Pt. 1 Sud fiume
Palazzo del Reichstag (palazzo)
Porta di Brandeburgo (monumento)
Memoriale Olocausto (monumento)
Potsdamer Platz (piazza)
Checkpoint Charlie (monumento)
Gendarmenmarkt (piazza)
Unter den Linden (viale)
Isola dei musei (parte di quartiere)
Berliner Dom (chiesa)
Pt. 2 Nord-est fiume
Alexander Platz (piazza)
Torre della televisione (in Alexander Platz)
Primark (centro commerciale)
Hackeschen Markt (mercato fino a metà pomeriggio)
Mauerpark (karaoke domenica pomeriggio nel parco)
Pt. 3 Sud-ovest fiume
Tiergarten (parco)
Kulturforum (edifici)
Kaiser-Wilhelm-Gedächtnis-Kirche (chiesa)
Kurfürstendamm (viale)
Castello di Charlottenburg (castello)
Pt. 4 Nord-est fiume
East Side Gallery (muro)
Boxhagener Platz (piazza e mercatino)
Pt. 5 Sud-est
Sansoucci (palazzo)
Visualizzazione post con etichetta Diario di bordo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Diario di bordo. Mostra tutti i post
giovedì, novembre 08, 2018
sabato, settembre 27, 2014
Arriverci, Londra
Londra è una città che dà tanto e proprio per questo ti porta via tanto.
Ho rinunciato a lei due volte, per due ragazzi diversi.
La prima volta è stata per un ragazzo quando ero in quinta superiore. Avevo vinto quindici giorni gratis, viaggio e tutto il resto pagato, perché risultavo vincitrice di non mi ricordo cosa per via del livello del Trinity conseguito nel duemilacinque. Il mio ragazzo non voleva che andassi perché in viaggio con me ci sarebbe stato un altro tipo che ha creato non pochi problemi alla mia fragile adolescenza. Sono stata stupida e pur di non litigare con lui, di non essere lasciata dal ragazzo che amavo, ho rinunciato. La mia professoressa di inglese mi ha odiato fino allo sfinimento, anche se come motivazione avevo portato che era per via dell'imminente esame di stato che non me la sentivo di partire. Londra se n'è ricordata.
La seconda volta è stata per via del mio ex, che come regalo di laurea aveva suggerito ad un altro mio ex con cui sono ancora amica (per fortuna), una data per un viaggio per due persone a Londra in un periodo in cui successivamente si è scoperto che non avrebbe potuto seguirmi. Ero arrabbiata, frustrata, decisi di non partire. Londra se n'è ricordata.
Adesso che ho deciso di riprendermi la mia rivincita, Londra me l'ha fatta pagare ma mi ha regalato una cosa dall'immenso valore. Avevo scritto di un tipo, che mi aveva rubato la ragione e la memoria. Non erano parole tirate a caso. Con lui c'è stato qualcosa che io non ho mai ricordato, forse perché per me è stato troppo traumatico. Qualcosa che ho rimosso dalla memoria letteralmente, come quando ti sbronzi talmente tanto che il giorno dopo non ricordi assolutamente nulla della sera prima. Mi sono ripresa quello che era mia e dopo dieci anni ho deciso di chamarlo per sapere la verità. Adesso che non ho più un grosso pensiero che mi ha sempre tormentato, mi sento padrona della mia vita, completamente.
Ha voluto essere ripagata del favore, ha voluto vendicarsi dei troppi "no" che le ho detto e si è presa una delle cose più care che mi appartenevano. Nonostante stia soffrendo troppo per la perdita, probabilmente fra un po' di tempo riconoscerò che è stato uno scontro ad armi pari, un'intesa cannibale e un reciproco scambio di favori. La Scozia è ancora parte dell'Union Jack, ma né Jack, né il maglione scozzese fanno più parte della mia vita.
Il mio ex sta con un'altra, devo avere quella porco *** di tesi, ho perso l'abbraccio di lana scozzese di mio padre, ho il ciclo, devo studiare per fare due esami entro dicembre. Non esiste momento migliore per cominciare di nuovo tutto da capo, come in quel lontano duemilasei in cui scelsi me a te.
Torno in Italia, purtroppo, ma tornerò da te, mio unico vero amore, ancora, e stavolta non ti abbandonerò più, né ti preferirò a nessun altro. Sarà un dare e avere senza più né morti né feriti.

Ho rinunciato a lei due volte, per due ragazzi diversi.
La prima volta è stata per un ragazzo quando ero in quinta superiore. Avevo vinto quindici giorni gratis, viaggio e tutto il resto pagato, perché risultavo vincitrice di non mi ricordo cosa per via del livello del Trinity conseguito nel duemilacinque. Il mio ragazzo non voleva che andassi perché in viaggio con me ci sarebbe stato un altro tipo che ha creato non pochi problemi alla mia fragile adolescenza. Sono stata stupida e pur di non litigare con lui, di non essere lasciata dal ragazzo che amavo, ho rinunciato. La mia professoressa di inglese mi ha odiato fino allo sfinimento, anche se come motivazione avevo portato che era per via dell'imminente esame di stato che non me la sentivo di partire. Londra se n'è ricordata.
La seconda volta è stata per via del mio ex, che come regalo di laurea aveva suggerito ad un altro mio ex con cui sono ancora amica (per fortuna), una data per un viaggio per due persone a Londra in un periodo in cui successivamente si è scoperto che non avrebbe potuto seguirmi. Ero arrabbiata, frustrata, decisi di non partire. Londra se n'è ricordata.
Adesso che ho deciso di riprendermi la mia rivincita, Londra me l'ha fatta pagare ma mi ha regalato una cosa dall'immenso valore. Avevo scritto di un tipo, che mi aveva rubato la ragione e la memoria. Non erano parole tirate a caso. Con lui c'è stato qualcosa che io non ho mai ricordato, forse perché per me è stato troppo traumatico. Qualcosa che ho rimosso dalla memoria letteralmente, come quando ti sbronzi talmente tanto che il giorno dopo non ricordi assolutamente nulla della sera prima. Mi sono ripresa quello che era mia e dopo dieci anni ho deciso di chamarlo per sapere la verità. Adesso che non ho più un grosso pensiero che mi ha sempre tormentato, mi sento padrona della mia vita, completamente.
Ha voluto essere ripagata del favore, ha voluto vendicarsi dei troppi "no" che le ho detto e si è presa una delle cose più care che mi appartenevano. Nonostante stia soffrendo troppo per la perdita, probabilmente fra un po' di tempo riconoscerò che è stato uno scontro ad armi pari, un'intesa cannibale e un reciproco scambio di favori. La Scozia è ancora parte dell'Union Jack, ma né Jack, né il maglione scozzese fanno più parte della mia vita.
Il mio ex sta con un'altra, devo avere quella porco *** di tesi, ho perso l'abbraccio di lana scozzese di mio padre, ho il ciclo, devo studiare per fare due esami entro dicembre. Non esiste momento migliore per cominciare di nuovo tutto da capo, come in quel lontano duemilasei in cui scelsi me a te.
Torno in Italia, purtroppo, ma tornerò da te, mio unico vero amore, ancora, e stavolta non ti abbandonerò più, né ti preferirò a nessun altro. Sarà un dare e avere senza più né morti né feriti.

venerdì, settembre 26, 2014
Bristol - Londra
Bristol, dunque, cosa posso dire su Bristol. Mah, non è un posto in cui ci verrei a vivere, ecco, ma tutto sommato in UK ci sono posti mille volte peggiori di questa città. E' una città abbastanza portuale e si vede. Mezza distrutta dalle bombe, accosta palazzi orribili accanto ad edifici imponenti e decorati. Non è bella ma nemmeno orribile. La vita notturna è abbastanza florida però: ci sono un sacco di diciottenni sbronzi in giro con ragazzette alticce e seminude. Ah, l'università e i vent'anni, che bella cosa. A parte questo, la gente dice continuamente "man" accanto a qualsiasi cosa:
Fuck you, man!
Sorry, man!
Thank you, man!
Cheers, man!
Excuse me, man...
Potete continuare la lista a vostro piacere e avrete sicuramente accostato molto bene la parola "man" in modo Bristolese.
A parte questo, non c'è molto da dire di Bristol. Ah, c'è Carlo Giosio lì, se v'interessa. Ma nient'altro da segnalare.
Adesso sono tornata a Londra e ciò significa solo una cosa: il mio viaggio è finito. Ebbene sì, domani sarà l'ultimo giorno che passerò in terra straniera e ciò conclude questa fantastica avventura. Con questo post, si conclude anche la serie che è stata finora etichettata sotto il tag "Diario di bordo", per cui se stavate leggendo questo blog per sapere se sarei arrivata alla fine ancora viva, potete congedarvi ed è stato un piacere avervi avuti come lettori.

