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sabato, settembre 18, 2021

Mi auguro sia un ritorno

Non ho scritto nulla su queste pagine per circa 3 anni.
Guardo la lista dei blog che seguo, qui a destra, e noto che è stato un destino comune.

Senza parole? Senza tempo? Senza speranza? Cosa siamo diventati?

Oggi è il 18 settembre 2021. Sono cambiate tante cose intorno a me e dentro di me.
Ho cambiato città, lavoro, compagno di vita, ambizioni e progetti. Sono morta e rinata come spesso mi è successo, mi sono reinventata per bisogno o voglia, mi sono ricostruita da zero e forse, alla conclusione dell'anno di transizione che si è appena concluso, è tornato anche il mio bisogno di esprimermi per meglio affrontare l'anno di assestamento che è appena iniziato.

Troppo sola? Troppo confusa? Troppo spaventata?

Sicuramente sono una persona al momento con tante domande, con tante difficoltà e sempre, indiscutibilmente e inspiegabilmente, con tanta rabbia.

Rileggevo i posti degli scorsi anni e mi ci ritrovo ancora, li rileggo e provo la stessa sofferenza di allora ma non la stessa gioia, nei rari casi in cui ho scritto un post non deprimente.

La mia vita si muove a cicli: ho scritto un post in cui desideravo avere un amico con cui passare il mio tempo e le mie giornate e il bisogno è ancora presente; ho scritto un post nel 2015 in cui elogiavo settembre come mese spartiacque in cui celebrare il nuovo anno e qualche giorno fa mi sono ritrovata a ricordarlo; ho scritto un post, forse anche più di uno, circa il bisogno di non rovinare le mie storie d'amore e mi ritrovo ancora oggi a chiedermi il perché di certe manie di autodistruzione che mi appartengono da, ahimè, sempre.

Vorrei poter scrivere con lo stesso trasporto di anni fa ma sono soltanto più stanca e più affranta, quasi incapace di provare una sensazione profonda, che mi arrivi dentro e mi scuota in modo definitivo.

L'unica vera, disarmante e feroce emozione che sono stata in grado di provare quest'anno ad agosto è stata a seguito della perdita di qualcuno per cui provavo, e provo tuttora, sentimenti molto controversi. Dentro di me si è creato un buco nero che ha fagocitato tutta la felicità che è derivata da altri lieti eventi; dentro di me si è stabilizzato un silenzio glaciale e angosciante perché chi ai miei occhi aveva il compito di risollevarmi aveva a sua volta bisogno della stessa cosa per cui ci ritroviamo ora come isole bagnate dallo stesso mare in tempesta.

lunedì, ottobre 16, 2017

Egoismo

Un giorno di molto tempo fa un mio carissimo amico mi ha detto:
"La peggiore caratteristica che tu possa mai trovare in un compagno è l'egoismo. Stanne alla larga."
Aveva ragione.

Perché essere altruisti non vuol dire aiutare gli altri quando te lo chiedono, ma aiutare gli altri sempre e comunque perché sei tu che senti di volerlo fare anche quando non te lo chiedono.

venerdì, ottobre 02, 2015

Trenta settembre

Vorrei riuscire ad indirizzare la mia vita affinché s'incammini per una strada stabile e tranquilla, indicargliela sorridendo e dirle: "seguimi, è di qui che si torna a casa", lontana dai pericoli, dalle disperazioni per cose senza importanza. Vorrei avere l'occhio clinico per poterle riconoscere le cose che ne hanno di importanza; saper discernere il sano dall'insano per potermi tutelare dall'ingiustificato dolore che spesso mi arreco. Vorrei non dover più celebrare altre sbagliate investiture a cavaliere, ricoprendo le persone sbagliate di amore e aspettative più grandi di me, aspettative necessarie a soddisfare una necessità di complicità e sintonia che va oltre i confini dell'umana immaginazione.

