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venerdì, agosto 19, 2016

Hero

So let me go
I don't wanna be your hero
I don't wanna be a big man
I just wanna fight like everyone else


La verità è che ho paura, più invecchio e più ho paura. Ho qualche reminescenza di quello che sto scrivendo adesso, come se l'avessi già ripetuto, non lo so. Ci sta. Se così fosse, lasciatemi stare perché ho bisogno di ridirlo di nuovo: ho paura.
Ma credo che sia molto più utile ammetterlo, una santa buona volta, anche due se necessario, anziché mostrarsi dei crepati bronzi di Riace; ferite presenti nel cuore, nelle ossa e più passano gli anni più diventano tangibili anche i danni cerebrali. Jack, avevi ragione: quando diventerò vecchia probabilmente sarò una vecchina adorabile. Mi sento quasi una rammollita.
Non sono mai stata così legata ai miei genitori in ventisei anni di esistenza come negli ultimi due appena trascorsi. Sono il mio pensiero al mattino, l'ultimo quando mi corico e costantemente quando mi chiama anche mentre sono in atteggiamenti, ehm, privati, per chiedermi perché ho comprato le acciughe invece delle alici.
Li adoro e spesso quando sono lontana e li penso, piango. Piango perché non riesco a gestire le mie paure. Se penso al giorno in cui non ci saranno più, credo che non riuscirò a reggere il trauma e me ne andrò con loro, forse più lentamente. E non ce la faccio a sopportare la sensazione che si impossessa di me, divorandomi. Perché sì, sono diventata una rammollita.
Sono passata dall'essere una menefreghista audace ed impavida, rabbiosa e collerica, ad una buonista che non riesce nemmeno più a sfogare la sua frustrazione e si chiude nelle parole che non è in grado di pronunciare e piange. Fiumi di lacrime, lacrime di gioia, di rabbia, di delusione, di insoddisfazione, di paura.
Senza controllo. Sono ritornata ad essere assolutamente senza controllo. La differenza che adesso l'unica persona che muore sotto assedio sono io, il che rispetto a prima è comunque più "sano". Anche se boh, definire sane certe cose che faccio sembra veramente come volersi prendere per il culo da soli con la consapevolezza di quel che si sta facendo e si parla allo specchio, intavolando discorsi per poter riuscire ad intortare anche l'ultima parte sana di quel che mi rimane.
La verità è che ho paura perché sono maledettamente insicura e stupida. E affamata e avida di certezze e amore che riescono a colmare in modo molto maldestro la voragine che a volte mi si spalanca dentro, soprattutto dopo aver vissuto momenti particolarmente felici o emozionanti. Perché una volta che sei su, giù ci devi tornare e più in alto cadi, più male ti fai. Devo imparare a cadere, anzi devo imparare a scendere, più che a cadere. Come quando dal mio soppalco scendo le scale invece di saltare di sotto. E' in effetti molto più normale, no? Qualcosa c'è di normale c'è rimasto, a quanto pare: bisogna solo sapere cercare e accantonare il mucchietto di stranezze, paranoie e insicurezze che mi compongono.
Ho un altro grosso difetto che coesiste con la mia corrispettiva parte sana: mi sento così sbagliata. Troppo precisa, troppo strana, troppo in un sacco di versi di cui il novanta per cento sono negativi e il restante dieci per cento sono probabilmente talmente eccessivi e fastidiosi che se non sono negativi, io li faccio diventare. E piango. E quando trovo qualcuno che probabilmente dice il vero, che mi adora in quanto complesso di bizzarrie io non gli credo. Come può davvero qualcuno potermi volere davvero per quello che sono? Per l'insopportabile pesantezza in cui ogni tanto ricado, per l'imbarazzante quantità di cose che non riesco ad affrontare, di cui non voglio parlare, a cui non voglio pensare, per la follia con cui spesso rovino dei bellissimi momenti solo perché le mie sensazioni negative dettate troppo spesso da un'incomprensione prendono il controllo della situazione e chiudono le porte della mia persona al mondo intero, per un sacco di altre cose che mi rendono così instabile al punto di non voler accettare che anche io forse un po' lo sono, instabile.

So let me go
I don't wanna be your hero
I don't wanna be a big man
I just wanna fight with everyone else

Vorrei potercela fare, per una volta, a non rovinare un bellissimo amore solo perché ho troppa paura di essere felice. Una cazzo di volta. Una cazzo di volta che ha il sapore di quella definitiva. Una cazzo di volta in cui ho investito tutto sin da subito. Una cazzo di volta in cui ci ho voluto credere così tanto che non ho avuto paura di perdonare uno sbaglio maldestro. Ecco, forse dovrei ricordarmi queste parole tutte le volte che perdo il controllo della situazione e sento il bisogno di trovare una conferma che non trovo, ovviamente, del fatto che chi ho davanti mi ferirà, mi tradirà, mi abbandonerà; soprattutto perché a furia di cercare qualcosa che non esiste, visto che ogni volta sembro volerla con tutte le mie forze alla fine riesco a materializzarla. Riesco a materializzare le ferite, i pianti, i no, le delusioni, gli allontanamenti. Posso, una volta, una sola cazzo di volta, accettare che magari davvero non esiste niente che devo trovare, prima che sia troppo tardi?