Adoro Trafalgare Square. Mi fa ricordare di quando avevo quattordici anni, di quando insieme abbracciavamo quel leone. Mi ricorda quanto mi piacesse correre, quanto questo fosse importante per me prima che tu distruggessi quello che ora non riesco a ricostruire. Mi ricorda quel giorno al London Dungeons, le lacrime infinite versate sui gradini di un palazzo. Mi ricorda quel musical di cui non ho capito una parola, mano nella mano. Mi ricorda della ragione e della memoria di cui mi hai privato e che a distanza di tempo non riesco a colmare. Ma ti troverò, brutto bastardo.
Fuck you, man!
Sorry, man!
Thank you, man!
Cheers, man!
Excuse me, man...
Potete continuare la lista a vostro piacere e avrete sicuramente accostato molto bene la parola "man" in modo Bristolese.
A parte questo, non c'è molto da dire di Bristol. Ah, c'è Carlo Giosio lì, se v'interessa. Ma nient'altro da segnalare.
Adesso sono tornata a Londra e ciò significa solo una cosa: il mio viaggio è finito. Ebbene sì, domani sarà l'ultimo giorno che passerò in terra straniera e ciò conclude questa fantastica avventura. Con questo post, si conclude anche la serie che è stata finora etichettata sotto il tag "Diario di bordo", per cui se stavate leggendo questo blog per sapere se sarei arrivata alla fine ancora viva, potete congedarvi ed è stato un piacere avervi avuti come lettori.

Adoro Trafalgare Square. Mi fa ricordare di quando avevo quattordici anni, di quando insieme abbracciavamo quel leone. Mi ricorda quanto mi piacesse correre, quanto questo fosse importante per me prima che tu distruggessi quello che ora non riesco a ricostruire. Mi ricorda quel giorno al London Dungeons, le lacrime infinite versate sui gradini di un palazzo. Mi ricorda quel musical di cui non ho capito una parola, mano nella mano. Mi ricorda della ragione e della memoria di cui mi hai privato e che a distanza di tempo non riesco a colmare. Ma ti troverò, brutto bastardo.
martedì, settembre 23, 2014
Oxford - the day after
Ieri sera io e l'iraniano siamo usciti a mangiare messicano e bere in un pub; lì ho conosciuto la sua ragazza e non ho potuto non adorarla immensamente! Non era molto carina ed aveva la tipica faccia british con un po' di brufoli, occhi un po' strani e lunghi capelli biondi. Ma la bellezza esteriore non è tutto in una persona e ho capito subito cosa deve averlo colpito di lei: era tremendamente simpatica e sempre sorridente! Trovava favolosi i miei capelli, divertente qualunque cosa dicessi (forse perché era bionda, non so...) e ci siamo fatte delle grassissime risate insieme. Inoltre, non aveva il classico comportamento british ed è probabilmente la cosa che più ho amato di lei: non era distante ma bensì molto "all'italiana" al punto che quando ci siamo salutate mi ha abbracciato così forte che volevo portarmela via. Da lei ho ricevuto il secondo complimento più strano ricevuto durante questa vacanza, dopo le "belle braccia".
Durante il tragitto per arrivare alla fermata dell'autobus, lei stava completamente congelando e si sfregava le mani intorno alle spalle per tenersi al caldo. Non so perché lui non se la sia cagata di striscio ma a me ha fatto troppa tenerezza, così mi sono avvicinata e l'ho abbracciata per scaldarla. Lei è rimasta così colpita da questo gesto che mi si è accoccolata su una spalla dicendo all'iraniano: "she's a better boyfriend than you!". Eh, già. I'm the best boyfriend ever.
Abbiamo parlato dell'assurdità che caratterizza i lavandini in Gran Bretagna e abbiamo constatato che tutto ciò non ha alcun senso. E' perchè vogliono solo essere inutilmente freak. I lavandini hanno due rubinetti diversi, uno per l'acqua calda che vi giuro è impossibile da usare perchè credo la sua temperatura si aggiri intorno ai sessanta gradi centigradi, e uno per l'acqua fredda che invece tira fuori acqua tiepida. Inglesi. Lei ha provato a giustificarne il senso, asserendo che riempiono il lavandino con l'acqua alla temperatura voluta e lo tappano, si lavano le mani con il sapone e le sciacquano lì dentro. Poi, dato che in quell'acqua c'è giustamente il sapone, svuotano il rubinetto e lo riempiono di nuovo per sciaquarsi le mani. Questa cosa è possibile farla anche con un rubinetto unico che miscela l'acqua alla temperatura voluta, per cui abbiamo concordato che tutto ciò non ha alcun senso di esistere. Alcuni bagni hanno la vasca da bagno fatta in modo analogo, con solo due rubinetti senza il tubo della doccia. Questo ti costringe a lavarti come nel milleottocento, prendendo una pentola, miscelando l'acqua e tirandotela addosso nemmeno fossi in un fiume a fare la ninfa. Inglesi.
Ieri notte ho dormito su un divano, non è stato il massimo ed inizio ad accumulare ore di sonno mancanti. Stamattina ho fatto colazione con un uovo e una piadina e tutto sommato inizio ad abituarmi, anche se una volta raggiunto il centro città sono andata a prendermi un bel cappuccino caldo come ormai è consuetudine da quando sono qui.
Non mi ricordo se ho già parlato su un post precedente di quello che sto per scrivere ma lo ripeto perché, nel caso non l'avessi fatto, non si capirebbe il senso di quello che dirò a breve. Se l'ho già scritto, "sorry for any inconvenience".
Ho comprato un libro quando ero a Manchester, un libro del mio autore preferito: Chuck Palhaniuk. Ho comprato "Damned", che è il primo volume di una trilogia, per provare l'ebbrezza di leggere qualcosa di suo in lingua originale. Oltre a questo, il motivo principale è che volevo portare con me qualcosa di vero, qualcosa di tangibile, qualcosa di profondo che andasse oltre il ricordo sfocato sepolto nella memoria, di questa fantastica esperienza e fare in modo che restasse impressa nella cosa che amo di più al mondo dopo la musica. Ho chiesto a tutte le persone che incontravo durante questo viaggio di scrivere qualcosa su una delle prime pagine bianche del libro, un pensiero, un'impressione, qualunque cosa volevano, affinché io portassi sempre con me l'indelebile ricordo dell'internazionalità di questo viaggio, dell'affetto e della stima dimostratami, delle risate e delle chiacchiere, del loro modo di vedere le cose e di viverle. Le ragazze si sono all'inizio mostrate un po' schive, mentre i ragazzi, sia l'americano che l'iraniano, si sono dimostrati entusiasti dell'idea. L'iraniano ne è rimasto talmente colpito che ha deciso di copiarmi l'idea e non potete davvero immaginare che persona supermega figa mi sono sentita in quel momento! Ha preso un suo libro, sulla storia e il popolo iraniano cui lui è profondamente legato, e mi ha chiesto di fare lo stesso, scrivergli una dedica, dicendomi che è il libro giusto su cui iniziare a fare la stessa cosa. E' stato un momento bellissimo, mi sono sentita promotrice di un gesto che unisce davvero le persone, fiera di aver avuto un'idea così originale e brillante al punto che qualcun altro ha deciso di fare lo stesso per sé. Mi sono sentita davvero bene e ricorderò per sempre quel momento. E' stato un peccato che io non sia riuscita a farmi scrivere qualcosa dalla sua ragazza, perché avevo il libro a casa e lei l'abbiamo incontrata al pub, ma le ho ripetutamente chiesto di venirmi a trovare in Italia e poteva, a seconda del periodo dell'anno, addirittura scegliere fra due diverse località da visitare: dove studio e da dove provengo. Farò in modo che anche lei firmi il mio libro perché vale davvero la pena avere una sua impronta nella mia vita.
I miei post sono passati dall'essere minuscoli all'essere dei romanzi: si vede che ho davvero tanto da raccontare in questo momento!
Un'altra cosa che volevo dire è che Giorgio Mossa ha ragione quando dice che la mia temperatura corporea non segue alcuna logica.
Il caso più eclatante è accaduto stamattina. Ero alla fermata dell'autobus ed erano circa le otto e trenta; ero ovviamente sempre in t-shit, zaino in spalla e sciarpa al collo. Accanto a me c'era una ragazza dai tratti asiatici con cui ho scambiato un corrisposto sguardo di stupore e perplessità. Lei aveva indosso una giacca stile piumino, bella imbottita, sciarpa e guanti. Mi sono effettivamente chiesta chi delle due avesse dei seri problemi. Ieri sera, quando ho abbracciato la ragazza dell'iraniano è avvenuto più o meno lo stesso episodio: io e lei eravamo praticamente vestite allo stesso modo, ossia con una maglietta a maniche lunghe, solo che lei stava letteralmente tremando dal freddo mentre io ero la persona più in pace con se stessa al mondo. Non so esattamente cosa succede al mio corpo in questo posto, ma sembra che io senta raramente freddo quando fuori effettivamente ci sono nove gradi. Inoltre, non ho mai preso il raffreddore, non mi fa male la gola e non mi cola il naso. Home sweet home.
La fine della serata si è conclusa con un dibattito a cui vorrei che partecipaste attivamente anche voi, scrivendo nei commenti; se non riuscite a scrivere sul blog, potete commentare sulla pagina facebook; se no, sticazzi.
Io asserivo che quando sento particolarmente freddo, pensare a qualcosa di ancora più freddo, come la neve o un gelato, mi fa sentire meglio; è come se questo distogliesse il mio pensiero da un freddo reale che appuro sulla mia pelle riportandolo ad un freddo che posso solo immaginare e che resta fine a se stesso. Quando smetto di focalizzarmi sulla sensazione di freddo o di dolore, è come se questa sparisse o si attenuasse, almeno.
La loro risposta è stata che io sono completamente matta, il che è probabilmente vero. Pensare a qualcosa di ancora più freddo, li fa sentire come congelati. Nemmeno pensare a qualcosa di caldo funziona, ma hanno detto che sicuramente non funziona in alcun modo pensare a qualcosa di ancora più freddo.
And what about you?
Mi sto dirigendo a Bristol, scriverò domani. Cheers.

