anni fa ma sono soltanto più stanca e più affranta, quasi incapace di provare una sensazione profonda, che mi arrivi dentro e mi scuota in modo definitivo.

L'unica vera, disarmante e feroce emozione che sono stata in grado di provare quest'anno ad agosto è stata a seguito della perdita di qualcuno per cui provavo, e provo tuttora, sentimenti molto controversi. Dentro di me si è creato un buco nero che ha fagocitato tutta la felicità che è derivata da altri lieti eventi; dentro di me si è stabilizzato un silenzio glaciale e angosciante perché chi ai miei occhi aveva il compito di risollevarmi aveva a sua volta bisogno della stessa cosa per cui ci ritroviamo ora come isole bagnate dallo stesso mare in tempesta.

mercoledì, novembre 08, 2017

Django

Oggi è un grande giorno perché le mie paure si sono sommate tutte insieme, si sono fuse e amalgamate alla perfezione diventando una massa senza peso e senza forma.

Ho realizzato perché ti ho stressato per giorni, settimane, mesi sulla questione della sintonia. Siamo arrivati, purtroppo troppo presto, al punto di una relazione da me più ferocemente temuto: quello in cui si smette di avere le farfalle nello stomaco, le giornate dove fuori piove e noi siamo nudi a letto e arrivano quelle invece piene di bollette da pagare, spesa da fare, "i panni li stendo io, tu pensa a riprenderli quando rientri, va bene?" e tutta l'organizzazione di una vita insieme.

Una vita molto spesso difficile, minata dalla mia incostanza, dalla mia insoddisfazione e dalla mia continua ricerca di qualcosa di più forte, di più grande, di più eterno, di più universale e gentile. Una vita incasinata, stressata, piena di poco tempo per un "noi" più coeso e stabile. Una vita contando i risparmi del mese, cercando doppi lavori e il tempo per poter occuparsi di tutto, di te, di me, della casa, del gatto, del cane, del tempo fuori, degli altri animali bisognosi, della tua stanchezza, della mia ansia e di tutto quello di cui mi riempio le giornate scaricando spesso questo peso anche su di te.
Oggi ho realizzato come la mia voglia di scappare da qualcosa di stabile e a volte, purtroppo, statico dipenda dal mio costante bisogno di "più": travolgente, emozionante, appassionante, entusiasmante, coinvolgente.

A volte lo dimentico, però oggi mi sono ricordata che la felicità è anche sdraiarsi esausti a letto, vedere la casa sistemata, il cane tranquillo, le mille cose fatte bene ma di corsa, e appoggiarsi fra le braccia tue che leggi e riposarsi, ché domani ci aspetta un altro giorno sfrenato e caotico come questo.

Perché questa è la vita e questa è la mia vita con te.

domenica, febbraio 14, 2016

Buon San Valentino, "uomo che non esiste"

Avrei voluto scriverti molte volte ed altrettante ho sognato di farlo. Mi sveglio in piena notte e controllo la nostra conversazione da tempo archiviata: non c'è niente. Tiro un sospiro di sollievo ma mi sento sempre, ancora, un sacco triste.

Vorrei scriverti che mi dispiace, mi dispiace per la promessa che ti ho fatto e che non ho mantenuto. Una promessa che forse tu nemmeno ricordi ma io sì, ultimamente quasi ogni giorno. Ti avevo promesso che niente sarebbe cambiato se non avesse funzionato tra di noi, che sarei rimasta tua amica. Ma ho mentito e la promessa se l'è portata via il vento e un po' anche la rabbia e la delusione.

Vorrei dirti che mi dispiace, che mi dispiace non averla mantenuta, che non l'ho dimenticata e che sono fortemente rammaricata di aver preso un impegno che ora non posso rispettare. Forse un giorno tornerò, chissà. E saremo amici, perché ti ho voluto bene davvero, come ne ho voluto a pochi, e la motivazione per cui sono venuta meno alle mie parole è che, nonostante i lunghi mesi passati senza averti più accanto a me o sentire anche solo il suono della tua voce, ti voglio ancora troppo bene per starti vicino senza desiderare di averti.

Spero che tu abbia smesso di leggere il mio blog, così queste parole resteranno su queste pagine che per me non sono altro che un diario che utilizzo quando sto male e ho bisogno di parlare con qualcuno senza dovermi sorbire la sua opinione in cambio, quando sento il bisogno di essere semplicemente ascoltata ma soprattutto capita.

Vorrei dirti un sacco di altre cose che non hanno più senso di esistere, cose che penso oggi ma poi non penso più domani. Vorrei dirti che ti odio, che sei fra le persone che più mi hanno ferita, giocando con i miei sentimenti e denigrando la mia persona riducendola ad un cumulo di polvere senza autostima che si è lasciata portar via dal vento, e ancora faccio fatica a trovarmi, in me stessa e negli occhi di un altro.
Vorrei dirti che sono ancora innamorata di te, ma che in realtà io non so chi sei perché tutto ciò di cui mi sono innamorata si è rivelato non essere vero, ed io sono ancora qui a sedermi su una pila di vecchi ricordi chiedendomi cos'ho fatto di male perché andasse tutto in rovina senza motivazione ma realizzando che l'unica cosa sbagliata a mia discolpa è stata darti la possibilità di entrare e distruggere tutto quello che era dentro di me.
Vorrei dirti che non ti odio, ma non è vero, e quando lo penso mi dispiace avercela ancora con te perché detesto portare rancore, è faticoso, ma è l'unica cosa che meriti: il mio disprezzo.