Baby needs some protection
But I'm a kid like everyone else

Tiro un sospiro di sollievo e ti abbraccio, in un fiume infinito di lacrime e singhiozzi. Le scuse non saranno mai abbastanza a riparare al danno con cui con i 'mi dispiace' ho provato finora a mettere le pezze, ma tu mi sorridi e dici che non è niente, che non è successo niente, di non preoccuparmi, che non fa niente. E mi aiuterai, perché tu sei tutto quello che io spesso non riesco ad essere: il sorriso e gli occhioni verdi che diradano le nuvole all'orizzonte, la positività e l'ottimismo che ogni giorno ti invidio e che solo con te accanto sono in qualche modo un po' anche miei, la voglia di cercare invece le cose belle, le cose buone per cui vale davvero la pena non farsi abbattere dai momenti di debolezza, la convinzione del momento in cui abbracciandomi mi hai detto "quando smetti di voler essere perfetta, lo sei davvero", la tranquillità del tono della voce e la spensieratezza che a volte ti rimprovero e che invece no, è una delle cose migliori che hai, cazzo!, le braccia forti e grandi in grado di cullare il mio animo in guerra e pulire via dalla polvere e dal sangue quello che resta su quel disperato campo di battaglia che sono.

Il motivo per cui non ha senso per me lasciare questa infelice ma bellissima città è la mia concezione di quello che per me è famiglia e anche se al mio briciolo di orgoglio tempestato di insicurezze luccicanti non piace quello che sto per scrivere, tu ora sei parte della mia famiglia. E non serve a niente trasferirsi in un altro posto perché io e te viviamo entrambi in un altro paese, nella nostra formidabile, sconfinata, America. E sì, è prematuro, è stupido, è irrazionale, non è per un cazzo in linea alle tempistiche ed è rischioso, ma io ti amo America, con tutta la mia parte sana e con tutta quella instabile, con i miei momenti di gioia e simpatia e con quelli di profondo sconforto, con la mia forza e le mie debolezze, con tutto quello che sono con te e senza di te. Anche se con te sono praticamente invincibile, perché sei la balaustra che si materializza quando affacciandomi rischio di cadere, e mi salva, silenziosa, senza farsi notare come se fosse sempre stata lì e rischiare di cadere fosse stata solo un'allucinazione.

domenica, febbraio 14, 2016

Buon San Valentino, "uomo che non esiste"

Avrei voluto scriverti molte volte ed altrettante ho sognato di farlo. Mi sveglio in piena notte e controllo la nostra conversazione da tempo archiviata: non c'è niente. Tiro un sospiro di sollievo ma mi sento sempre, ancora, un sacco triste.

Vorrei scriverti che mi dispiace, mi dispiace per la promessa che ti ho fatto e che non ho mantenuto. Una promessa che forse tu nemmeno ricordi ma io sì, ultimamente quasi ogni giorno. Ti avevo promesso che niente sarebbe cambiato se non avesse funzionato tra di noi, che sarei rimasta tua amica. Ma ho mentito e la promessa se l'è portata via il vento e un po' anche la rabbia e la delusione.

Vorrei dirti che mi dispiace, che mi dispiace non averla mantenuta, che non l'ho dimenticata e che sono fortemente rammaricata di aver preso un impegno che ora non posso rispettare. Forse un giorno tornerò, chissà. E saremo amici, perché ti ho voluto bene davvero, come ne ho voluto a pochi, e la motivazione per cui sono venuta meno alle mie parole è che, nonostante i lunghi mesi passati senza averti più accanto a me o sentire anche solo il suono della tua voce, ti voglio ancora troppo bene per starti vicino senza desiderare di averti.

Spero che tu abbia smesso di leggere il mio blog, così queste parole resteranno su queste pagine che per me non sono altro che un diario che utilizzo quando sto male e ho bisogno di parlare con qualcuno senza dovermi sorbire la sua opinione in cambio, quando sento il bisogno di essere semplicemente ascoltata ma soprattutto capita.

Vorrei dirti un sacco di altre cose che non hanno più senso di esistere, cose che penso oggi ma poi non penso più domani. Vorrei dirti che ti odio, che sei fra le persone che più mi hanno ferita, giocando con i miei sentimenti e denigrando la mia persona riducendola ad un cumulo di polvere senza autostima che si è lasciata portar via dal vento, e ancora faccio fatica a trovarmi, in me stessa e negli occhi di un altro.
Vorrei dirti che sono ancora innamorata di te, ma che in realtà io non so chi sei perché tutto ciò di cui mi sono innamorata si è rivelato non essere vero, ed io sono ancora qui a sedermi su una pila di vecchi ricordi chiedendomi cos'ho fatto di male perché andasse tutto in rovina senza motivazione ma realizzando che l'unica cosa sbagliata a mia discolpa è stata darti la possibilità di entrare e distruggere tutto quello che era dentro di me.
Vorrei dirti che non ti odio, ma non è vero, e quando lo penso mi dispiace avercela ancora con te perché detesto portare rancore, è faticoso, ma è l'unica cosa che meriti: il mio disprezzo.