Durante il tragitto per arrivare alla fermata dell'autobus, lei stava completamente congelando e si sfregava le mani intorno alle spalle per tenersi al caldo. Non so perché lui non se la sia cagata di striscio ma a me ha fatto troppa tenerezza, così mi sono avvicinata e l'ho abbracciata per scaldarla. Lei è rimasta così colpita da questo gesto che mi si è accoccolata su una spalla dicendo all'iraniano: "she's a better boyfriend than you!". Eh, già. I'm the best boyfriend ever.
Abbiamo parlato dell'assurdità che caratterizza i lavandini in Gran Bretagna e abbiamo constatato che tutto ciò non ha alcun senso. E' perchè vogliono solo essere inutilmente freak. I lavandini hanno due rubinetti diversi, uno per l'acqua calda che vi giuro è impossibile da usare perchè credo la sua temperatura si aggiri intorno ai sessanta gradi centigradi, e uno per l'acqua fredda che invece tira fuori acqua tiepida. Inglesi. Lei ha provato a giustificarne il senso, asserendo che riempiono il lavandino con l'acqua alla temperatura voluta e lo tappano, si lavano le mani con il sapone e le sciacquano lì dentro. Poi, dato che in quell'acqua c'è giustamente il sapone, svuotano il rubinetto e lo riempiono di nuovo per sciaquarsi le mani. Questa cosa è possibile farla anche con un rubinetto unico che miscela l'acqua alla temperatura voluta, per cui abbiamo concordato che tutto ciò non ha alcun senso di esistere. Alcuni bagni hanno la vasca da bagno fatta in modo analogo, con solo due rubinetti senza il tubo della doccia. Questo ti costringe a lavarti come nel milleottocento, prendendo una pentola, miscelando l'acqua e tirandotela addosso nemmeno fossi in un fiume a fare la ninfa. Inglesi.
Ieri notte ho dormito su un divano, non è stato il massimo ed inizio ad accumulare ore di sonno mancanti. Stamattina ho fatto colazione con un uovo e una piadina e tutto sommato inizio ad abituarmi, anche se una volta raggiunto il centro città sono andata a prendermi un bel cappuccino caldo come ormai è consuetudine da quando sono qui.
Non mi ricordo se ho già parlato su un post precedente di quello che sto per scrivere ma lo ripeto perché, nel caso non l'avessi fatto, non si capirebbe il senso di quello che dirò a breve. Se l'ho già scritto, "sorry for any inconvenience".
Ho comprato un libro quando ero a Manchester, un libro del mio autore preferito: Chuck Palhaniuk. Ho comprato "Damned", che è il primo volume di una trilogia, per provare l'ebbrezza di leggere qualcosa di suo in lingua originale. Oltre a questo, il motivo principale è che volevo portare con me qualcosa di vero, qualcosa di tangibile, qualcosa di profondo che andasse oltre il ricordo sfocato sepolto nella memoria, di questa fantastica esperienza e fare in modo che restasse impressa nella cosa che amo di più al mondo dopo la musica. Ho chiesto a tutte le persone che incontravo durante questo viaggio di scrivere qualcosa su una delle prime pagine bianche del libro, un pensiero, un'impressione, qualunque cosa volevano, affinché io portassi sempre con me l'indelebile ricordo dell'internazionalità di questo viaggio, dell'affetto e della stima dimostratami, delle risate e delle chiacchiere, del loro modo di vedere le cose e di viverle. Le ragazze si sono all'inizio mostrate un po' schive, mentre i ragazzi, sia l'americano che l'iraniano, si sono dimostrati entusiasti dell'idea. L'iraniano ne è rimasto talmente colpito che ha deciso di copiarmi l'idea e non potete davvero immaginare che persona supermega figa mi sono sentita in quel momento! Ha preso un suo libro, sulla storia e il popolo iraniano cui lui è profondamente legato, e mi ha chiesto di fare lo stesso, scrivergli una dedica, dicendomi che è il libro giusto su cui iniziare a fare la stessa cosa. E' stato un momento bellissimo, mi sono sentita promotrice di un gesto che unisce davvero le persone, fiera di aver avuto un'idea così originale e brillante al punto che qualcun altro ha deciso di fare lo stesso per sé. Mi sono sentita davvero bene e ricorderò per sempre quel momento. E' stato un peccato che io non sia riuscita a farmi scrivere qualcosa dalla sua ragazza, perché avevo il libro a casa e lei l'abbiamo incontrata al pub, ma le ho ripetutamente chiesto di venirmi a trovare in Italia e poteva, a seconda del periodo dell'anno, addirittura scegliere fra due diverse località da visitare: dove studio e da dove provengo. Farò in modo che anche lei firmi il mio libro perché vale davvero la pena avere una sua impronta nella mia vita.
I miei post sono passati dall'essere minuscoli all'essere dei romanzi: si vede che ho davvero tanto da raccontare in questo momento!
Un'altra cosa che volevo dire è che Giorgio Mossa ha ragione quando dice che la mia temperatura corporea non segue alcuna logica.
Il caso più eclatante è accaduto stamattina. Ero alla fermata dell'autobus ed erano circa le otto e trenta; ero ovviamente sempre in t-shit, zaino in spalla e sciarpa al collo. Accanto a me c'era una ragazza dai tratti asiatici con cui ho scambiato un corrisposto sguardo di stupore e perplessità. Lei aveva indosso una giacca stile piumino, bella imbottita, sciarpa e guanti. Mi sono effettivamente chiesta chi delle due avesse dei seri problemi. Ieri sera, quando ho abbracciato la ragazza dell'iraniano è avvenuto più o meno lo stesso episodio: io e lei eravamo praticamente vestite allo stesso modo, ossia con una maglietta a maniche lunghe, solo che lei stava letteralmente tremando dal freddo mentre io ero la persona più in pace con se stessa al mondo. Non so esattamente cosa succede al mio corpo in questo posto, ma sembra che io senta raramente freddo quando fuori effettivamente ci sono nove gradi. Inoltre, non ho mai preso il raffreddore, non mi fa male la gola e non mi cola il naso. Home sweet home.
La fine della serata si è conclusa con un dibattito a cui vorrei che partecipaste attivamente anche voi, scrivendo nei commenti; se non riuscite a scrivere sul blog, potete commentare sulla pagina facebook; se no, sticazzi.
Io asserivo che quando sento particolarmente freddo, pensare a qualcosa di ancora più freddo, come la neve o un gelato, mi fa sentire meglio; è come se questo distogliesse il mio pensiero da un freddo reale che appuro sulla mia pelle riportandolo ad un freddo che posso solo immaginare e che resta fine a se stesso. Quando smetto di focalizzarmi sulla sensazione di freddo o di dolore, è come se questa sparisse o si attenuasse, almeno.
La loro risposta è stata che io sono completamente matta, il che è probabilmente vero. Pensare a qualcosa di ancora più freddo, li fa sentire come congelati. Nemmeno pensare a qualcosa di caldo funziona, ma hanno detto che sicuramente non funziona in alcun modo pensare a qualcosa di ancora più freddo.
And what about you?
Mi sto dirigendo a Bristol, scriverò domani. Cheers.