Vorrei dirti che nemmeno meriti che io mi senta dispiaciuta, che dopo tutto quello che mi hai fatto io non ti devo proprio niente, che spero che tu sparisca, lontano, in un angolo della mia mente e del mio cuore, il prima possibile, che non meriti niente, nemmeno queste inutili, stupide parole.

Eri completamente scomparso negli ultimi tre mesi, dai miei pensieri, dai miei gesti, e sei riapparso all'improvviso senza motivo. Non riesco più a rientrare a casa senza guardare la bici sperando di trovare qualcosa, senza immaginarti davanti alla porta ad aspettarmi. Ma la verità non è questa, la mente gioca spesso brutti scherzi ma riesco sempre a tornare nel mondo reale ricordando tutto e riuscendo ad allontanarti sempre di più, perché tutto questo che ho appena detto lo farebbe solo l'uomo innamorato di me di cui io sono ancora innamorata che, per l'appunto, è un uomo che non esiste.

sabato, febbraio 13, 2016

mercoledì, febbraio 03, 2016

Tieni la gamba alzata e scrivi la tesi

Io, migliore amica del ghiaccio e del Lioton.
Io, che continuo a sognarti e a sperare nei miracoli.
Io, che ho ancora un sacco di voglia di chiamarti.
     (Fortunatamente non ho più il tuo numero.)

mercoledì, gennaio 06, 2016

Evoluzione da tesi magistrale a tesi di dottorato

Quando la tua tesi passa da "costruiamo un modello superfico a manina!" a "porcocazzo ci ho messo due mesi ma com'è bello!" a "ti rendi conto che tiro fuori 3milioni di dati che non posso nemmeno analizzare perché mi hanno dato un solo computer con 8 core e 64GB di RAM che mi fanno aria?!" a "ma dai, scriviamo del codice parallelo in questo linguaggio di merda che nemmeno mi ricordo come si fa buttando un'altra giornata della mia vita!" a "ma perchè cazzo non parallelizza uno stracazzo di nulla?!?" a "io non voglio fare il programmatore."

venerdì, ottobre 02, 2015

Trenta settembre

Vorrei riuscire ad indirizzare la mia vita affinché s'incammini per una strada stabile e tranquilla, indicargliela sorridendo e dirle: "seguimi, è di qui che si torna a casa", lontana dai pericoli, dalle disperazioni per cose senza importanza. Vorrei avere l'occhio clinico per poterle riconoscere le cose che ne hanno di importanza; saper discernere il sano dall'insano per potermi tutelare dall'ingiustificato dolore che spesso mi arreco. Vorrei non dover più celebrare altre sbagliate investiture a cavaliere, ricoprendo le persone sbagliate di amore e aspettative più grandi di me, aspettative necessarie a soddisfare una necessità di complicità e sintonia che va oltre i confini dell'umana immaginazione.

"Scrivi con parole ricercate", mi è stato riferito.
"Non hai letto abbastanza nella tua vita", avrei voluto risponderle.

***

Investiamo tante energie nel trentuno dicembre. Tu sei il mio trentuno dicembre.
Capodanno, anno nuovo vita nuova e poi non è un cazzo vero. Mentiamo a noi stessi sapendo di mentirci e lo facciamo ogni anno, ogni santo anno. E così ogni trentuno dicembre tentiamo di scaricare oltre la mezzanotte le insoddisfazioni accumulate nell'anno precedente; ogni trentuno dicembre diciamo a noi stessi "quest'anno vedrai, sarà un anno meraviglioso, andrà tutto bene" e poi non è un cazzo vero. Non è un cazzo vero niente ma ogni anno continuiamo a ripeterci "andrà tutto bene, vedrai". Andrà tutto bene.
Cerchiamo di concretizzare la speranza cantilenando queste tre parole a tutti gli altri intorno a noi: se siamo in grado di pronunciare qualcosa allora essa deve per forza esistere da qualche parte, essere vera e reale. Il problema è che non possiamo tirar fuori il sangue dai sassi e non possiamo realizzare qualcosa in cui noi nemmeno ci crediamo più: le nostre azioni ci tradiscono svelando l'inganno nelle sue precarie fondamenta. Non andrà tutto bene e lo sappiamo.
E' come sentirsi innamorati o dire di esserlo, per poi non essere in grado di dimostrarlo con qualcosa di duraturo e concreto, di materializzarlo imprimendolo nella realtà attuale delle cose, in quello che a me piace chiamare "attuale presente", qualcosa di tangibile che si possa afferrare sotto i polpastrelli, che si possa ricordare in imperitura memoria con la consapevolezza che magari restiamo pur sempre dei pazzi squilibrati ma no, questo non ce lo siamo inventato, è successo davvero, cristo.