"Scrivi con parole ricercate", mi è stato riferito.
"Non hai letto abbastanza nella tua vita", avrei voluto risponderle.

***

Investiamo tante energie nel trentuno dicembre. Tu sei il mio trentuno dicembre.
Capodanno, anno nuovo vita nuova e poi non è un cazzo vero. Mentiamo a noi stessi sapendo di mentirci e lo facciamo ogni anno, ogni santo anno. E così ogni trentuno dicembre tentiamo di scaricare oltre la mezzanotte le insoddisfazioni accumulate nell'anno precedente; ogni trentuno dicembre diciamo a noi stessi "quest'anno vedrai, sarà un anno meraviglioso, andrà tutto bene" e poi non è un cazzo vero. Non è un cazzo vero niente ma ogni anno continuiamo a ripeterci "andrà tutto bene, vedrai". Andrà tutto bene.
Cerchiamo di concretizzare la speranza cantilenando queste tre parole a tutti gli altri intorno a noi: se siamo in grado di pronunciare qualcosa allora essa deve per forza esistere da qualche parte, essere vera e reale. Il problema è che non possiamo tirar fuori il sangue dai sassi e non possiamo realizzare qualcosa in cui noi nemmeno ci crediamo più: le nostre azioni ci tradiscono svelando l'inganno nelle sue precarie fondamenta. Non andrà tutto bene e lo sappiamo.
E' come sentirsi innamorati o dire di esserlo, per poi non essere in grado di dimostrarlo con qualcosa di duraturo e concreto, di materializzarlo imprimendolo nella realtà attuale delle cose, in quello che a me piace chiamare "attuale presente", qualcosa di tangibile che si possa afferrare sotto i polpastrelli, che si possa ricordare in imperitura memoria con la consapevolezza che magari restiamo pur sempre dei pazzi squilibrati ma no, questo non ce lo siamo inventato, è successo davvero, cristo.

Investiamo troppe energie nel trentuno dicembre. Anno nuovo vita nuova.
Arriva il primo gennaio, la mezzanotte e ci guardiamo intorno e tutto è come prima ma non importa, richiudiamo gli occhi perché al prossimo battito di ciglia il cambiamento avverrà.
E' un po' come innamorarsi della persona sbagliata. Ecco, le persone di cui mi innamoro follemente sono il mio trentuno dicembre e io ho la sindrome di capodanno: arriva il due gennaio, e poi arriva febbraio, e tutto fa schifo esattamente come i giorni passati ad illudermi che una data possa cambiare la mia sorte. Il problema e la soluzione sono entrambe dentro di me.
Siamo vittime di noi stessi, galene in piena tempesta con un ammutinamento in corso. Siamo un po' come Dylan Dog, vittime degli eventi. E io sono qui, vittima di me stessa ma al contempo una roccia e un valido capitano; e la mia caravella viaggia in acque limpide su rotte che io ho scelto e tracciato per me stessa ma a volte è vero, mi distraggo un po' e non guardo la bussola, incontro i pirati ma vinco la battaglia, lottando fino allo stremo per impedir loro di rubarmi ciò che è mio, perchè "finché avrò le forze non lascerò che entrino i ladri a rubarmi l’amore".

Sbagliamo la tempistica, la modalità d'azione e l'oggetto delle nostre adulazioni e poi ci lamentiamo che non funziona niente intorno a noi. Dovremmo smettere di stare dietro al trentuno dicembre e iniziare a rivalutare il trenta settembre: è lui la vera star, il re del cambiamento. Dopo di lui c'è il primo ottobre ed è tutto diverso; poi arriva il due che inizia ad imprimere forma e struttura ai nuovi eventi in corso, dimostrando con i fatti che le cose sono giorno dopo giorno diverse da ieri. Ottobre è il movimento, molte cose sono nuove e molte cose vecchie ci hanno lasciato dietro quella porta che si è chiusa con il concludersi di settembre.
Questo è il capodanno che porterà con sè tutti i cambiamenti tanto attesi ma nonostante ciò noi non saremo comunque contenti: avverrà tutto in modo improvviso e radicale, lasciandoci senza diritto di scelta; avverrà in modo non programmato, non richiesto e quindi non gradito, ma avverrà seguendo la rotta che gli stiamo imprimendo.