lunedì, settembre 22, 2014
Oxford
Oggi per la prima volta ho indossato il supermega maglione di pile arancione.
Stanotte non ho dormito un cazzo, sono andata a letto tardi rispetto ai miei standard inglesi e mi sono svegliata molto molto presto (no, alle otto non è presto, alle otto ho già fatto colazione da un pezzo e sono pure quasi alla fermata dell'autobus). Ma stanotte è stato diverso. Sono andata a letto all'una passata e mi sono rigirata mille volte, un po' perché avevo le gambe che non ne potevano più della vita, un po' perché iniziano a sovraffollarsi troppi pensieri.
In realtà non sono pensieri negativi, come grattacapi o cose da risolvere, stranamente. Sto però rimettendo in gioco tutto quello che ho, tutto quello che sono e tutto quello che voglio. Penso a quale parte di me voglio ancora cambiare e penso a quale parte di me vorrei immensamente tenere. Valuto le città che visito e cerco di capire qual è quella che più mi si addice. Realizzo che forse il sogno di un'adolescente di fuggire via dalla casa natale per vivere catapultata in una realtà che non lascia feriti ma solo vittime, soppiantato dal più recente desiderio di vivere in un posto tranquillo per avere una vita altrettanto tranquilla, andrebbe attualmente rivalutato. E' una decisione che devo prendere da qui ad un anno e farò come ho sempre fatto da quando ho diciott'anni: smetto di progettare e deciderò quando sarà il momento, valutando i pro e i contro, le opportunità e le conseguenze, con la viva speranza che ci sia qualcuno abbastanza appassionato con cui poter condividere la causticità che si prova nel camminare lungo una grossa strada piena di "gente".
Ho un mal di testa allucinante. Io non ho mai mal di testa ed è per questo motivo che vorrei ripetutamente sbattere la testa contro il vetro.
Attendo la risposta di un professore per poter fare la tesi all'estero su una branca dell'informatica che, oltre a piacermi abbastanza, fa guadagnare attualmente un sacco di soldi. Quando ho dovuto scegliere su cosa orientarmi, dopo aver scartato tutto quello che davvero non mi interessa nel modo più assoluto, mi sono trovata di fronte a tre possibili scelte: la prima è stata facile scartarla perché il professore non aveva abbastanza tempo da accollarsi un tesista e lui è l'unico che si occupa di quella roba a Pisa; la seconda l'ho scartata per dei meri motivi pratici che sono pochi soldi e poche occasioni di lavorare in quell'ambito fuori dal mondo universitario. Detto ciò, non avendo nessun'altra scelta, mi sono rivolta a quel professore di cui vi parlavo che ha la mail come un pozzo nero, mettendo come destinatario della mail anche un suo assistente di cui ho profonda stima. Beh, mi hanno risposto dicendo che discuteranno della mia richiesta di tesi, sia per farla all'estero sia per restare in Italia, nel caso non fosse possibile o non ci fossero occasioni di potermene andare affanculo. Nel frattempo, giusto per intrattenermi durante l'attesa, mi hanno inviato un possibile bando in cui però la sede è la Germania. Non muoio dalla voglia di andare in Germania, ci sono stata e i tedeschi sono davvero troppo freddi per me, oltre a non voler parlare inglese in città. Chiaramente dipende tutto da dove si va, ma sappiamo tutti che la sede in cui mi vogliono sbattere non è Berlino, quindi prendiamoci poco per il culo.
Il viaggio per Oxford sarà un po' lungo perché questo autobus si ferma in città decisamente troppe volte, così ho deciso di impiegarne una parte scrivendo, non sapendo quanto tempo avrei avuto stasera per farlo. Oggi starò in giro per la città con un ragazzo Iraniano e sarò sua ospite per stanotte. All'inizio ero un po' timorosa, non tanto per la sua nazionalità, tanto quanto perché vado a casa di uno sconosciuto che non è una ragazza. Poi sono entrata in modalità "masticazzi, se mi deve succedere qualcosa mi succederà comunque, visto che c'è gente che muore non facendo niente e altra che anche se la va a cercare ed è ancora qui con noi".
Sono ad Oxford, yeah! Sono stanca morta, sono come le mie gambe in questo momento.
Ho incontrato il ragazzo iraniano che mi ospita. Wow. E' bello, alto, divertente, gentile e per nulla distante, come tutto sommato sono state un po' le altre due ragazze. Non c'è nulla da fare, gli uomini sono un'altra cosa. Ha un solo problema: ha una ragazza, ma mi hanno detto che è un problema risolvibile! E' stata una favolosa sorpresa, abbiamo parlato di tutto, dalla religione alla sua barba.
Mi ha portato in giro per Oxford che è completamente diversa da Cambridge.
Cambridge ha una piccolissima zona centrale in cui fondamentalmente ci sono i college in giro, separati da strade molto piccole piene di negozi. Al di fuori di questo, si estende la zona commerciale e la zona residenziale. Oxford sembra all'apparenza più grande: le strade sono più ampie, i college sono ben mescolati con palazzi storici e musei (che sono chiusi di lunedì...) e questo dà un po' di respiro al centro cittadino. Sono effettivamente molto diverse, Oxford è un po' come Pisa, Cambridge è un minuscolo gioiello. I college a Cambridge sembrano castelli, ad Oxford sembrano chiese: qui hanno tutti le guglie, le finestre con i vetri decorati e spesso sono decorazioni sacre. Ad Oxford c'è la prima "coffee house" d'Inghilterra, nata nel 1650, e il primo college, se non ricordo male. E qui puoi davvero fare il biglietto che dura ventiquattr'ore!
Stasera andremo al pub e domani partirò per Bristol, dove starò due giorni.
Ah, l'english breakfast alle sette e mezza del mattino, con bacon, uova, pomodori e toast, ti permette di arrivare tranquillamente fino alle quattro del pomeriggio come se niente fosse. Enjoy english habits!

Stanotte non ho dormito un cazzo, sono andata a letto tardi rispetto ai miei standard inglesi e mi sono svegliata molto molto presto (no, alle otto non è presto, alle otto ho già fatto colazione da un pezzo e sono pure quasi alla fermata dell'autobus). Ma stanotte è stato diverso. Sono andata a letto all'una passata e mi sono rigirata mille volte, un po' perché avevo le gambe che non ne potevano più della vita, un po' perché iniziano a sovraffollarsi troppi pensieri.
In realtà non sono pensieri negativi, come grattacapi o cose da risolvere, stranamente. Sto però rimettendo in gioco tutto quello che ho, tutto quello che sono e tutto quello che voglio. Penso a quale parte di me voglio ancora cambiare e penso a quale parte di me vorrei immensamente tenere. Valuto le città che visito e cerco di capire qual è quella che più mi si addice. Realizzo che forse il sogno di un'adolescente di fuggire via dalla casa natale per vivere catapultata in una realtà che non lascia feriti ma solo vittime, soppiantato dal più recente desiderio di vivere in un posto tranquillo per avere una vita altrettanto tranquilla, andrebbe attualmente rivalutato. E' una decisione che devo prendere da qui ad un anno e farò come ho sempre fatto da quando ho diciott'anni: smetto di progettare e deciderò quando sarà il momento, valutando i pro e i contro, le opportunità e le conseguenze, con la viva speranza che ci sia qualcuno abbastanza appassionato con cui poter condividere la causticità che si prova nel camminare lungo una grossa strada piena di "gente".
Ho un mal di testa allucinante. Io non ho mai mal di testa ed è per questo motivo che vorrei ripetutamente sbattere la testa contro il vetro.
Attendo la risposta di un professore per poter fare la tesi all'estero su una branca dell'informatica che, oltre a piacermi abbastanza, fa guadagnare attualmente un sacco di soldi. Quando ho dovuto scegliere su cosa orientarmi, dopo aver scartato tutto quello che davvero non mi interessa nel modo più assoluto, mi sono trovata di fronte a tre possibili scelte: la prima è stata facile scartarla perché il professore non aveva abbastanza tempo da accollarsi un tesista e lui è l'unico che si occupa di quella roba a Pisa; la seconda l'ho scartata per dei meri motivi pratici che sono pochi soldi e poche occasioni di lavorare in quell'ambito fuori dal mondo universitario. Detto ciò, non avendo nessun'altra scelta, mi sono rivolta a quel professore di cui vi parlavo che ha la mail come un pozzo nero, mettendo come destinatario della mail anche un suo assistente di cui ho profonda stima. Beh, mi hanno risposto dicendo che discuteranno della mia richiesta di tesi, sia per farla all'estero sia per restare in Italia, nel caso non fosse possibile o non ci fossero occasioni di potermene andare affanculo. Nel frattempo, giusto per intrattenermi durante l'attesa, mi hanno inviato un possibile bando in cui però la sede è la Germania. Non muoio dalla voglia di andare in Germania, ci sono stata e i tedeschi sono davvero troppo freddi per me, oltre a non voler parlare inglese in città. Chiaramente dipende tutto da dove si va, ma sappiamo tutti che la sede in cui mi vogliono sbattere non è Berlino, quindi prendiamoci poco per il culo.
Il viaggio per Oxford sarà un po' lungo perché questo autobus si ferma in città decisamente troppe volte, così ho deciso di impiegarne una parte scrivendo, non sapendo quanto tempo avrei avuto stasera per farlo. Oggi starò in giro per la città con un ragazzo Iraniano e sarò sua ospite per stanotte. All'inizio ero un po' timorosa, non tanto per la sua nazionalità, tanto quanto perché vado a casa di uno sconosciuto che non è una ragazza. Poi sono entrata in modalità "masticazzi, se mi deve succedere qualcosa mi succederà comunque, visto che c'è gente che muore non facendo niente e altra che anche se la va a cercare ed è ancora qui con noi".
Sono ad Oxford, yeah! Sono stanca morta, sono come le mie gambe in questo momento.
Ho incontrato il ragazzo iraniano che mi ospita. Wow. E' bello, alto, divertente, gentile e per nulla distante, come tutto sommato sono state un po' le altre due ragazze. Non c'è nulla da fare, gli uomini sono un'altra cosa. Ha un solo problema: ha una ragazza, ma mi hanno detto che è un problema risolvibile! E' stata una favolosa sorpresa, abbiamo parlato di tutto, dalla religione alla sua barba.
Mi ha portato in giro per Oxford che è completamente diversa da Cambridge.
Cambridge ha una piccolissima zona centrale in cui fondamentalmente ci sono i college in giro, separati da strade molto piccole piene di negozi. Al di fuori di questo, si estende la zona commerciale e la zona residenziale. Oxford sembra all'apparenza più grande: le strade sono più ampie, i college sono ben mescolati con palazzi storici e musei (che sono chiusi di lunedì...) e questo dà un po' di respiro al centro cittadino. Sono effettivamente molto diverse, Oxford è un po' come Pisa, Cambridge è un minuscolo gioiello. I college a Cambridge sembrano castelli, ad Oxford sembrano chiese: qui hanno tutti le guglie, le finestre con i vetri decorati e spesso sono decorazioni sacre. Ad Oxford c'è la prima "coffee house" d'Inghilterra, nata nel 1650, e il primo college, se non ricordo male. E qui puoi davvero fare il biglietto che dura ventiquattr'ore!
Stasera andremo al pub e domani partirò per Bristol, dove starò due giorni.
Ah, l'english breakfast alle sette e mezza del mattino, con bacon, uova, pomodori e toast, ti permette di arrivare tranquillamente fino alle quattro del pomeriggio come se niente fosse. Enjoy english habits!