Investiamo troppe energie nel trentuno dicembre. Anno nuovo vita nuova.
Arriva il primo gennaio, la mezzanotte e ci guardiamo intorno e tutto è come prima ma non importa, richiudiamo gli occhi perché al prossimo battito di ciglia il cambiamento avverrà.
E' un po' come innamorarsi della persona sbagliata. Ecco, le persone di cui mi innamoro follemente sono il mio trentuno dicembre e io ho la sindrome di capodanno: arriva il due gennaio, e poi arriva febbraio, e tutto fa schifo esattamente come i giorni passati ad illudermi che una data possa cambiare la mia sorte. Il problema e la soluzione sono entrambe dentro di me.
Siamo vittime di noi stessi, galene in piena tempesta con un ammutinamento in corso. Siamo un po' come Dylan Dog, vittime degli eventi. E io sono qui, vittima di me stessa ma al contempo una roccia e un valido capitano; e la mia caravella viaggia in acque limpide su rotte che io ho scelto e tracciato per me stessa ma a volte è vero, mi distraggo un po' e non guardo la bussola, incontro i pirati ma vinco la battaglia, lottando fino allo stremo per impedir loro di rubarmi ciò che è mio, perchè "finché avrò le forze non lascerò che entrino i ladri a rubarmi l’amore".

Sbagliamo la tempistica, la modalità d'azione e l'oggetto delle nostre adulazioni e poi ci lamentiamo che non funziona niente intorno a noi. Dovremmo smettere di stare dietro al trentuno dicembre e iniziare a rivalutare il trenta settembre: è lui la vera star, il re del cambiamento. Dopo di lui c'è il primo ottobre ed è tutto diverso; poi arriva il due che inizia ad imprimere forma e struttura ai nuovi eventi in corso, dimostrando con i fatti che le cose sono giorno dopo giorno diverse da ieri. Ottobre è il movimento, molte cose sono nuove e molte cose vecchie ci hanno lasciato dietro quella porta che si è chiusa con il concludersi di settembre.
Questo è il capodanno che porterà con sè tutti i cambiamenti tanto attesi ma nonostante ciò noi non saremo comunque contenti: avverrà tutto in modo improvviso e radicale, lasciandoci senza diritto di scelta; avverrà in modo non programmato, non richiesto e quindi non gradito, ma avverrà seguendo la rotta che gli stiamo imprimendo.

Adesso mi siedo e mi godo ottobre. Le lacrime e le delusioni del momento le sta portando via questo forte vento a cui voglio suggerire, sussurandoglielo in una foglia arancione e secca appena caduta, la traiettoria da imporre ai pensieri negativi affinché essi raggiungano nel minor tempo possibile il punto a me più distante. Tante cose sono cambiate, tante cose stanno cambiando.
Io sono il mio trenta settembre, il mio nuovo capodanno.

venerdì, settembre 18, 2015

Odio fare le due di notte

Sarebbe stato sicuramente molto più soddisfacente stilare di nuovo la lista delle cose che amo e per cui valga la pena vivere, secondo il mio punto di vista; purtroppo a seguito degli ultimi eventi ho deciso di elencare tutte le cose che io profondamente detesto.

Odio i rumori forti la mattina, le voci acute e i suoni striduli. Odio avere a che fare con gli idioti, con i senzapalle, con i bugiardi. Odio le cose che non sono chiare, le persone che non sono sincere con se stesse e di conseguenza con gli altri. Odio dover aspettare, odio dover perdere tempo, odio farmi prendere in giro, odio essere così femmina.
Odio il mio voler capire ogni cosa, il mio voler vedere nitido ogni concetto, il mio chiedere anziché supporre. Odio la mia fretta, la mia impazienza, la mia insicurezza, la mia incostanza, la mia necessità vitale di ridere e sentirmi viva. Odio farmi fottere da gente come te.
Odio il silenzio, i gesti forzati, le mie aspettative deluse, il mio irreprensibile bisogno di credere che c'è sempre qualcosa di buono dentro ognuno. Oddio fare le due di notte, soprattutto stando qui a scrivere queste stronzate.

mercoledì, settembre 09, 2015

Prezioso Materiale Mnemonico

Quello che segue è un estratto di un file che si chiama "PreziosoMaterialeMnemonico" e l'ultima volta che è stato modificato era Sabato, 4 ottobre 2014; eri sempre e solo tu che lo aggiornavi.
E' una raccolta di pensieri da non lasciar dissolvere, appunti di futuri racconti che avresti voluto scrivere o fantasie sessuali che volevi al più presto mettere in pratica. L'ho trovato sommerso sotto il resto della mia vita che è crollata ormai un anno fa.
Non mi manchi, ma era davvero molto bello quello che avevamo. Era travolgente, era devastante, era singolare. Siamo stati incredibili assieme.
Leggere tutte le cose che scrivevamo l'uno per l'altra è sempre ancora tremendamente potente, anche a distanza di anni. Tu mi adoravi, letteralmente, e questo era tutto quello di cui avevo bisogno.

*** 10 Aprile ***
Il futuro: un giorno, tu arriverai a fare concorrenza ad Ammaniti ed io ai poeti morti nel 1768, continuando a procedere in direzioni opposte nel tempo, un passo alla volta.

Le capacità di convincimento e di management: dovresti darti al mondo pubblicitario, riusciresti a convincere chiunque che Cristo è morto su un chiodo, o, ancora meglio, che è caduto dalle scale.