Vorrei dirti che nemmeno meriti che io mi senta dispiaciuta, che dopo tutto quello che mi hai fatto io non ti devo proprio niente, che spero che tu sparisca, lontano, in un angolo della mia mente e del mio cuore, il prima possibile, che non meriti niente, nemmeno queste inutili, stupide parole.

Eri completamente scomparso negli ultimi tre mesi, dai miei pensieri, dai miei gesti, e sei riapparso all'improvviso senza motivo. Non riesco più a rientrare a casa senza guardare la bici sperando di trovare qualcosa, senza immaginarti davanti alla porta ad aspettarmi. Ma la verità non è questa, la mente gioca spesso brutti scherzi ma riesco sempre a tornare nel mondo reale ricordando tutto e riuscendo ad allontanarti sempre di più, perché tutto questo che ho appena detto lo farebbe solo l'uomo innamorato di me di cui io sono ancora innamorata che, per l'appunto, è un uomo che non esiste.

mercoledì, febbraio 03, 2016

Tieni la gamba alzata e scrivi la tesi

Io, migliore amica del ghiaccio e del Lioton.
Io, che continuo a sognarti e a sperare nei miracoli.
Io, che ho ancora un sacco di voglia di chiamarti.
     (Fortunatamente non ho più il tuo numero.)

mercoledì, gennaio 06, 2016

Evoluzione da tesi magistrale a tesi di dottorato

Quando la tua tesi passa da "costruiamo un modello superfico a manina!" a "porcocazzo ci ho messo due mesi ma com'è bello!" a "ti rendi conto che tiro fuori 3milioni di dati che non posso nemmeno analizzare perché mi hanno dato un solo computer con 8 core e 64GB di RAM che mi fanno aria?!" a "ma dai, scriviamo del codice parallelo in questo linguaggio di merda che nemmeno mi ricordo come si fa buttando un'altra giornata della mia vita!" a "ma perchè cazzo non parallelizza uno stracazzo di nulla?!?" a "io non voglio fare il programmatore."

venerdì, ottobre 02, 2015

Trenta settembre

Vorrei riuscire ad indirizzare la mia vita affinché s'incammini per una strada stabile e tranquilla, indicargliela sorridendo e dirle: "seguimi, è di qui che si torna a casa", lontana dai pericoli, dalle disperazioni per cose senza importanza. Vorrei avere l'occhio clinico per poterle riconoscere le cose che ne hanno di importanza; saper discernere il sano dall'insano per potermi tutelare dall'ingiustificato dolore che spesso mi arreco. Vorrei non dover più celebrare altre sbagliate investiture a cavaliere, ricoprendo le persone sbagliate di amore e aspettative più grandi di me, aspettative necessarie a soddisfare una necessità di complicità e sintonia che va oltre i confini dell'umana immaginazione.

"Scrivi con parole ricercate", mi è stato riferito.
"Non hai letto abbastanza nella tua vita", avrei voluto risponderle.

***

Investiamo tante energie nel trentuno dicembre. Tu sei il mio trentuno dicembre.
Capodanno, anno nuovo vita nuova e poi non è un cazzo vero. Mentiamo a noi stessi sapendo di mentirci e lo facciamo ogni anno, ogni santo anno. E così ogni trentuno dicembre tentiamo di scaricare oltre la mezzanotte le insoddisfazioni accumulate nell'anno precedente; ogni trentuno dicembre diciamo a noi stessi "quest'anno vedrai, sarà un anno meraviglioso, andrà tutto bene" e poi non è un cazzo vero. Non è un cazzo vero niente ma ogni anno continuiamo a ripeterci "andrà tutto bene, vedrai". Andrà tutto bene.
Cerchiamo di concretizzare la speranza cantilenando queste tre parole a tutti gli altri intorno a noi: se siamo in grado di pronunciare qualcosa allora essa deve per forza esistere da qualche parte, essere vera e reale. Il problema è che non possiamo tirar fuori il sangue dai sassi e non possiamo realizzare qualcosa in cui noi nemmeno ci crediamo più: le nostre azioni ci tradiscono svelando l'inganno nelle sue precarie fondamenta. Non andrà tutto bene e lo sappiamo.
E' come sentirsi innamorati o dire di esserlo, per poi non essere in grado di dimostrarlo con qualcosa di duraturo e concreto, di materializzarlo imprimendolo nella realtà attuale delle cose, in quello che a me piace chiamare "attuale presente", qualcosa di tangibile che si possa afferrare sotto i polpastrelli, che si possa ricordare in imperitura memoria con la consapevolezza che magari restiamo pur sempre dei pazzi squilibrati ma no, questo non ce lo siamo inventato, è successo davvero, cristo.