Cambridge
Sono una persona fortunata, lo ammetto. Oggi ho assistito ad una cosa che in vita mia non mi era mai successa e alla fine dell'accaduto, ho inspirato così forte che quando ho realizzato che era tutto ok, mi sono sentita protetta, come se ci fosse qualcuno lassù, quaggiù, da qualche parte, che tirando i dadi della mia vita dimostra sempre di avere un culo clamoroso.
Stamattina, mostruosamente in ritardo perché la polacca aveva deciso di sfamarmi con uova, toast, peperoni e cetrioli, ci siamo recate alla fermata dell'autobus vicino casa sua per raggiungere il centro città e abbiamo preso il bus veramente al volo. Lei ha riso tantissimo perché ha trovato davvero divertente la scena di me che corro in modo palesemente maldestro, piccola e con uno zaino che si vede lontano un chilometro. Preso l'autobus, ho mostrato al conducente il mio biglietto giornaliero fatto il pomeriggio prima, perché vale ventiquattr'ore dal momento d'acquisto, e mi sono seduta accanto alla polacca. Salgono i controllori, cerco il biglietto e glielo mostro. Iniziano a fare storie, il biglietto è giornaliero ed io l'ho fatto il giorno prima, non vale ventiquattr'ore come la polacca credeva e lei inizia giustificandosi che gliel'aveva detto un conducente dell'autobus e il controllore con tono arrogante e forse un po' discriminatorio, ha inveito dicendo che l'autista guida e basta e che quindi quello che lui le ha detto non ha alcun valore. Ci ritroviamo alla pensilina della fermata dell'autobus io, lei e il controllore, e poco più in là altri due controllori e un ragazzo, immagino lì per lo stesso nostro motivo. Mille "sorry" e contro "sorry" dopo da parte nostra e "blablabla sull'economia del paese" suoi, lui vuole prendere le mie generalità per mandarmi la multa a casa in Inghilterra ("ma ho un enorme zaino, non vede che sono qui in vacanza e ho trenta minuti per prendere l'autobus?!?"), non potendo vuole mandarla a casa della polacca che mercoledì parte per la Polonia e non torna più, non potendo... inizia una rissa sotto la pensilina fra il ragazzo e uno dei controllori che era con lui! Dopo averli separati a fatica, il ragazzo si guarda intorno e scappa e il nostro strozzino e il controllore picchiato entrano in un furgone per darsi all'inseguimento. Ci ritroviamo io, la polacca e un altro dei controllori che non so se per pietà o perché non sapeva perché eravamo lì, ci ignora del tutto e noi tranquillamente saliamo sul prossimo autobus per raggiungere il centro affinché io lasci Birmingham.
Ora sono a Cambridge.
A Cambridge tira un vento della madonna e i bambini non possono giocare con la palla. La zona residenziale, ben lontana dai college del centro, è tappezzata di cartelli che ti intimano di non giocare con la palla, sia vicino alle strade che in prossimità delle piccole zone verdi fra gli agglomerati di casette.
A parte questo, i college sono bellissimi: sono grossi quanto castelli e decorati come favolose chiese. Sono chiari e puliti, pieni di bianche finestre e giganteschi portoni. Già, sono davvero una figata assurda. Domani sarò ad Oxford e sono proprio curiosa di sapere com'è rispetto a Cambridge.
Nel frattempo, mi godo lo shampoo fatto, il the con il latte in camera e fantastico sull'english breakfast di domani mattina alle sette e trenta.

Stamattina, mostruosamente in ritardo perché la polacca aveva deciso di sfamarmi con uova, toast, peperoni e cetrioli, ci siamo recate alla fermata dell'autobus vicino casa sua per raggiungere il centro città e abbiamo preso il bus veramente al volo. Lei ha riso tantissimo perché ha trovato davvero divertente la scena di me che corro in modo palesemente maldestro, piccola e con uno zaino che si vede lontano un chilometro. Preso l'autobus, ho mostrato al conducente il mio biglietto giornaliero fatto il pomeriggio prima, perché vale ventiquattr'ore dal momento d'acquisto, e mi sono seduta accanto alla polacca. Salgono i controllori, cerco il biglietto e glielo mostro. Iniziano a fare storie, il biglietto è giornaliero ed io l'ho fatto il giorno prima, non vale ventiquattr'ore come la polacca credeva e lei inizia giustificandosi che gliel'aveva detto un conducente dell'autobus e il controllore con tono arrogante e forse un po' discriminatorio, ha inveito dicendo che l'autista guida e basta e che quindi quello che lui le ha detto non ha alcun valore. Ci ritroviamo alla pensilina della fermata dell'autobus io, lei e il controllore, e poco più in là altri due controllori e un ragazzo, immagino lì per lo stesso nostro motivo. Mille "sorry" e contro "sorry" dopo da parte nostra e "blablabla sull'economia del paese" suoi, lui vuole prendere le mie generalità per mandarmi la multa a casa in Inghilterra ("ma ho un enorme zaino, non vede che sono qui in vacanza e ho trenta minuti per prendere l'autobus?!?"), non potendo vuole mandarla a casa della polacca che mercoledì parte per la Polonia e non torna più, non potendo... inizia una rissa sotto la pensilina fra il ragazzo e uno dei controllori che era con lui! Dopo averli separati a fatica, il ragazzo si guarda intorno e scappa e il nostro strozzino e il controllore picchiato entrano in un furgone per darsi all'inseguimento. Ci ritroviamo io, la polacca e un altro dei controllori che non so se per pietà o perché non sapeva perché eravamo lì, ci ignora del tutto e noi tranquillamente saliamo sul prossimo autobus per raggiungere il centro affinché io lasci Birmingham.
Ora sono a Cambridge.
A Cambridge tira un vento della madonna e i bambini non possono giocare con la palla. La zona residenziale, ben lontana dai college del centro, è tappezzata di cartelli che ti intimano di non giocare con la palla, sia vicino alle strade che in prossimità delle piccole zone verdi fra gli agglomerati di casette.
A parte questo, i college sono bellissimi: sono grossi quanto castelli e decorati come favolose chiese. Sono chiari e puliti, pieni di bianche finestre e giganteschi portoni. Già, sono davvero una figata assurda. Domani sarò ad Oxford e sono proprio curiosa di sapere com'è rispetto a Cambridge.
Nel frattempo, mi godo lo shampoo fatto, il the con il latte in camera e fantastico sull'english breakfast di domani mattina alle sette e trenta.