*** 18 Maggio ***
Riguardo "elianto", mi hai detto: "quel libro ti sta proprio addosso. Ti ho immaginato ricoperto di pagine, incollate alla bell'e meglio, con tanto di chiazze di sputo."

Si parlava di quale professione calzi meglio, su di te. Proponevi "la psicologa",
e ti ho detto: "penso sia appropriato. Immagino già la scena, tu che sostieni - eh sì, dev'essere per questa ragione, chiaramente - e il paziente che replica - beh, in realtà no... - allora sarà per forza per quest'altra motivazione - no, neppure... - oh, allora ci sono, è per questo! - e al terzo segno di diniego, tu che salti addosso al paziente e lo strangoli, poi lo fai a pezzi e getti i suoi brandelli giù dall'alta finestra del tuo studio.
Con la polizia ti giustifichi: NON DEVONO ABUSARE DEL MIO TEMPO!" 

*** 22 Maggio ***
Quando 900 anni avrai, bello non sembrerai! - Yoda

Sostenevi saresti diventata una vecchietta bisbetica e intollerante.
Immaginavamo questa scena, dove ti rivolgevi a dei bambini con epiteti poco affettuosi, li disperdevi a forza di urlacci e gioivi della tua bravata con un risatina diabolica.
Poco plausibile, penso sarai una vecchietta dolcissima col tempo che rafforzerà la potenza espressiva dei tuoi occhi. 

*** 23 Maggio ***
C'era uno stage di preparazione delle Olimpiadi, e ai ragazzi spettava la colazione. Mi hai chiesto scherzosamente di saccheggiare le loro dispense e portarti la colazione a casa, mentre ancora dormivi.
Un punto dolce e indimenticabile, come te, è che l'ho fatto davvero. 

*** 30 Maggio ***
È stata una splendida giornata. Abbiamo arricchito il diario con la trascrizione degli sms conservati, sono passato a wind e abbiamo concordato il finale del nostro progetto a 4 mani: lui si dichiarerà felice, pronto a morire, quindi lei lo fredderà con un colpo di pistola - "e ora?"
I discorsi sulle mie future (imminenti) occupazioni e su quanto potrei piacere a tua madre mi hanno riempito di un senso d'orgoglio, e di speranza, che non sperimentavo da tanto. Sì, ti adoro, ti adoro, ti adoro: tre volte. 

*** Altri estratti censurati ***

*** 6 Agosto ***
Affluiscono altre briciole, altri luminosi istanti. Il potere della musica, noi due a tavola, le lunghe chiacchierate dove siamo completamente a nudo, l'uno di fronte all'altra. Le risate, gli sfottò, il sostegno reciproco.
Vedere la nostra sintonia rafforzarsi è come riuscire a immortalare la crescita di un albero, rigoglioso. Ogni volta che ti allontani le tue parole mi regalano un tuffo al cuore. Pensarti al mio fianco tra uno, poi dieci, poi cento anni, è la gioia più grande. Passione, forza d'animo, dedizione. Dio, quanto ti amo.
Mi piacerebbe riuscire a riportare su carta le sensazioni delle ultime ore da sogno trascorse con te, per preservarle dallo sfiorire della memoria.
Le giornate trascorse a giocare a carte: tressette, scopone, calabresella. Noi che ci diamo il cinque per le vittorie più riuscite - "bravo", "sei astuta, rossa". Le 4 ragioni, le 6 ragioni. Le lacrime sul musical. Quel file di testo nascosto tra le immagini, "Pitagoric". I New Order - "... and I never met anyone just like you before ..." - e già mi manca la tua lamentela "che lagna". Il pane ai cereali con sesamo, la granita al cioccolato con panna, le nostre bocche, lingue, labbra. I sorrisi che mi stampi addosso.
Sei brava ad insegnare, dovresti farlo di mestiere.
Fammi fare l'uomo, che adoro alleviarti d'ogni peso - imparerò anche a "fare il nazista".
In questo momento ho a disposizione più del triplo del tempo che occorse a Dio per animare il suo sogno. Posso farcela. Siamo dialettici, e viviamo in un cartone animato, no?

*** Il resto è storia, la nostra ***

domenica, settembre 06, 2015

Sono riuscita a sedermi alla scrivania


Oggi ho trovato il coraggio di riprendere in mano il mio tempo e i miei sentimenti. La vita è davvero troppo difficile da affrontare a settembre.

Soffro di ansia da prestazione. Voglio essere felice, ma per essere felice mi devo porre in modo positivo verso la mia sconclusionata esistenza sin dalle prime ore del mattino: devo essere socievole, sorridente e simpatica. Fatto. Mi sta riuscendo benissimo, ieri ero una bomba e ho anche fatto colpo su un tipo appena conosciuto che trovo anche discreto. Meraviglioso! Il mondo è ai miei piedi! Sono stranamente piena di autostima! Sono bella, intelligente, sagace, sexy. Ora però posso tornare a letto?

Vorrei solo crogiolarmi nell'attesa di una comparsata che non avverrà mai - una telefonata, un cambiamento, un segnale, un'improvvisata, una cavalleresca apparizione, una romantica dichiarazione, un'istintiva e sicura azione - ma così facendo vado contro il mio bisogno di essere serena, tranquilla e felice. Ma cazzo, davvero sto ancora aspettando che accada l'impossibile? Ah, com'è complicato riuscire a saziare il proprio bisogno di disperazione riuscendo a farlo coesistere con l'irreprensibile bisogno di positività. Datti pace, dolcezza, che c'è un sacco di roba da fare e ci servi carica!