Adesso mi siedo e mi godo ottobre. Le lacrime e le delusioni del momento le sta portando via questo forte vento a cui voglio suggerire, sussurandoglielo in una foglia arancione e secca appena caduta, la traiettoria da imporre ai pensieri negativi affinché essi raggiungano nel minor tempo possibile il punto a me più distante. Tante cose sono cambiate, tante cose stanno cambiando.
Io sono il mio trenta settembre, il mio nuovo capodanno.

domenica, agosto 16, 2015

Sing sing

I suoi occhi di ghiaccio non lasciavano presagire nulla di buono.
Era arrabbiato, era tremendamente arrabbiato, si vedeva: gli tremava la voce, faticava a trattenersi dall'urlare. Poi quel cazzotto sul muro.

Non lo avevo mai visto così turbato, ero preoccupata più per me che per lui, in verità. Ho sempre avuto moltissima paura quando succedono queste cose, quando le persone iniziano ad inveire come un martello pneumatico su tutto quanto urlando, urlando solo perché non riescono ad esprimere il proprio pensiero come dovrebbe fare un essere umano e non una bestia in gabbia, senza cibo da una settimana. Ho sempre temuto quelli che non si arrabbiano mai, quelli eccessivamente posati nei modi e nel temperamento, quelli che non riescono ad esprimere la loro opinione perché il confronto potrebbe ingoiarli interi e vivi; quelli che sembrano distanti anni luce come se la Terra non li sfiorasse nemmeno, come se non fossero lì, come se non fossero reali, loro e quello che gli succede. Come se i folli fossero gli altri. Come se la folle fossi io.

Non riuscivo a muovere le gambe, erano come pietrificate; gli occhi erano spalancati ad osservare i suoi movimenti in ogni insignificante sfumatura: poteva uccidermi da un momento all'altro. Sai, come raccontano al telegiornale, che ad un certo punto sbarelli, prendi un coltello e sgozzi qualcuno; già che ci sei lo fai anche a pezzi così in un sacco nero ci sta tutto e poi via, a seppellirlo in un posto dove nemmeno vai mai così non penseranno mai a te e puff, non ricordarsi niente di tutto questo. Ma non fingere e mentire, no, proprio dimenticare, come se non fossi reale, io e quello che mi sta intorno. Come se la folle sia io.

Se lui avesse imparato a comunicare come un vero essere umano, e non come una bestia in gabbia senza cibo da una settimana, e avesse esposto senza indugio sin dall'inizio le sue opinioni, stati d'animo, disappunti e dissapori, senza sparire e uscire distrutto dal confronto, fatto a pezzi sotto un metro e mezzo di terra, io a quest'ora non sarei in carcere!

giovedì, luglio 30, 2015

Riassembliamo le idee

Ho capito moltissime cose nelle ultime settimane.
Ho capito perché sono mesi che non scrivo niente di buono; perché nonostante questo non ho ancora chiuso questo patetico blog oppure perché non me ne va bene una e perché non riesco ad ottenere quello che voglio; e adesso passerò le prossime righe a mettere nero su bianco tutto (o bianco su nero, dato il tema).