sabato, settembre 20, 2014
Birmingham
I concerti mi fanno sempre un po' pensare alla vita, l'universo e tutto quanto.
Ieri sono stata ad un concerto degli Alt-J, sotto consiglio, ma non ne sono rimasta entusiasta come pensavo. Anche se nessuno di voi li conosce, sono un gruppo indie rock elettronico abbastanza famoso. Lo spettacolo poteva essere un po' più coinvolgente, considerando che hanno suonato per solo un'ora, e potevano assumere un tecnico del suono in grado di fare il suo lavoro ma il tecnico delle luci era un cazzo di genio.
Visto che non suonano rock&roll, per cui la gente non poteva fare quello che loro avrebbero dovuto fare, ossia muoversi un attimino, potevano compensare il quantitativo di depressione e pace dei sensi derivata dal suonare questo tipo di musica che io adoro definire come "indie gay", con un attimino di partecipazione in più. Non so se era la stanchezza causata da quattro giorni di viaggio, le poltrone super mega comode stile cinema extra lusso o la musica da lounge bar, ma io ad un certo punto mi stavo addormentando... Magari con la compagnia di qualcuno accanto sulla cui spalla poter poggiare la testa sarebbe stato una figata immensa, peccato ero sola.
Ho avuto modo di pensare ad un sacco di cose, alcune importanti, altre assolutamente futili.
Ho realizzato che forse la mia vita non sarà eccelsa come quella delle persone determinate e con le idee ben chiare su quello che vogliono essere o fare, che io invidio mortalmente, ma non è nemmeno messa così una merda. In giro per il mondo è pieno di gente che prende una laurea per poi non usarla, che non sa assolutamente che vuole fare della propria vita e temporeggia lavorando, magari in un'azienda, sapendo che non sarà in nessun modo definitivo o a lungo termine. Il mondo è pieno di gente che non sa davvero da che parte sbattere la testa, che cerca continuamente qualcosa di nuovo per "restare giovane" e non annoiarsi, che ha come massima aspirazione per passare le serate stare al pub a chiacchierare con gli amici.
Magari non vorrò essere una donna in carriera che attraversa indifferente il centro cittadino in gessato e ventiquattr'ore, ma nemmeno una temporeggiatrice a tempo pieno.
Ho realizzato che anche se il tempo in UK fa schifo, non farà mai più schifo di quello a Pisa. Qui piove spesso, ma talmente poco che le persone non aprono nemmeno l'ombrello; quando vengono giù secchiate d'acqua, non durano più di venti minuti. A Pisa quando inizia a piovere, non puoi uscire di casa e l'unico passatempo residuo è contare i giorni che ti separano dalla stagione delle zanzare. Bella merda.
Ho realizzato che per non farti abbattere dalle cose devi porti in maniera positiva quindi per non farsi deprimere dal tempo qui, anche se intorno vedi gente a maniche lunghe o con la giacca, tu ostenta le tue fantastiche mezze maniche e cammina, perché altrimenti quando calerà l'inverno non basterà niente per scaldarti il corpo e il cuore.
Ho realizzato che stare da soli è bello, ma con la giusta compagnia è meglio. Non so bene come spiegarvelo, ma in questo viaggio i giorni passano in fretta sembrando eterni. Questo è il quinto giorno di viaggio e sono quasi a metà strada; sono passati così in fretta che se dovessi dirvi cosa ho fatto non ve lo so dire. Ci ho messo trenta minuti per percorrere una strada che conoscevo, per raggiungere il centro città da dove dormivo, e ci ho messo altri trenta minuti per percorrerne un'altra in cui ci vogliono esattamente cinque minuti per farlo, perché non sapevo dove stracazzo andare e mi sono persa fra il nord, l'ovest, i negozi, la gente, i cappuccini e tutto il resto. Credo che ci sia una specie di modalità variabile in cui trascorre il tempo. Quando ti senti a casa, tutto si deforma per adagiarsi al normale andamento delle cose, il tempo assume il suo giusto peso; quando non sai assolutamente dove sei e hai poche ore per poter vedere tutto e respirare l'aria della libertà e del caos più totale, il tempo non è mai abbastanza.
Detto questo, sono a Birmingham.
Non c'è molto da dire, Birmingham fa schifo e non c'è niente da vedere. Ho conosciuto una polacca e un americano, cui ho insegnato i gesti tipici napoletani/italiani, e mi sono pisciata addosso dalle risate. Ah, l'americano si sorprendeva del fatto che non avessi mai imbracciato una carabina. Americani. Ah, l'americano è vegetariano. Americani.
Domani sarò a Cambridge, dormirò in college e forse potrò farmi un cazzo di shampoo.
Ieri sono stata ad un concerto degli Alt-J, sotto consiglio, ma non ne sono rimasta entusiasta come pensavo. Anche se nessuno di voi li conosce, sono un gruppo indie rock elettronico abbastanza famoso. Lo spettacolo poteva essere un po' più coinvolgente, considerando che hanno suonato per solo un'ora, e potevano assumere un tecnico del suono in grado di fare il suo lavoro ma il tecnico delle luci era un cazzo di genio.
Visto che non suonano rock&roll, per cui la gente non poteva fare quello che loro avrebbero dovuto fare, ossia muoversi un attimino, potevano compensare il quantitativo di depressione e pace dei sensi derivata dal suonare questo tipo di musica che io adoro definire come "indie gay", con un attimino di partecipazione in più. Non so se era la stanchezza causata da quattro giorni di viaggio, le poltrone super mega comode stile cinema extra lusso o la musica da lounge bar, ma io ad un certo punto mi stavo addormentando... Magari con la compagnia di qualcuno accanto sulla cui spalla poter poggiare la testa sarebbe stato una figata immensa, peccato ero sola.
Ho avuto modo di pensare ad un sacco di cose, alcune importanti, altre assolutamente futili.
Ho realizzato che forse la mia vita non sarà eccelsa come quella delle persone determinate e con le idee ben chiare su quello che vogliono essere o fare, che io invidio mortalmente, ma non è nemmeno messa così una merda. In giro per il mondo è pieno di gente che prende una laurea per poi non usarla, che non sa assolutamente che vuole fare della propria vita e temporeggia lavorando, magari in un'azienda, sapendo che non sarà in nessun modo definitivo o a lungo termine. Il mondo è pieno di gente che non sa davvero da che parte sbattere la testa, che cerca continuamente qualcosa di nuovo per "restare giovane" e non annoiarsi, che ha come massima aspirazione per passare le serate stare al pub a chiacchierare con gli amici.
Magari non vorrò essere una donna in carriera che attraversa indifferente il centro cittadino in gessato e ventiquattr'ore, ma nemmeno una temporeggiatrice a tempo pieno.
Ho realizzato che anche se il tempo in UK fa schifo, non farà mai più schifo di quello a Pisa. Qui piove spesso, ma talmente poco che le persone non aprono nemmeno l'ombrello; quando vengono giù secchiate d'acqua, non durano più di venti minuti. A Pisa quando inizia a piovere, non puoi uscire di casa e l'unico passatempo residuo è contare i giorni che ti separano dalla stagione delle zanzare. Bella merda.
Ho realizzato che per non farti abbattere dalle cose devi porti in maniera positiva quindi per non farsi deprimere dal tempo qui, anche se intorno vedi gente a maniche lunghe o con la giacca, tu ostenta le tue fantastiche mezze maniche e cammina, perché altrimenti quando calerà l'inverno non basterà niente per scaldarti il corpo e il cuore.
Ho realizzato che stare da soli è bello, ma con la giusta compagnia è meglio. Non so bene come spiegarvelo, ma in questo viaggio i giorni passano in fretta sembrando eterni. Questo è il quinto giorno di viaggio e sono quasi a metà strada; sono passati così in fretta che se dovessi dirvi cosa ho fatto non ve lo so dire. Ci ho messo trenta minuti per percorrere una strada che conoscevo, per raggiungere il centro città da dove dormivo, e ci ho messo altri trenta minuti per percorrerne un'altra in cui ci vogliono esattamente cinque minuti per farlo, perché non sapevo dove stracazzo andare e mi sono persa fra il nord, l'ovest, i negozi, la gente, i cappuccini e tutto il resto. Credo che ci sia una specie di modalità variabile in cui trascorre il tempo. Quando ti senti a casa, tutto si deforma per adagiarsi al normale andamento delle cose, il tempo assume il suo giusto peso; quando non sai assolutamente dove sei e hai poche ore per poter vedere tutto e respirare l'aria della libertà e del caos più totale, il tempo non è mai abbastanza.
Detto questo, sono a Birmingham.
Non c'è molto da dire, Birmingham fa schifo e non c'è niente da vedere. Ho conosciuto una polacca e un americano, cui ho insegnato i gesti tipici napoletani/italiani, e mi sono pisciata addosso dalle risate. Ah, l'americano si sorprendeva del fatto che non avessi mai imbracciato una carabina. Americani. Ah, l'americano è vegetariano. Americani.
Domani sarò a Cambridge, dormirò in college e forse potrò farmi un cazzo di shampoo.
giovedì, settembre 18, 2014
Manchester
Eccomi! Sono ancora viva e tutto ciò è immensamente fico. Lo consiglio a tutti un viaggio del genere: si comprende l'importanza delle persone e si impara a discernere fra le cose essenziali e quelle posticce. Sono davvero contenta di essere partita e vorrei davvero poter non tornare.
Adoro Manchester, che si pronuncia con l'accento sulla prima 'e'; è come una piccola Londra, dove la gente sa che vuol dire camminare - che poi correre non è per forza come dire "gente che lavora di continuo e quindi deve ottimizzare i tempi, perché il tempo è denaro e blablabla", ma è solo come dire "correre, end story". Manchester è una città fondata sull'operosità dei suoi abitanti, cresciuta grazie al loro lavoro e alla loro instancabile voglia di crescere. Grande lavoratrice di cotone ai tempi della rivoluzione industriale, il simbolo di Manchester è un'ape per ovvi motivi. Quindi, non venitemi a dire che a Manchester la gente si può permettere il lusso di camminare perché non fa un tubo dalla mattina alla sera, perché se esiste la regione Great Manchester analogamente alla Great London, un motivo ci sarà.
Ecco, mi sono innamorata. Vorrei venire a vivere qui, dove magari posso avere un'opportunità che la gente diventi persone.
Qui è bello perché il centro città è fatto davvero bene, alterna grandi strade a piccoli vicoli, con palazzi che, sebbene come in Liverpool vanno dal moderno all'antico, stanno bene uno accanto all'altro. Manchester è bella perché ha il fascino di diverse zone di Londra, da quelle con i graffiti al quartiere gay, senza averne la causticità. E' bella perché è viva, è bella perché c'è un sacco di roba da fare e ha il Primark più grande d'Europa escludendo quello a Londra, è bella perché c'è un monumento a Turing (che salutiamo), è bella perché ha un canale nella zona gay che ricorda Amsterdam, è bella perché c'è tutto e anche se sei solo ti fa un po' sentire parte di qualcosa che non conosci ma sai esistere; infine è bella perché posso alzarmi al mattino alle sette e andare a letto alle dieci senza sentirmi un alieno!
A Manchester stasera ho cenato alle cinque di pomeriggio, alle sei sono andata ad ascoltare la presentazione di un libro di fotografia e alle otto e trenta ero a casa. Cosa c'è di meglio al mondo? Linda, la ragazza che mi ospita, è stata immensamente carina: mi ha detto che il mio inglese non è così male, se si considera che non lo parlo da otto anni, e che mi basterebbe un mese per poter riprendere la mano; questo mi ha immensamente rassicurato ed invogliato ancora di più a richiedere la tesi all'estero per venire via.
Vi voglio raccontare una cosa che non c'entra niente ma vogliatemi bene così come sono.
In Inghilterra, tutta, ci sono delle regole tacite e condivise: i ciclisti odiano i pedoni, i pedoni odiano le macchine ma in particolar modo odiano i ciclisti, le macchine odiano i ciclisti, insomma tutti odiano i ciclisti. Qui i semafori servono solo alle macchine e non sono assolutamente "pedestrian friendly". Il verde non scatta mai per te, poveraccio a piedi, e quando scatta perché fanno per sbaglio contatto dei fili, dura dieci secondi per attraversare venti metri di strada. Così i pedoni passano con il rosso, le macchine li insultano ma non li investono, e pare che nessuno qui tenga considerazione dei semafori - anzi forse un pochino le macchine ma alle bici sicuro gliene sbatte il cazzo.
Volevo dire un sacco di altre cose ma in questo momento non mi vengono in mente per cui vi saluto e vado a dormire che sono cotta.
Preparate uno zaino e impacchettate la vostra vita: vi renderete conto che vi serve davvero pochissima roba, il resto è come l'amore: solo un fantastico optional.