Sto lottando fra la gestione di tanti progetti in cantiere e un'immensa voglia di rimanere a letto con la testa sotto il cuscino: un vecchio lavoro, il delirio della tesi, la ricerca di una nuova coinquilina, l'inappetenza, l'insonnia, il mio settembre senza alcool, le nuove amicizie, l'attesa di un nuovo tatuaggio e la tua assenza, che continua ad essere un'impenetrabile, imperscrutabile e ancora attuale problema.

Manchi come il primo giorno e se anche per te è lo stesso, che senso ha tutto questo? Ma no, mi sto sicuramente sbagliando, su tutto.

venerdì, settembre 04, 2015

Fatemi stare quieta, per carità

Ok, ho un attacco di panico. Sono quasi le tre di notte, la gente giustamente dorme e io non ho nessuno da chiamare. Ok, calma.
Stavo dormendo tranquilla, stranamente non mi ero ancora svegliata quando all'una e mezza di notte suona il cellulare. Sconosciuto. È l'ultima volta che rispondo alle chiamate anonime di notte.
- Pronto?
- Ciao amore - , mi dice una voce bassa e roca, come se lo stesse sussurrando.
- Chi è?!?
Chiudono il telefono.
Ci ho messo un po' a calmarmi. Ho avuto molta paura. Nessuno avrebbe motivo di chiamarmi per fare una cosa del genere. Spero che qualcuno abbia sbagliato numero, altrimenti non è divertente. L'unica persona che potrebbe avermi chiamato sei tu, a cui non smetto di pensare, ma saresti davvero uno psicopatico se anziché cercarmi per vedermi e dirmelo, mi chiamassi a quest'ora in questo modo... Credo che tu non lo sia, ma vado a letto con l'idea che tutto ciò non ha senso.

Mi sono svegliata un'ora dopo e ho sussultato perché gemevo dalla sofferenza. Mi stavo proprio lamentando nel sonno, non mi succedeva da tanto. Quando mi succede è perché sogno qualcuno che muore, o muoio io, o qualcosa di particolarmente truce.
Invece stavo sognando te. Quanta sofferenza mi causi ancora, dopo un mese di totale silenzio.
Il sogno inizia con me che vengo svegliata ripetutamente da queste chiamate, che si fanno sempre più sordide. Corro in camera dei miei piangendo, blatero qualcosa sul voler chiamare i carabinieri e tenere sotto controllo il cellulare.
Mi telefona Matilde, è tardi nel sogno. Mi dice che ti ha visto con un'altra, abbracciati uno di fronte all'altra, che tu eri tenero e affettuoso con lei in una sola sera più di quanto lo sei stato con me in mesi. Soffro come un cane. Mi fiondo in piazza.
È tardi e tu non ci sei, ed io è come se riuscissi a riavvolgere il tempo e riportarti lì, dove Matilde ti aveva visto l'ultima volta.
Ti vedo, sei seduto su uno dei leoni di Trafalgare Square che senza apparente motivo sono sistemati intorno Piazza dei Cavalieri. Sulle tue gambe, che ti dà le spalle, c'è una sciacquetta di quelle che piacerebbe a te, occhi azzurri, naso piccolo e capelli castano chiaro, una che rispecchi il tuo fenotipo del porcod**.
Mi vedi e inizi a scomporti, come se la mia presenza fosse stata d'intralcio alla tua sessione d'amore carnale fatto da dietro. Ti alzi e quasi in malo modo la sollevi e la sposti, di fretta. Intorno a voi due, a tenervi uniti, avete una mia sciarpa che non ti ho mai regalato ma era mia ed era lì, come le ultime due canzoni che hai sfoggiato.
Ti vengo incontro, tu fai lo stesso, la sciacquetta è rimasta dietro interdetta.
- Bella sciarpa, la rivoglio.
- Ok, ma dobbiamo vederci in presenza di terze persone.
- Hai paura che ti spacchi la faccia?
Arriva il tuo fenotipo, ti affianca e tu prontamente me la presenti.
- Lei è Anna... una mia amica.
- Una tua amica poggiata sul tuo cazzo ho visto.
Le vado davanti e la escludo dalla conversazione dandole brutalmente le spalle.
Adesso qui non mi ricordo precisamente cosa diciamo, ma io esplodo.
Inizio a piangere, inizio a urlarti contro un sacco di cose. Nel mezzo c'è anche un bacio, bello come quelli che ricordo. L'ultima cosa che urlo è "ti odio!".
- Io ti amo invece!
Mi afferri il polso per non farmi andare via. E mentre mi contorco e continuo a scalciare disperata e piangere, mi sveglio e mi sento uno schifo.

Ho realizzato che non è vero nulla, faccio tanto la superdonna ma io sono ancora innamorata di te e ti detesto per tutto quello che mi hai fatto, per avermi presa in giro, per essere così bravo a voltare le spalle e andare via anziché combattere e per aver deciso di volermi perdere. Non valgo un cazzo per te.
"Io ti amo invece". Tu non sai nemmeno cosa vuol dire amare qualcuno. Non sai nemmeno cosa vuol dire essere innamorati. Non sai un emerito cazzo.