Sono mesi che non scrivo niente di buono perché sono mesi che nella mia vita non succede niente. Ho scritto pesantissimi racconti, estratti autobiografici, ogni volta in cui sentivo il bisogno di parlare con qualcuno che potesse capirmi. Scrivere è il mio modo per potermi chiarire le idee, espormele, validarle, penalizzarle, esaltarle. E' un modo per conoscermi.
Ho scritto pezzi bellissimi, pieni di amore, devozione e trasporto, ma sono racconti persi nel tempo; emozioni perse nel tempo. Non mi ricordo nemmeno che cosa vuol dire essere innamorati. Farsi schiacciare dal peso dell'abbandono costante? Vivere nell'ansia di una telefonata che non arriva? Pensare a qualcuno che non ti vuole, non ti merita e non sapere neppure per quale motivo si sente così forte la sua mancanza? Non scrivo niente di buono perché non ho niente da dire. Né di triste, né di felice. Ho solo piccoli insulsi momenti in cui vorrei essere ascoltata da qualcuno che ha una sensibilità sufficientemente vicina alla mia da capire cosa sto dicendo.

Non ho chiuso questo blog perché mi serve, sotto un miliardo di punti di vista. E' la mia terapia e non mi importa davvero se qualcuno lo legge o esprime un giudizio. Non scrivo per nessuno e non mi interessa farlo per qualcuno. Ci sono stati tre fidanzati da quando ho aperto questo blog. Tre fidanzati e altre relazioni estemporanee di cui ho scritto, più o meno indirettamente, che passavano di qui e lasciavano i loro commenti, mi facevano i complimenti o mi dimostravano che c'erano anche se non glielo avevo chiesto. Queste persone sono passate e su questo sito oggi non si fermano più. E' il normale corso delle cose ed è proprio per questo motivo che io questo non l'ho mai fatto per loro. Gli amori, più o meno forti, passano in continuazione nella nostra esistenza e sarebbe davvero stupido fare qualcosa di così significativo per una persona che è pronta a ferirti più volte, facendoti sempre un sacco male fino ad andarsene, ogni santa volta senza motivo. Lo faccio per me, per ricordarmi di tutto quello che è successo, di come l'ho vissuto. Rileggo gli estratti, leggo le date e penso: "questo l'ho scritto pensando a Jack" oppure "questo personaggio l'ho dedicato a Fabio". Mi ricordo di chi c'era, di cosa è stato per me, di come mi ha trattata o di come mi abbia cambiata. E voglio continuare a farlo, perché un giorno non ricorderò più niente di questi giorni e vorrei ancora poterli raccontare.

Non me ne va bene una perché sono una persona pretenziosa, ambiziosa, perfezionista, scassacazzo, idealista, "assoluta", risoluta, incontentabile. Non me ne va bene una perché è difficile farne una giusta con me, ed è solo colpa mia. C'è sempre qualcosa che non va, qualcosa che non mi basta, qualcosa che doveva essere diverso. Il problema è che vivo in un mondo che non esiste, creato ad immagine e somiglianza di quelle che sono le mie sensazioni. Le mie paure diventano reali, tremo sottopelle e con i miei stessi occhi vedo accadere cose che in realtà so che non sono vere. Quando mi batte forte il cuore per un bacio particolarmente riuscito o inatteso, provo sentimenti che, se non li avessi costruiti ad hoc con il mio assurdo modo di viverli, non esisterebbero altrimenti. Sono un po' come i pazzi psicopatici che hanno le allucinazioni, che le percepiscono e le sentono addosso come un lenzuolo, le vedono materialmente svilupparsi davanti ai loro occhi increduli. La mia fortuna è che non sono ancora pronta per un centro di riabilitazione psichiatrica e riesco a camminare per la mia strada, a testa alta, con accanto a me tutti i miei fantasmi ad accompagnarmi. Li vedo e li sento, so che sono qui con me ma so che non sono reali. E' un po' come indossare degli occhiali e vedere il mondo come se fosse scomposto su due livelli: io vivo in una realtà aumentata che non richiede marchingegni o psicofarmaci. Sì, sì, sono matta, ne sono consapevole.