Investiamo troppe energie nel trentuno dicembre. Anno nuovo vita nuova.
Arriva il primo gennaio, la mezzanotte e ci guardiamo intorno e tutto è come prima ma non importa, richiudiamo gli occhi perché al prossimo battito di ciglia il cambiamento avverrà.
E' un po' come innamorarsi della persona sbagliata. Ecco, le persone di cui mi innamoro follemente sono il mio trentuno dicembre e io ho la sindrome di capodanno: arriva il due gennaio, e poi arriva febbraio, e tutto fa schifo esattamente come i giorni passati ad illudermi che una data possa cambiare la mia sorte. Il problema e la soluzione sono entrambe dentro di me.
Siamo vittime di noi stessi, galene in piena tempesta con un ammutinamento in corso. Siamo un po' come Dylan Dog, vittime degli eventi. E io sono qui, vittima di me stessa ma al contempo una roccia e un valido capitano; e la mia caravella viaggia in acque limpide su rotte che io ho scelto e tracciato per me stessa ma a volte è vero, mi distraggo un po' e non guardo la bussola, incontro i pirati ma vinco la battaglia, lottando fino allo stremo per impedir loro di rubarmi ciò che è mio, perchè "finché avrò le forze non lascerò che entrino i ladri a rubarmi l’amore".

Sbagliamo la tempistica, la modalità d'azione e l'oggetto delle nostre adulazioni e poi ci lamentiamo che non funziona niente intorno a noi. Dovremmo smettere di stare dietro al trentuno dicembre e iniziare a rivalutare il trenta settembre: è lui la vera star, il re del cambiamento. Dopo di lui c'è il primo ottobre ed è tutto diverso; poi arriva il due che inizia ad imprimere forma e struttura ai nuovi eventi in corso, dimostrando con i fatti che le cose sono giorno dopo giorno diverse da ieri. Ottobre è il movimento, molte cose sono nuove e molte cose vecchie ci hanno lasciato dietro quella porta che si è chiusa con il concludersi di settembre.
Questo è il capodanno che porterà con sè tutti i cambiamenti tanto attesi ma nonostante ciò noi non saremo comunque contenti: avverrà tutto in modo improvviso e radicale, lasciandoci senza diritto di scelta; avverrà in modo non programmato, non richiesto e quindi non gradito, ma avverrà seguendo la rotta che gli stiamo imprimendo.

Adesso mi siedo e mi godo ottobre. Le lacrime e le delusioni del momento le sta portando via questo forte vento a cui voglio suggerire, sussurandoglielo in una foglia arancione e secca appena caduta, la traiettoria da imporre ai pensieri negativi affinché essi raggiungano nel minor tempo possibile il punto a me più distante. Tante cose sono cambiate, tante cose stanno cambiando.
Io sono il mio trenta settembre, il mio nuovo capodanno.

venerdì, settembre 18, 2015

Odio fare le due di notte

Sarebbe stato sicuramente molto più soddisfacente stilare di nuovo la lista delle cose che amo e per cui valga la pena vivere, secondo il mio punto di vista; purtroppo a seguito degli ultimi eventi ho deciso di elencare tutte le cose che io profondamente detesto.

Odio i rumori forti la mattina, le voci acute e i suoni striduli. Odio avere a che fare con gli idioti, con i senzapalle, con i bugiardi. Odio le cose che non sono chiare, le persone che non sono sincere con se stesse e di conseguenza con gli altri. Odio dover aspettare, odio dover perdere tempo, odio farmi prendere in giro, odio essere così femmina.
Odio il mio voler capire ogni cosa, il mio voler vedere nitido ogni concetto, il mio chiedere anziché supporre. Odio la mia fretta, la mia impazienza, la mia insicurezza, la mia incostanza, la mia necessità vitale di ridere e sentirmi viva. Odio farmi fottere da gente come te.
Odio il silenzio, i gesti forzati, le mie aspettative deluse, il mio irreprensibile bisogno di credere che c'è sempre qualcosa di buono dentro ognuno. Oddio fare le due di notte, soprattutto stando qui a scrivere queste stronzate.

venerdì, settembre 04, 2015

Fatemi stare quieta, per carità

Ok, ho un attacco di panico. Sono quasi le tre di notte, la gente giustamente dorme e io non ho nessuno da chiamare. Ok, calma.
Stavo dormendo tranquilla, stranamente non mi ero ancora svegliata quando all'una e mezza di notte suona il cellulare. Sconosciuto. È l'ultima volta che rispondo alle chiamate anonime di notte.
- Pronto?
- Ciao amore - , mi dice una voce bassa e roca, come se lo stesse sussurrando.
- Chi è?!?
Chiudono il telefono.
Ci ho messo un po' a calmarmi. Ho avuto molta paura. Nessuno avrebbe motivo di chiamarmi per fare una cosa del genere. Spero che qualcuno abbia sbagliato numero, altrimenti non è divertente. L'unica persona che potrebbe avermi chiamato sei tu, a cui non smetto di pensare, ma saresti davvero uno psicopatico se anziché cercarmi per vedermi e dirmelo, mi chiamassi a quest'ora in questo modo... Credo che tu non lo sia, ma vado a letto con l'idea che tutto ciò non ha senso.