Vaffanculo!

Ok, ho scritto per quaranta minuti. Ho ancora una paura fottuta ma non potendo parlare con nessuno e avendo finito di scrivere, mi tocca provare a calmarmi e riaddormentarmi. Non ne posso più. Quando finirà?

Ah, e se becco chi mi ha telefonata, mi assicuro che non veda sorgere un altro sole.

domenica, agosto 02, 2015

Ah, i peccati

Avevo scritto una lista negli ultimi due giorni: una lista delle cose belle della vita.
Uno di quei melensi elenchi puntati che forse nemmeno io rileggerei, se non per correggerlo o risistemarlo. Mi serviva per tirarmi su il morale, per focalizzare l'attenzione su tutto ciò che ho intorno di meraviglioso e irripetibile e che spesso non vedo, troppo accecata dalla gratuita sofferenza arrecatami da chi mi ama.
Ebbene signori, quella lista non esiste più perché ho eseguito un comando sbagliato dal mio meraviglioso terminale nero con scritte verdi in pieno stile Matrix e l'ho sovrascritta insieme ad altri dieci file. Puff. Qualcuno mi ha anche detto: "riscrivila!" e io ho risposto: "se adesso mi metto a scrivere qualcosa di sicuro è una colorita bestemmia!"
Quindi adesso, anziché perdere tempo nel rielaborarla, mi alzo e vado a godermele tutte quelle cose, una ad una, senza volermi neppure chiedere perché ho aspettato tanto nel farlo. Cheers.

(Sì, un giorno la riscriverò perché nella vita si può sempre stare peggio e non sempre si ha la forza di vedere il buono sommerso sotto una valanga di merda fresca!)

giovedì, luglio 30, 2015

Riassembliamo le idee

Ho capito moltissime cose nelle ultime settimane.
Ho capito perché sono mesi che non scrivo niente di buono; perché nonostante questo non ho ancora chiuso questo patetico blog oppure perché non me ne va bene una e perché non riesco ad ottenere quello che voglio; e adesso passerò le prossime righe a mettere nero su bianco tutto (o bianco su nero, dato il tema).

Sono mesi che non scrivo niente di buono perché sono mesi che nella mia vita non succede niente. Ho scritto pesantissimi racconti, estratti autobiografici, ogni volta in cui sentivo il bisogno di parlare con qualcuno che potesse capirmi. Scrivere è il mio modo per potermi chiarire le idee, espormele, validarle, penalizzarle, esaltarle. E' un modo per conoscermi.
Ho scritto pezzi bellissimi, pieni di amore, devozione e trasporto, ma sono racconti persi nel tempo; emozioni perse nel tempo. Non mi ricordo nemmeno che cosa vuol dire essere innamorati. Farsi schiacciare dal peso dell'abbandono costante? Vivere nell'ansia di una telefonata che non arriva? Pensare a qualcuno che non ti vuole, non ti merita e non sapere neppure per quale motivo si sente così forte la sua mancanza? Non scrivo niente di buono perché non ho niente da dire. Né di triste, né di felice. Ho solo piccoli insulsi momenti in cui vorrei essere ascoltata da qualcuno che ha una sensibilità sufficientemente vicina alla mia da capire cosa sto dicendo.

Non ho chiuso questo blog perché mi serve, sotto un miliardo di punti di vista. E' la mia terapia e non mi importa davvero se qualcuno lo legge o esprime un giudizio. Non scrivo per nessuno e non mi interessa farlo per qualcuno. Ci sono stati tre fidanzati da quando ho aperto questo blog. Tre fidanzati e altre relazioni estemporanee di cui ho scritto, più o meno indirettamente, che passavano di qui e lasciavano i loro commenti, mi facevano i complimenti o mi dimostravano che c'erano anche se non glielo avevo chiesto. Queste persone sono passate e su questo sito oggi non si fermano più. E' il normale corso delle cose ed è proprio per questo motivo che io questo non l'ho mai fatto per loro. Gli amori, più o meno forti, passano in continuazione nella nostra esistenza e sarebbe davvero stupido fare qualcosa di così significativo per una persona che è pronta a ferirti più volte, facendoti sempre un sacco male fino ad andarsene, ogni santa volta senza motivo. Lo faccio per me, per ricordarmi di tutto quello che è successo, di come l'ho vissuto. Rileggo gli estratti, leggo le date e penso: "questo l'ho scritto pensando a Jack" oppure "questo personaggio l'ho dedicato a Fabio". Mi ricordo di chi c'era, di cosa è stato per me, di come mi ha trattata o di come mi abbia cambiata. E voglio continuare a farlo, perché un giorno non ricorderò più niente di questi giorni e vorrei ancora poterli raccontare.