Adoro Manchester, che si pronuncia con l'accento sulla prima 'e'; è come una piccola Londra, dove la gente sa che vuol dire camminare - che poi correre non è per forza come dire "gente che lavora di continuo e quindi deve ottimizzare i tempi, perché il tempo è denaro e blablabla", ma è solo come dire "correre, end story". Manchester è una città fondata sull'operosità dei suoi abitanti, cresciuta grazie al loro lavoro e alla loro instancabile voglia di crescere. Grande lavoratrice di cotone ai tempi della rivoluzione industriale, il simbolo di Manchester è un'ape per ovvi motivi. Quindi, non venitemi a dire che a Manchester la gente si può permettere il lusso di camminare perché non fa un tubo dalla mattina alla sera, perché se esiste la regione Great Manchester analogamente alla Great London, un motivo ci sarà.
Ecco, mi sono innamorata. Vorrei venire a vivere qui, dove magari posso avere un'opportunità che la gente diventi persone.
Qui è bello perché il centro città è fatto davvero bene, alterna grandi strade a piccoli vicoli, con palazzi che, sebbene come in Liverpool vanno dal moderno all'antico, stanno bene uno accanto all'altro. Manchester è bella perché ha il fascino di diverse zone di Londra, da quelle con i graffiti al quartiere gay, senza averne la causticità. E' bella perché è viva, è bella perché c'è un sacco di roba da fare e ha il Primark più grande d'Europa escludendo quello a Londra, è bella perché c'è un monumento a Turing (che salutiamo), è bella perché ha un canale nella zona gay che ricorda Amsterdam, è bella perché c'è tutto e anche se sei solo ti fa un po' sentire parte di qualcosa che non conosci ma sai esistere; infine è bella perché posso alzarmi al mattino alle sette e andare a letto alle dieci senza sentirmi un alieno!
A Manchester stasera ho cenato alle cinque di pomeriggio, alle sei sono andata ad ascoltare la presentazione di un libro di fotografia e alle otto e trenta ero a casa. Cosa c'è di meglio al mondo? Linda, la ragazza che mi ospita, è stata immensamente carina: mi ha detto che il mio inglese non è così male, se si considera che non lo parlo da otto anni, e che mi basterebbe un mese per poter riprendere la mano; questo mi ha immensamente rassicurato ed invogliato ancora di più a richiedere la tesi all'estero per venire via.
Vi voglio raccontare una cosa che non c'entra niente ma vogliatemi bene così come sono.
In Inghilterra, tutta, ci sono delle regole tacite e condivise: i ciclisti odiano i pedoni, i pedoni odiano le macchine ma in particolar modo odiano i ciclisti, le macchine odiano i ciclisti, insomma tutti odiano i ciclisti. Qui i semafori servono solo alle macchine e non sono assolutamente "pedestrian friendly". Il verde non scatta mai per te, poveraccio a piedi, e quando scatta perché fanno per sbaglio contatto dei fili, dura dieci secondi per attraversare venti metri di strada. Così i pedoni passano con il rosso, le macchine li insultano ma non li investono, e pare che nessuno qui tenga considerazione dei semafori - anzi forse un pochino le macchine ma alle bici sicuro gliene sbatte il cazzo.
Volevo dire un sacco di altre cose ma in questo momento non mi vengono in mente per cui vi saluto e vado a dormire che sono cotta.
Preparate uno zaino e impacchettate la vostra vita: vi renderete conto che vi serve davvero pochissima roba, il resto è come l'amore: solo un fantastico optional.

mercoledì, settembre 17, 2014
Liverpool
Liverpool è esattamente come tutti dicono: effettivamente fa un po' cagare.
Non so esattamente da dove cominciare però vi dico che ad un certo punto per disperazione ho dovuto cercare l'ostello con due ore d'anticipo.
Dunque, è brutta, sì. E' effettivamente bruttarella. E' praticamente un'accozzaglia di vecchio, nuovo, moderno, antico.
Ci sono dei palazzi storici, antichi, che sono massicci e brutti; sono praticamente tutti neri e non so se dipende dalla pietra che hanno usato per costruirli oppure ci ha stagionato la muffa e il disinteresse cittadino sopra. Ci sono palazzi vecchi, di cui non importa lo stile, che sono effettivamente vecchi, brutti, cadenti, con ringhiere arruginite. Fanno veramente veramente cagare. Accanto a questo lerciume si può trovare uno stile moderno, come la cattedrale cristiana, che è davvero un cazzotto in bocca. In una stradina della zona residenziale, ci sono delle casette nuove e assai carine, ma sono un caso isolato rispetto a tutto il resto.
Insomma, quando si passa da Londra a Liverpool vorresti risalire di corsa sull'autobus per tornare indietro urlando: "mi dispiaceee!!! Ho sbagliato, non volevo!!!"
C'è da dire che una cosa decente Liverpool ce l'ha ed è il fatto che la gente sa cosa vuol dire camminare.
A parte questo, alle 18.30 iniziava già a non esserci nessuno per strada, così quando ho deciso di incamminarmi verso l'ostello ho appurato che ho fatto bene.
Alle 19.30 non c'era praticamente un cane di nessuno in strada, tutti i negozi, i pub, i tipi che ti tirano il cibo addosso, erano chiusi. Ero sola in mezzo al nulla e non vedevo l'ora di arrivare. Google maps voleva farmi attraversare un giardino, a quell'ora, con nessuno intorno. Ma nel senso, stiamo scherzando?
Così, impaurita e stanchissima, ho attraversato una zona residenziale che sembrava pure quasi disabitata.
"Pensa positivo, stai tranquilla, non ti succederà niente", e facendomi forza sono arrivata in questo posto dove ci sono un sacco di uomini come zombie a guardare una partita alla tv. Bei cazzi.
Insomma, il mio inglese fa cagare anche se un tipo mi ha detto che non era così male visto che mi capiva (quando trovavo le parole per esprimermi a parte gli mmm, ehm, uhm). A capire capisco, male ma capisco; a volte devo chiedere di ripetere ma tutto sommato è avanzato per la modalità sopravvivenza.
Stasera mi sono accontentata di mangiare tramezzini e un'altra schifezza con "chicken & bacon slice" che faceva schifo in un modo che non vi racconto. Ringrazio dunque Pisa per avermi insegnato a mangiare anche la merda.
Ho camminato tantissimo, ma talmente tanto che ho perso il conto delle miglia percorse. La maglietta sudata e i piedi puzzolenti sono stati i miei compagni di viaggio per questi due giorni. Tutto sommato credo che tornerò dimagrita e con i reni esplosi.
Ah, ho trovato l'acqua a 0.45£ ma devo scarrozzarmi dietro due litri d'acqua che a fine giornata sono prontamente finiti.
Per ora è tutto, domani sarò a Manchester e ci resterò due giorni. Spero di trovare un po' di tempo per poter scrivere, sono fiduciosa.
Bye!

Non so esattamente da dove cominciare però vi dico che ad un certo punto per disperazione ho dovuto cercare l'ostello con due ore d'anticipo.
Dunque, è brutta, sì. E' effettivamente bruttarella. E' praticamente un'accozzaglia di vecchio, nuovo, moderno, antico.
Ci sono dei palazzi storici, antichi, che sono massicci e brutti; sono praticamente tutti neri e non so se dipende dalla pietra che hanno usato per costruirli oppure ci ha stagionato la muffa e il disinteresse cittadino sopra. Ci sono palazzi vecchi, di cui non importa lo stile, che sono effettivamente vecchi, brutti, cadenti, con ringhiere arruginite. Fanno veramente veramente cagare. Accanto a questo lerciume si può trovare uno stile moderno, come la cattedrale cristiana, che è davvero un cazzotto in bocca. In una stradina della zona residenziale, ci sono delle casette nuove e assai carine, ma sono un caso isolato rispetto a tutto il resto.
Insomma, quando si passa da Londra a Liverpool vorresti risalire di corsa sull'autobus per tornare indietro urlando: "mi dispiaceee!!! Ho sbagliato, non volevo!!!"
C'è da dire che una cosa decente Liverpool ce l'ha ed è il fatto che la gente sa cosa vuol dire camminare.
A parte questo, alle 18.30 iniziava già a non esserci nessuno per strada, così quando ho deciso di incamminarmi verso l'ostello ho appurato che ho fatto bene.
Alle 19.30 non c'era praticamente un cane di nessuno in strada, tutti i negozi, i pub, i tipi che ti tirano il cibo addosso, erano chiusi. Ero sola in mezzo al nulla e non vedevo l'ora di arrivare. Google maps voleva farmi attraversare un giardino, a quell'ora, con nessuno intorno. Ma nel senso, stiamo scherzando?
Così, impaurita e stanchissima, ho attraversato una zona residenziale che sembrava pure quasi disabitata.
"Pensa positivo, stai tranquilla, non ti succederà niente", e facendomi forza sono arrivata in questo posto dove ci sono un sacco di uomini come zombie a guardare una partita alla tv. Bei cazzi.
Insomma, il mio inglese fa cagare anche se un tipo mi ha detto che non era così male visto che mi capiva (quando trovavo le parole per esprimermi a parte gli mmm, ehm, uhm). A capire capisco, male ma capisco; a volte devo chiedere di ripetere ma tutto sommato è avanzato per la modalità sopravvivenza.
Stasera mi sono accontentata di mangiare tramezzini e un'altra schifezza con "chicken & bacon slice" che faceva schifo in un modo che non vi racconto. Ringrazio dunque Pisa per avermi insegnato a mangiare anche la merda.
Ho camminato tantissimo, ma talmente tanto che ho perso il conto delle miglia percorse. La maglietta sudata e i piedi puzzolenti sono stati i miei compagni di viaggio per questi due giorni. Tutto sommato credo che tornerò dimagrita e con i reni esplosi.
Ah, ho trovato l'acqua a 0.45£ ma devo scarrozzarmi dietro due litri d'acqua che a fine giornata sono prontamente finiti.
Per ora è tutto, domani sarò a Manchester e ci resterò due giorni. Spero di trovare un po' di tempo per poter scrivere, sono fiduciosa.
Bye!