Mi sono svegliata un'ora dopo e ho sussultato perché gemevo dalla sofferenza. Mi stavo proprio lamentando nel sonno, non mi succedeva da tanto. Quando mi succede è perché sogno qualcuno che muore, o muoio io, o qualcosa di particolarmente truce.
Invece stavo sognando te. Quanta sofferenza mi causi ancora, dopo un mese di totale silenzio.
Il sogno inizia con me che vengo svegliata ripetutamente da queste chiamate, che si fanno sempre più sordide. Corro in camera dei miei piangendo, blatero qualcosa sul voler chiamare i carabinieri e tenere sotto controllo il cellulare.
Mi telefona Matilde, è tardi nel sogno. Mi dice che ti ha visto con un'altra, abbracciati uno di fronte all'altra, che tu eri tenero e affettuoso con lei in una sola sera più di quanto lo sei stato con me in mesi. Soffro come un cane. Mi fiondo in piazza.
È tardi e tu non ci sei, ed io è come se riuscissi a riavvolgere il tempo e riportarti lì, dove Matilde ti aveva visto l'ultima volta.
Ti vedo, sei seduto su uno dei leoni di Trafalgare Square che senza apparente motivo sono sistemati intorno Piazza dei Cavalieri. Sulle tue gambe, che ti dà le spalle, c'è una sciacquetta di quelle che piacerebbe a te, occhi azzurri, naso piccolo e capelli castano chiaro, una che rispecchi il tuo fenotipo del porcod**.
Mi vedi e inizi a scomporti, come se la mia presenza fosse stata d'intralcio alla tua sessione d'amore carnale fatto da dietro. Ti alzi e quasi in malo modo la sollevi e la sposti, di fretta. Intorno a voi due, a tenervi uniti, avete una mia sciarpa che non ti ho mai regalato ma era mia ed era lì, come le ultime due canzoni che hai sfoggiato.
Ti vengo incontro, tu fai lo stesso, la sciacquetta è rimasta dietro interdetta.
- Bella sciarpa, la rivoglio.
- Ok, ma dobbiamo vederci in presenza di terze persone.
- Hai paura che ti spacchi la faccia?
Arriva il tuo fenotipo, ti affianca e tu prontamente me la presenti.
- Lei è Anna... una mia amica.
- Una tua amica poggiata sul tuo cazzo ho visto.
Le vado davanti e la escludo dalla conversazione dandole brutalmente le spalle.
Adesso qui non mi ricordo precisamente cosa diciamo, ma io esplodo.
Inizio a piangere, inizio a urlarti contro un sacco di cose. Nel mezzo c'è anche un bacio, bello come quelli che ricordo. L'ultima cosa che urlo è "ti odio!".
- Io ti amo invece!
Mi afferri il polso per non farmi andare via. E mentre mi contorco e continuo a scalciare disperata e piangere, mi sveglio e mi sento uno schifo.

Ho realizzato che non è vero nulla, faccio tanto la superdonna ma io sono ancora innamorata di te e ti detesto per tutto quello che mi hai fatto, per avermi presa in giro, per essere così bravo a voltare le spalle e andare via anziché combattere e per aver deciso di volermi perdere. Non valgo un cazzo per te.
"Io ti amo invece". Tu non sai nemmeno cosa vuol dire amare qualcuno. Non sai nemmeno cosa vuol dire essere innamorati. Non sai un emerito cazzo.

Vaffanculo!

Ok, ho scritto per quaranta minuti. Ho ancora una paura fottuta ma non potendo parlare con nessuno e avendo finito di scrivere, mi tocca provare a calmarmi e riaddormentarmi. Non ne posso più. Quando finirà?

Ah, e se becco chi mi ha telefonata, mi assicuro che non veda sorgere un altro sole.

giovedì, settembre 03, 2015

New York è morto


Quando un amore finisce spesso non resta niente. A me era rimasta una pianta.
Oggi l'ho buttata, seccata dell'aridità dell'aria intorno. Non c'è più niente di vivo che ci unisce. Quando getterò il sacchetto dell'immondizia nel cassonetto dei rifiuti, non ci sarà nemmeno più niente di morto a farlo.

E per concludere in bellezza, il mio cuore è un meraviglioso lucernario.

mercoledì, agosto 26, 2015

Significa che stai vivendo

Passo tantissimo tempo a criticare i miei difetti, come se facendo ammenda potessi estrarli vivi dal mio essere, rimuoverli. Come se fosse colpa mia per tutto.
Colpa mia se non sono abbastanza, colpa mia se non riesco a salvare qualcuno, colpa mia se non riesco a convincerlo a non avere paura perché ci sarò io a proteggerlo.
Ci sono tantissime cose brutte nella vita, ma io non sono una di queste.

giovedì, luglio 30, 2015

Riassembliamo le idee

Ho capito moltissime cose nelle ultime settimane.
Ho capito perché sono mesi che non scrivo niente di buono; perché nonostante questo non ho ancora chiuso questo patetico blog oppure perché non me ne va bene una e perché non riesco ad ottenere quello che voglio; e adesso passerò le prossime righe a mettere nero su bianco tutto (o bianco su nero, dato il tema).