Non me ne va bene una perché sono una persona pretenziosa, ambiziosa, perfezionista, scassacazzo, idealista, "assoluta", risoluta, incontentabile. Non me ne va bene una perché è difficile farne una giusta con me, ed è solo colpa mia. C'è sempre qualcosa che non va, qualcosa che non mi basta, qualcosa che doveva essere diverso. Il problema è che vivo in un mondo che non esiste, creato ad immagine e somiglianza di quelle che sono le mie sensazioni. Le mie paure diventano reali, tremo sottopelle e con i miei stessi occhi vedo accadere cose che in realtà so che non sono vere. Quando mi batte forte il cuore per un bacio particolarmente riuscito o inatteso, provo sentimenti che, se non li avessi costruiti ad hoc con il mio assurdo modo di viverli, non esisterebbero altrimenti. Sono un po' come i pazzi psicopatici che hanno le allucinazioni, che le percepiscono e le sentono addosso come un lenzuolo, le vedono materialmente svilupparsi davanti ai loro occhi increduli. La mia fortuna è che non sono ancora pronta per un centro di riabilitazione psichiatrica e riesco a camminare per la mia strada, a testa alta, con accanto a me tutti i miei fantasmi ad accompagnarmi. Li vedo e li sento, so che sono qui con me ma so che non sono reali. E' un po' come indossare degli occhiali e vedere il mondo come se fosse scomposto su due livelli: io vivo in una realtà aumentata che non richiede marchingegni o psicofarmaci. Sì, sì, sono matta, ne sono consapevole.

Non ottengo quello che voglio perché la verità è che io non so cosa voglio. Quando ero piccola volevo fare il veterinario. Alla fine sono diventata un informatico, il peggiore degli informatici di quelli senza talento e senza passione, ma non sono triste per questo. Eppure non ne sono nemmeno felice. Un giorno voglio andare a vivere in Inghilterra perché è quella la mia strada; il giorno dopo mi innamoro di un pisano e penso che restare qui era il destino sin dall'inizio. Un giorno voglio fare l'insegnante, il giorno dopo anche in verità. Forse su questo sono stata abbastanza costante. Un giorno detesto i bambini e il giorno dopo penso che tutto sommato io vorrei averne almeno due e non sono spaventata al riguardo. Non ottengo quello che voglio perché quello che voglio non esiste: è solo una proiezione mentale innescata dalle frenetiche emozioni che io vivo ad una potenza spaventosa come guidare consapevolmente un'automobile a centottanta chilometri orari dritti contro un muro. Voglio un uomo che sia perfetto, che mi legga nella mente o che almeno mi dia retta e mi capisca se quello che vorrei percepisse a pelle glielo racconto a voce per facilitargli il lavoro, che mi riempia di amore e di attenzioni, complimenti e diverbi, che mi risponda a tono quando me lo merito e che faccia valere le sue idee se le crede assolutamente giuste. Ma d'altro canto se anche ciò accadesse, troverei in lui comunque una serie di difetti che mi porterebbe a perdere interesse nei suoi riguardi, annoiandomi. Ho realizzato che anche se non so cosa voglio davvero da un uomo, possiedo una lunghissima lista di cose che assolutamente non voglio perché sono fatta così, mi riesce più semplice trovare i difetti e le imperfezioni nelle cose, per il mio occhio ipercritico e lo spirito insoddisfatto che mi contraddistringue. E tutto questo non mi piace.

Non scrivo più niente perché non ho niente da dire. Non sono arrabbiata ma non sono felice; non sono disperata ma non sono nemmeno tranquilla. Provo una serie di sensazioni che si compensano lasciando che il totale sia un assoluto niente e non sono una persona a cui piace parlare del niente.

Vorrei essere arrabbiata, me lo merito; eppure non voglio e anche se volessi non ci riesco. Sono fatta male ma sono fatta così, con la consapevolezza di voler essere così. Un giorno però mi piacerebbe imparare ad essere paziente, a saper aspettare e controllarmi nel frattempo, senza dare in escandescenza in preda alle crisi di panico. Magari ho solo bisogno di qualcuno che mi compensi e che mi insegni, tenendomi la mano.
L'unica cosa che ho sempre saputo fare è perseverare con ostinata tenacia al punto da risultare una patetica ingenua: il mio miglior pregio; il mio peggior difetto.

martedì, luglio 14, 2015

In the heat of the moment


There's something in the way she moves me to distraction.
I've travelled all this way to try and make amends.


'Cause heavy in the air are the words that she left hanging.
I've tried to walk away but I only stand and stare.

In the rain that comes..
All of the love that was left behind is gone.

When the Riverman runs..
Find me the girl who electrified the storm.
'Cause in a little while.. she'll be gone.

I waited in the rain, my feet too wet to stand in.
I shouted out your name behind the rainbows end.

But somewhere in the crowd she heard me jingle-jangling.
And like a memory that fades, she slipped away again.
In the rain that comes..
All of the love that was left behind is gone.

When the Riverman runs..
Find me the girl who electrified the storm.
'Cause in a little while.. she'll be gone.

* * *

Mi dispiace, ma in casa non c'è più nessuno. La signora è uscita, non mi ha detto altro oltre: "vado a comprare le sigarette."
La signora fumava ogni tanto, quindi le ho creduto senza farmi nessuna domanda. Ho forse sbagliato?
Ad ogni modo, le ripeto, mi dispiace ma la signora non è in casa e non so quando tornerà. A quanto pare ha comprato diverse stecche di sigarette; sa, manca da una settimana... Spero che sia ancora viva, se no chi mi paga lo stipendio fra una settimana che scade il mese?
Mi dispiace, arrivederci.
Se per caso la dovesse incontrare per caso, le può dire che anche il suo ex-marito è passato a chiedere di lei? Non so per quale motivo la cercasse, sa, la signora è molto riservata e da quando ha divorziato è venuta a vivere in questo maniero da sola. Con me. Mah.
La ringrazio, comunque. Grazie, arrivederci.