Non ottengo quello che voglio perché la verità è che io non so cosa voglio. Quando ero piccola volevo fare il veterinario. Alla fine sono diventata un informatico, il peggiore degli informatici di quelli senza talento e senza passione, ma non sono triste per questo. Eppure non ne sono nemmeno felice. Un giorno voglio andare a vivere in Inghilterra perché è quella la mia strada; il giorno dopo mi innamoro di un pisano e penso che restare qui era il destino sin dall'inizio. Un giorno voglio fare l'insegnante, il giorno dopo anche in verità. Forse su questo sono stata abbastanza costante. Un giorno detesto i bambini e il giorno dopo penso che tutto sommato io vorrei averne almeno due e non sono spaventata al riguardo. Non ottengo quello che voglio perché quello che voglio non esiste: è solo una proiezione mentale innescata dalle frenetiche emozioni che io vivo ad una potenza spaventosa come guidare consapevolmente un'automobile a centottanta chilometri orari dritti contro un muro. Voglio un uomo che sia perfetto, che mi legga nella mente o che almeno mi dia retta e mi capisca se quello che vorrei percepisse a pelle glielo racconto a voce per facilitargli il lavoro, che mi riempia di amore e di attenzioni, complimenti e diverbi, che mi risponda a tono quando me lo merito e che faccia valere le sue idee se le crede assolutamente giuste. Ma d'altro canto se anche ciò accadesse, troverei in lui comunque una serie di difetti che mi porterebbe a perdere interesse nei suoi riguardi, annoiandomi. Ho realizzato che anche se non so cosa voglio davvero da un uomo, possiedo una lunghissima lista di cose che assolutamente non voglio perché sono fatta così, mi riesce più semplice trovare i difetti e le imperfezioni nelle cose, per il mio occhio ipercritico e lo spirito insoddisfatto che mi contraddistringue. E tutto questo non mi piace.

Non scrivo più niente perché non ho niente da dire. Non sono arrabbiata ma non sono felice; non sono disperata ma non sono nemmeno tranquilla. Provo una serie di sensazioni che si compensano lasciando che il totale sia un assoluto niente e non sono una persona a cui piace parlare del niente.

Vorrei essere arrabbiata, me lo merito; eppure non voglio e anche se volessi non ci riesco. Sono fatta male ma sono fatta così, con la consapevolezza di voler essere così. Un giorno però mi piacerebbe imparare ad essere paziente, a saper aspettare e controllarmi nel frattempo, senza dare in escandescenza in preda alle crisi di panico. Magari ho solo bisogno di qualcuno che mi compensi e che mi insegni, tenendomi la mano.
L'unica cosa che ho sempre saputo fare è perseverare con ostinata tenacia al punto da risultare una patetica ingenua: il mio miglior pregio; il mio peggior difetto.

mercoledì, maggio 20, 2015

Crisi di panico


Tienimi la mano, stringimela forte perché in questo burrone non voglio cadere né ora né mai.
Enormi onde di un mare incazzato quanto me si infrangono sugli scogli sottostanti. Un piede in fallo, un solo piede in fallo mi sta costando caro, troppo caro.
"Non provare a lasciarmi, sai?!"
Chiudo gli occhi e ascolto il rumore dell'acqua che mi sta costando una crisi di panico. Non riesco a respirare, la faccia schiacchiata contro le pietre che mi graffiano le guance, lo sterno che non riesce ad allargarsi per paura di uccidermi a causa dell'eccessivo movimento. E tu non puoi tenermi aggrappata a questa vita ancora a lungo.
Peso troppo, peso come un macigno, come quegli enormi scogli sotto di me; pesa la mia angoscia, il mio bisogno di vivere; pesa la mia paura di diventare marmellata per pesci, la mia stupida ingenuità. Un piede in fallo, un solo piede in fallo.
Avrei dovuto guardare a terra, come faccio di solito, invece che guardare per aria. Stupida! Stupida! Povera stupida!
Fossi credente penserei che morire in mare sia come raggiungere direttamente Dio: blu come la sua illusione, bianco come la sua schiuma, potrebbe essere la Madonna anche se chiaramente non lo è.
"Ommioddio, ti ringrazio!"
Due persone compaiono dietro di te, due uomini bruciati dal sole, con delle foltissime barbe grigie e delle mani enormi.
"Sei salva, Bi; siamo salve, Bi!"