Sono mesi che non scrivo niente di buono perché sono mesi che nella mia vita non succede niente. Ho scritto pesantissimi racconti, estratti autobiografici, ogni volta in cui sentivo il bisogno di parlare con qualcuno che potesse capirmi. Scrivere è il mio modo per potermi chiarire le idee, espormele, validarle, penalizzarle, esaltarle. E' un modo per conoscermi.
Ho scritto pezzi bellissimi, pieni di amore, devozione e trasporto, ma sono racconti persi nel tempo; emozioni perse nel tempo. Non mi ricordo nemmeno che cosa vuol dire essere innamorati. Farsi schiacciare dal peso dell'abbandono costante? Vivere nell'ansia di una telefonata che non arriva? Pensare a qualcuno che non ti vuole, non ti merita e non sapere neppure per quale motivo si sente così forte la sua mancanza? Non scrivo niente di buono perché non ho niente da dire. Né di triste, né di felice. Ho solo piccoli insulsi momenti in cui vorrei essere ascoltata da qualcuno che ha una sensibilità sufficientemente vicina alla mia da capire cosa sto dicendo.

Non ho chiuso questo blog perché mi serve, sotto un miliardo di punti di vista. E' la mia terapia e non mi importa davvero se qualcuno lo legge o esprime un giudizio. Non scrivo per nessuno e non mi interessa farlo per qualcuno. Ci sono stati tre fidanzati da quando ho aperto questo blog. Tre fidanzati e altre relazioni estemporanee di cui ho scritto, più o meno indirettamente, che passavano di qui e lasciavano i loro commenti, mi facevano i complimenti o mi dimostravano che c'erano anche se non glielo avevo chiesto. Queste persone sono passate e su questo sito oggi non si fermano più. E' il normale corso delle cose ed è proprio per questo motivo che io questo non l'ho mai fatto per loro. Gli amori, più o meno forti, passano in continuazione nella nostra esistenza e sarebbe davvero stupido fare qualcosa di così significativo per una persona che è pronta a ferirti più volte, facendoti sempre un sacco male fino ad andarsene, ogni santa volta senza motivo. Lo faccio per me, per ricordarmi di tutto quello che è successo, di come l'ho vissuto. Rileggo gli estratti, leggo le date e penso: "questo l'ho scritto pensando a Jack" oppure "questo personaggio l'ho dedicato a Fabio". Mi ricordo di chi c'era, di cosa è stato per me, di come mi ha trattata o di come mi abbia cambiata. E voglio continuare a farlo, perché un giorno non ricorderò più niente di questi giorni e vorrei ancora poterli raccontare.

Non me ne va bene una perché sono una persona pretenziosa, ambiziosa, perfezionista, scassacazzo, idealista, "assoluta", risoluta, incontentabile. Non me ne va bene una perché è difficile farne una giusta con me, ed è solo colpa mia. C'è sempre qualcosa che non va, qualcosa che non mi basta, qualcosa che doveva essere diverso. Il problema è che vivo in un mondo che non esiste, creato ad immagine e somiglianza di quelle che sono le mie sensazioni. Le mie paure diventano reali, tremo sottopelle e con i miei stessi occhi vedo accadere cose che in realtà so che non sono vere. Quando mi batte forte il cuore per un bacio particolarmente riuscito o inatteso, provo sentimenti che, se non li avessi costruiti ad hoc con il mio assurdo modo di viverli, non esisterebbero altrimenti. Sono un po' come i pazzi psicopatici che hanno le allucinazioni, che le percepiscono e le sentono addosso come un lenzuolo, le vedono materialmente svilupparsi davanti ai loro occhi increduli. La mia fortuna è che non sono ancora pronta per un centro di riabilitazione psichiatrica e riesco a camminare per la mia strada, a testa alta, con accanto a me tutti i miei fantasmi ad accompagnarmi. Li vedo e li sento, so che sono qui con me ma so che non sono reali. E' un po' come indossare degli occhiali e vedere il mondo come se fosse scomposto su due livelli: io vivo in una realtà aumentata che non richiede marchingegni o psicofarmaci. Sì, sì, sono matta, ne sono consapevole.

Non ottengo quello che voglio perché la verità è che io non so cosa voglio. Quando ero piccola volevo fare il veterinario. Alla fine sono diventata un informatico, il peggiore degli informatici di quelli senza talento e senza passione, ma non sono triste per questo. Eppure non ne sono nemmeno felice. Un giorno voglio andare a vivere in Inghilterra perché è quella la mia strada; il giorno dopo mi innamoro di un pisano e penso che restare qui era il destino sin dall'inizio. Un giorno voglio fare l'insegnante, il giorno dopo anche in verità. Forse su questo sono stata abbastanza costante. Un giorno detesto i bambini e il giorno dopo penso che tutto sommato io vorrei averne almeno due e non sono spaventata al riguardo. Non ottengo quello che voglio perché quello che voglio non esiste: è solo una proiezione mentale innescata dalle frenetiche emozioni che io vivo ad una potenza spaventosa come guidare consapevolmente un'automobile a centottanta chilometri orari dritti contro un muro. Voglio un uomo che sia perfetto, che mi legga nella mente o che almeno mi dia retta e mi capisca se quello che vorrei percepisse a pelle glielo racconto a voce per facilitargli il lavoro, che mi riempia di amore e di attenzioni, complimenti e diverbi, che mi risponda a tono quando me lo merito e che faccia valere le sue idee se le crede assolutamente giuste. Ma d'altro canto se anche ciò accadesse, troverei in lui comunque una serie di difetti che mi porterebbe a perdere interesse nei suoi riguardi, annoiandomi. Ho realizzato che anche se non so cosa voglio davvero da un uomo, possiedo una lunghissima lista di cose che assolutamente non voglio perché sono fatta così, mi riesce più semplice trovare i difetti e le imperfezioni nelle cose, per il mio occhio ipercritico e lo spirito insoddisfatto che mi contraddistringue. E tutto questo non mi piace.