* * *

The more that you want it.
The more that you need it.
I know that you'll be by my side.
In the heat of the moment.
When the thunder and lightning comes.
I know that you'll be by my side.

* * *


Lock all the doors!
Maybe they'll never find us.
I can be sure, like never before, this time.
Get down on the floor!
Turn all the lights off inside.
I can be sure, like never before, this time.
You know it's mine.
You know it's mine.

venerdì, luglio 03, 2015

Orecchie tappate


Avevo scritto un po' di righe ma ho deciso che l'unica che meritava di restare impressa sotto questa canzone era: "delle tue enormi e bagnate mani io mi fido ciecamente e ti lascio possedermi, ogni volta che torno da te".

mercoledì, maggio 20, 2015

Crisi di panico


Tienimi la mano, stringimela forte perché in questo burrone non voglio cadere né ora né mai.
Enormi onde di un mare incazzato quanto me si infrangono sugli scogli sottostanti. Un piede in fallo, un solo piede in fallo mi sta costando caro, troppo caro.
"Non provare a lasciarmi, sai?!"
Chiudo gli occhi e ascolto il rumore dell'acqua che mi sta costando una crisi di panico. Non riesco a respirare, la faccia schiacchiata contro le pietre che mi graffiano le guance, lo sterno che non riesce ad allargarsi per paura di uccidermi a causa dell'eccessivo movimento. E tu non puoi tenermi aggrappata a questa vita ancora a lungo.
Peso troppo, peso come un macigno, come quegli enormi scogli sotto di me; pesa la mia angoscia, il mio bisogno di vivere; pesa la mia paura di diventare marmellata per pesci, la mia stupida ingenuità. Un piede in fallo, un solo piede in fallo.
Avrei dovuto guardare a terra, come faccio di solito, invece che guardare per aria. Stupida! Stupida! Povera stupida!
Fossi credente penserei che morire in mare sia come raggiungere direttamente Dio: blu come la sua illusione, bianco come la sua schiuma, potrebbe essere la Madonna anche se chiaramente non lo è.
"Ommioddio, ti ringrazio!"
Due persone compaiono dietro di te, due uomini bruciati dal sole, con delle foltissime barbe grigie e delle mani enormi.
"Sei salva, Bi; siamo salve, Bi!"

Fortunatamente tutto questo non è mai successo ed io sto nuotando da sola, serena, senza nessuna crisi di panico.

lunedì, maggio 11, 2015

Grisù


La visione della vita e la conseguente sua interpretazione fonda le basi su una struttura gerarchica di priorità: la famiglia, il lavoro, il successo, i soldi, l'amore, l'amicizia. Ognuno, un po' come le fregnacce sull'animale guida o totem, è guidato nel suo vissuto da una di esse, non per forza inclusa nello striminzito elenco.

La priorità totem, o anche solo la struttura che giace più in basso, solitamente cambia col passare degli anni perché il suo insediamento è frutto di maturazione o marciume che ognuno di noi affronta ogni giorno, assimila e interiorizza per cambiare  un pochino la propria visione delle cose.

Se la tua priorità non è mai cambiata da quando avevi diciotto anni, o sei un consolidato temerario che ha sempre saputo quello che voleva dal tempo concesso, o sei un irriducibile idiota.

Io, nel dubbio, voglio fare il pompiere.

martedì, aprile 28, 2015

Un po' nuovo, un po' vecchio

Negli ultimi dodici mesi, rispetto alla mia media, sono scappata tantissime volte dalla mia stessa vita: ho aspettato per ore aerei e altrettante le ho sprecate su treni sporchi che si portavano via con sé un po' di me.
La speranza? Tornare diversa, migliore rispetto ai frammenti di me che volevo lasciarmi dietro, peggiore di quello che sarò dopo la prossima fuga.
Cos'è cambiato in me a seguito delle mie scappatelle? Tantissime cose, fra le più importanti sicuramente: 
  – non avere freddo se ci sono trenta gradi; 
  – riconoscere quali sono le cose davvero belle della vita.

Cosa mi piacerebbe apprendere questa volta? La capacità di auto-infondermi altissime dosi di zen, di non scompormi mai di fronte al dolore e di non perdere mai di vista che "i tre grandi elementi essenziali alla felicità in questa vita sono qualcosa da fare, qualcosa da amare, e qualcosa da sperare." (Joseph Addison)

– Secondo me tu hai paura di essere felice, Charlie Brown. Non pensi che la felicità ti farebbe bene?
– Non lo so. Quali sono gli effetti collaterali?


"La più grande vendetta è la felicità: niente manda in bestia le persone più che vederti fare una fottuta bella risata." (Chuck Palahniuk)

E questa, la dedico a te:
"Non ci può essere felicità se le cose in cui crediamo sono diverse dalle cose che facciamo."
(Freya Stark)