martedì, settembre 16, 2014
Londra
A Londra non ci sono panchine e non si beve l'acqua. È un posto dove non è possibile fermarsi a riposare a meno che non si voglia spendere dei soldi per scoccare lo sgabello di un locale o non si abbia una bestiola o un fidanzato da portare in qualche parco, comunque troppo lontano da dove si sta esalando l'ultimo respiro.
Mangiare costa troppo, bere costa troppo, anche sedersi costa troppo.
Nessuno si siede sui gradini delle case e la gente cammina e basta, tanto prima o poi casa sua la raggiunge, giustamente.
Io mi sono ritagliata un attimo di pausa dai 10kg che appolipano il mio groppone sedendomi alla fermata dell'autobus mentre mi guardo intorno come se aspettassi l'autobus. Poi ho deciso che non me ne importava un cazzo e ho tirato fuori il tablet per scrivere questo post.
La gente a Londra mangia a tutte le ore, cazzo. Ve lo giuro, mangia all'una, continua alle due, alle tre è a sedere per strafogare un hamburger, alle quattro le ali di pollo, alle cinque mangiano per strada, alle sei decidono che ci sta bene un altro hamburger.
È allucinante, sono sempre a sedere da qualche parte a mangiare oppure corrono per strada.
Perché i londinesi non camminano, non sanno assolutamente cosa significa passeggiare. Londra è una città che ti mangia, ti consuma e ti sputa; è un posto che non lascia spazio alle relazioni; è un posto dove non esistono le persone, esiste solo gente. Loro camminano per strada con le cuffie nelle orecchie, per far passare prima il tragitto che devono percorrere. Londra è l'alienazione e il mio amico ha un cesso assurdo.

Mangiare costa troppo, bere costa troppo, anche sedersi costa troppo.
Nessuno si siede sui gradini delle case e la gente cammina e basta, tanto prima o poi casa sua la raggiunge, giustamente.
Io mi sono ritagliata un attimo di pausa dai 10kg che appolipano il mio groppone sedendomi alla fermata dell'autobus mentre mi guardo intorno come se aspettassi l'autobus. Poi ho deciso che non me ne importava un cazzo e ho tirato fuori il tablet per scrivere questo post.
La gente a Londra mangia a tutte le ore, cazzo. Ve lo giuro, mangia all'una, continua alle due, alle tre è a sedere per strafogare un hamburger, alle quattro le ali di pollo, alle cinque mangiano per strada, alle sei decidono che ci sta bene un altro hamburger.
È allucinante, sono sempre a sedere da qualche parte a mangiare oppure corrono per strada.
Perché i londinesi non camminano, non sanno assolutamente cosa significa passeggiare. Londra è una città che ti mangia, ti consuma e ti sputa; è un posto che non lascia spazio alle relazioni; è un posto dove non esistono le persone, esiste solo gente. Loro camminano per strada con le cuffie nelle orecchie, per far passare prima il tragitto che devono percorrere. Londra è l'alienazione e il mio amico ha un cesso assurdo.

Facciamoci riconoscere
"Excuse me, I need to catch this bus", showing the ticket.
"Uhsa okgpkf erinrn wjnwnd ihfienf."
"Uhm?"
"You seem confused... mmm... you're italian?"
"Yeah!"
"Oh, bella!!!"
And so, welcome to London.
"Uhsa okgpkf erinrn wjnwnd ihfienf."
"Uhm?"
"You seem confused... mmm... you're italian?"
"Yeah!"
"Oh, bella!!!"
And so, welcome to London.
venerdì, luglio 18, 2014
God save the Queen
London
Liverpool
Manchester
Birmingham
Cambridge
Cambridge
Oxford
Bristol
Bath
Bristol
London
BANZAAAIII!!!
mercoledì, luglio 16, 2014
"APPLE!" aka cosa simulare con un coltellino svizzero!
Ok, è ufficiale.
Parto.
Rivendico quel che è stato del mio regalo di laurea, buttato letteralmente nel cesso. Rivendico quella che è stata la mia delusione dall'aver concesso a qualcun altro di decidere con superficialità cosa fosse meglio per il mio fottuto regalo di laurea e lasciare che fossi comunque di nuovo la seconda scelta.
Parto.
Parto il 16 settembre.
Parto.
Un viaggio per una sola persona, perché non c'è più posto sull'aereo per nessun altro. Parto da sola, perché non c'è più spazio nella mia vita per progetti per due buttati nel cesso, prima uno, poi un altro, poi un altro ancora. Non c'è più spazio per le delusioni e per le lacrime, per l'amarezza e la vergogna di telefonare mia madre per dirle: "mi dispiace, mi vergogno tantissimo a dirlo ma lui non viene". Parto da sola senza ancora sapere dove andrò, dove dormirò, chi incontrerò, cosa farò. Ma in fondo, non me ne frega un cazzo: stringo in mano un biglietto che mi regala dodici giorni in libera discesa nel vuoto e nel silenzio, del cuore e della mente. Da sola. Avrò un sacco di tempo per poter imparare finalmente ad ascoltarmi.
Bi: "La prima cosa che mi comprerò sarà un coltellino svizzero!"
Luca: "E perché mai?"
Bi: "Per uccidere le persone e sbucciare le mele!"
Bi: "Per uccidere le persone e sbucciare le mele!"
Luca: "Certo... Se ti controllano che fai? Che gli dici?"
Bi: "Tiro fuori una mela, apro il taglierino e sbucciandola dirò: "APPLE!", col migliore dei miei innocenti sorrisi."
Annalisa: "Spray al peperoncino, ché non si sa mai."
Ho cambiato il mio colore preferito, perché ne avevo davvero bisogno. Un ritorno alle origini, ad uno stupido momento che risale a quando avevo undici anni ed una mente influenzabile dal destino come quella che ho tuttora.
Ho persino comprato un tablet e mai avrei pensato di farlo, ma ho progetti ambiziosi per entrambi. Devo trovargli un nome. Consigli?
Principalmente l'ho comprato perché voglio trascrivere sul mio pubblico diario quello che succederà, per far sapere ai miei genitori e ai miei lettori che sono ancora viva e che il coltellino svizzero non l'ho usato per evirare violentatori o sbronzi molesti, per poter finalmente prendere il buono e scrollarmi di dosso il marcio perché vaffanculo adesso esisto solo io.
sabato, luglio 12, 2014
Memorandum
A seguito di cinque giorni, ad oltre ottocento km di distanza dal mio domicilio, trascorsi in un posto in cui si suol appiccar dolosi incendi a centrali di telecomunicazioni, si dichiara conseguito il titolo di "macheccazzomenefregaamme" a me me stessa medesima.
Si dichiarano appresi i seguenti fatti:
1. si sopravvive senza internet e sotto alcuni aspetti si sta pure meglio;
2. Cortàzar è bello e caro ma se sei distratta non è roba che ti puoi mettere a leggere;
3. grazie a "Il vecchio e il mare" ora ho due coglioni giganti ma in teoria so tutto di come si pesca nell'oceano;
4. Ammaniti è l'uomo della mia vita, ma solo platonicamente in quanto sufficientemente brutto da risultare anti-sesso (dopo aver letto anche "Io non ho paura", spenderò il mio ultimo stipendio per assicurargli una splendida pensione).
Libri letti: 3.
Progetti immediati: sognare di poter scrivere come Niccolò; 15 giorni in tour a scrocco.
Progetti futuri: 15 giorni in solitaria in terra ostile; vaglio di tesi all'estero.
Tenetemi compagnia. Settembre sta arrivando. Ed io ho paura, mi spiace caro Ammaniti.
Si dichiarano appresi i seguenti fatti:
1. si sopravvive senza internet e sotto alcuni aspetti si sta pure meglio;
2. Cortàzar è bello e caro ma se sei distratta non è roba che ti puoi mettere a leggere;
3. grazie a "Il vecchio e il mare" ora ho due coglioni giganti ma in teoria so tutto di come si pesca nell'oceano;
4. Ammaniti è l'uomo della mia vita, ma solo platonicamente in quanto sufficientemente brutto da risultare anti-sesso (dopo aver letto anche "Io non ho paura", spenderò il mio ultimo stipendio per assicurargli una splendida pensione).
Libri letti: 3.
Progetti immediati: sognare di poter scrivere come Niccolò; 15 giorni in tour a scrocco.
Progetti futuri: 15 giorni in solitaria in terra ostile; vaglio di tesi all'estero.
Tenetemi compagnia. Settembre sta arrivando. Ed io ho paura, mi spiace caro Ammaniti.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)