Non scrivo più niente perché non ho niente da dire. Non sono arrabbiata ma non sono felice; non sono disperata ma non sono nemmeno tranquilla. Provo una serie di sensazioni che si compensano lasciando che il totale sia un assoluto niente e non sono una persona a cui piace parlare del niente.

Vorrei essere arrabbiata, me lo merito; eppure non voglio e anche se volessi non ci riesco. Sono fatta male ma sono fatta così, con la consapevolezza di voler essere così. Un giorno però mi piacerebbe imparare ad essere paziente, a saper aspettare e controllarmi nel frattempo, senza dare in escandescenza in preda alle crisi di panico. Magari ho solo bisogno di qualcuno che mi compensi e che mi insegni, tenendomi la mano.
L'unica cosa che ho sempre saputo fare è perseverare con ostinata tenacia al punto da risultare una patetica ingenua: il mio miglior pregio; il mio peggior difetto.

lunedì, giugno 29, 2015

Goodbye my baymax


La verità è che mi mancherai. Mi mancherà gioire con te al raggiungimento dei tuoi traguardi. Mi mancherà poterti consolare quando sarai triste e abbattuto.
Mi mancherà l'illusione che ha tenuto in vita tutto questo, la tenacia che ho impiegato nel tenerti goffamente a me. Mi mancherà la presunzione che ha spronato l'insensata ricerca di un'inesistente verità sommersa.
La verità è che mi mancherai, anche se non so nemmeno perché.
Ad una persona dissi: "dobbiamo trovare dei compromessi, l'amore non basta a tenere in piedi una relazione". A te direi: "l'amore sarebbe bastato". Ma al cuor non si comanda.

"Sono soddisfatto del trattamento".

giovedì, aprile 30, 2015

Puuung

Inesorabilmente distanti.
Anaffettivi, metodici, freddi, sbrigativi, superficiali, disattenti, schematici, meccanici, sintetici, cortesi.
Siamo ciò che non avrei mai pensato diventassimo: assenti, superflui, l'uno per l'altra; dal volersi all'evitarsi.
"Il tempo non fa il suo dovere e a volte peggiora le cose..."


Io amo tutto ciò che ora non siamo.

mercoledì, gennaio 14, 2015

Lettera aperta

Non riuscirò mai a guadagnare la visibilità che ho sempre voluto avere ai tuoi occhi. Ogni anno è una lotta, sempre più difficile da vincere perché dalla mia parte ci sono ragione e parole, ma non ho quelle paffute guanciotte che forse potevano attirare la tua attenzione come un tempo.
Ogni anno diventa sempre più difficile e litigare con te diventa sempre più frustrante. Odio avere ragione con te, perché quando ce l'ho con aria mogia mi saluti e a me non resta che piangere dal dispiacere quando sarebbe stato tutto più facile se solo quando ti parlassi ascoltassi una sola parola di quello che dico.

"Sono usciti i risultati di quell'esame che ho fatto a dicembre."
"E come è andata?"
"Mah, bene, ho preso 26..."
"Io ieri sono stata da Adalgisa a fare step, ci vado anche domani e bla, bla, bla".

domenica, dicembre 28, 2014

Così vicini

La mia mano si allunga a toccare il cotone pulito e tu smettila, smettila di voler trovare a tutti i costi un senso a questi stupidi e sconclusionati discorsi.
Siamo così vicini eppure a te non riesco mai ad arrivare.
Resto indietro e mi tormento.
Odio l'incomprensibile capacità che ho di essere tutto e il suo contrario.
Potrei fare come te, incaponirmi nel cercare il senso del mio essere, ma me ne infischio e mi accetto così come sono, a completare l'essenza di me che non è mai sazia.


venerdì, novembre 28, 2014

Tempistica del cazzo

Se fossimo nel millenovecentoquaranta, siederemmo di fronte ad uno specchio, mani sulle ginocchia unite, schiena dritta.
Se fossimo nel millenovecentosessanta, siederemmo di fronte ad una televisione a tubo catodico, braccia conserte in grembo, schiena sepolta nello schienale del divano.
Purtroppo siamo nel duemilaquattordici e sediamo di fronte ad un monitor led da ventiquattro pollici, opaco, che non mi consente di vedere che non ci sei più.

sabato, novembre 08, 2014

Vituperio delle genti

Ecco cosa cerco: un motivo per restare.
In realtà io non sono innamorata di te, e nemmeno di te che vieni a letto con me, e nemmeno di te che hai quegli occhi verdi così grandi che mi ci perdo quando mi distraggo un attimo dallo studio. No, la verità è che siete solo dei mezzi per un fine ultimo che prescinde da voi stessi. Tutta questa sviolinata per dire che in verità di voi non me ne frega un cazzo.
Amare qualcosa che non è in grado di proiettarsi nel futuro ma che vive costantemente nel presente e forse a momenti retroattivamente nel passato è, per una persona ansiosa e dinamica, quanto di più frustante si possa immaginare.
La verità è che questa città è fatta per i giovani, a momenti per gli adolescenti, troppo spesso per i ragazzini, e per tutti coloro che trovano in una delle tre citate categorie una compagna per cui restare.
Sto cercando con le unghie e con i denti di trovare qualcosa, qualunque cosa che mi insinui anche solo vagamente uno spiraglio di dubbio. Ma in questo periodo, tutti mi apprezzano e nessuno mi si accolla.
Aiutati che Dio t'aiuta. Se solo tu mi chiedessi di prendere un caffè assieme.

mercoledì, novembre 05, 2014

Io e te siamo identici, anzi tu sei peggio

Non sono riuscita troppe volte a dire "no", troppe altre ancora a dire "sì".
Adesso tu attendi una mia risposta e per la prima volta dopo molto tempo, non riesco a dire né no, né sì. Nel dubbio, ancora, mi siedo e attendo. Hai fretta?

lunedì, novembre 03, 2014

CV

Avresti la capacità di scaricare su di me la colpa delle tue azioni, se solo ti riuscisse.

domenica, ottobre 26, 2014

Direi un otto

Siamo in autunno ormai da un mese, un autunno che ci sta concedendo il caldo sole almeno in poche ore diurne e che se avesse voluto, avrebbe potuto scaricarci addosso giornate intense e stracolme di pioggia, di vuoto e di niente.
Ma non ha molto senso abituarsi al calore umano ora che arriva l'inverno.
"Ma più di tutti sono drogati quelli innamorati che si strafanno di carezze e baci come noi due."
E' facile coccolarsi il cuore mentre si guarda a letto accanto a noi qualcuno che dorme e che in quel momento ha deciso di sceglierci, chissà per quale motivo.
E' facile lasciarsi andare alla dolcezza di portare, a quello stesso qualcuno, il caffè a letto, o andare a dargli un bacio per poi fargli una linguaccia mentre si va verso la cucina dicendo: "ti si raffredda il caffè se non ti muovi!".
E' facile aggrapparsi alle risate, al vedere totalmente se stessi nel corpo maldestro di un altro; è facile illudersi per un attimo di avere una coperta addosso, ora che è autunno, ma attento: l'inverno è freddo e il maestrale ci farà volare via la coperta da un momento all'altro.
"Now it's three in the morning and I'm trying to change your mind. Left you multiple missed calls and to my message you reply, "Why'd you only call me when you're high? Hi, why'd you only call me when you're high?""
Winter is coming, for each one of us.

mercoledì, ottobre 22, 2014

Pratiche di separazione

Da quando ho deciso di smettere di arrabbiarmi, la sensazione provata deve essermi piaciuta così tanto che da allora non sono più riuscita ad incazzarmi. Chiaramente non parlo della sensazione di nervoso, del cristo tirato giù in modo estemporaneo, del piccolo rigurgito di bile che ogni tanto può risalire alla tua vista. Parlo proprio di quelle crisi di ira funesta che qualcuno di voi ha potuto sperimentare sulla pellaccia che si porta addosso, di quell'ardore nell'inveire verso l'oggetto del malessere, di quella rabbia che fa scappare l'altro o gli suscita un'immensa voglia di ucciderti.
Ecco, l'altro giorno quando a lavoro hanno ben pensato di buttare centoventi pagine di appunti di analisi numerica nel cesto della raccolta della carta, avrei potuto arrabbiarmi, sarebbe stato legittimo. Sarebbe stato legittimo anche quando a mensa ho dimenticato di tappare la bottiglia dell'acqua che avevo messo in borsa e mi si è rovesciato mezzo litro di liquido sui suddetti appunti, raccolti dalla spazzatura due giorni prima. E perché no, era legittimo quando mi sono accorta di aver perso non so dove e non so come un ingranaggio della mia collana orologio, un orecchino, una maglia e un maglione.
Mi sarei potuta arrabbiare per un sacco di cose che sono successe nell'ultima settimana. Mi sarei potuta arrabbiare anche oggi quando ho slegato la mia bicicletta ed è scoppiata la camera d'aria, facendo uscire il copertone della ruota fuori dal cerchione e costringendomi a lasciare lì il rottame. Due secondi dopo è caduto a terra il cellulare e si è aperto a metà.
Avrei potuto fare quello che ho sempre saputo fare, ma a quanto pare è ufficiale: non ho più l'età nemmeno per quello.