Fortunatamente tutto questo non è mai successo ed io sto nuotando da sola, serena, senza nessuna crisi di panico.

giovedì, aprile 30, 2015

Puuung

Inesorabilmente distanti.
Anaffettivi, metodici, freddi, sbrigativi, superficiali, disattenti, schematici, meccanici, sintetici, cortesi.
Siamo ciò che non avrei mai pensato diventassimo: assenti, superflui, l'uno per l'altra; dal volersi all'evitarsi.
"Il tempo non fa il suo dovere e a volte peggiora le cose..."


Io amo tutto ciò che ora non siamo.

lunedì, aprile 27, 2015

Wanna Be Jarvis

Un sette in pagella, questo è quello che sono, quello che valgo.
Poco più della sufficienza, nel limbo dei mediocri, poco meno che valida.

Abbastanza, la parola che riempie le mie giornate, insieme a mai e sempre.
Non provo un sentimento abbastanza forte per te.
Sei sempre così ottimista, fiduciosa e paziente.
Non ti arrendi mai.
Non mi sono mai sentita abbastanza per te, perché non sono abbastanza.
Non è perché sono troppo riccia, troppo bassa, troppo sensibile, troppo intelligente. È che non sono abbastanza fredda, stronza, silenziosa, distante.
Con me è tutto meglio, il sesso, il dialogo, le cose condivise. Ma non sono abbastanza. Mi manca qualcosa, quel difetto che ogni giorno vedi in me. Forse è il nome, forse è la lealtà oppure semplicemente che non sono lei.
"Probabilmente è colpa del tempo, era presto", ma non credo sia vero. E anche se fosse, ora è il momento giusto? Esiste davvero un momento giusto?

Come un disco rotto, pezzi contro il muro, frantumato, con le tracce che non saranno mai più sincrone a suonare sullo stesso dispositivo. Come un disco che va riacquistato, nuovo, immacolato, e trattato con cura; inserito in un altro stereo, affinché possiamo tutti udire di nuovo quelle melodie, riprodotte da un'altra fonte e incise su un'altra sorgente. Nuovo, tutto candidamente nuovo.

Come quel sette in pagella circondato da otto e nove, solo in un posto che non è il suo, solo nella sensazione del "non essere abbastanza".
E se la pazienza, i sorrisi, le lacrime, il cuore, il cervello, il sesso, l'aria e gli sguardi non bastano allora è vero, non sono abbastanza.

Alla fine dell'anno avevo tutti otto, nove e paio di dieci. Ce l'ho fatta una volta ad essere quello che voi avete sempre voluto da me. Ce l'ho fatta una volta, quando remando contro la corrente delle voci di tutti che mi dicevano "non è possibile finire per giugno, il progetto e la scrittura della tesi", ad essere quello che io ho sempre voluto da me. Ce l'ho fatta anche quando in extremis ho vinto la gara contro quello che posso essere, che posso dare e posso avere, ottenendo il mio primo 30L.
Ce l'ho fatta diverse volte, con piccole stupide conquiste, superando grandi dolori e perdendo grandi gioie, posso farcela anche stavolta ad essere un po' un supereroe.

giovedì, gennaio 29, 2015

Un po' di sano pulp

Tutto le volte che ti sogno, mi viene voglia di strapparmi il cervello dal cranio e farmici una bella frittata. Solo nell'ultimo mese ne avrei fatto indigestione.

lunedì, novembre 24, 2014

The Importance of Being Dandy

Perché confondersi è troppo semplice, bisogna ammetterlo una buona volta, soprattutto quando non si ha nessuna intenzione di lasciarsi ingannare di nuovo da uno stupido abbraccio che scalda il cuore e tappa le orecchie; a maggior ragione quando si teme un sorriso troppo caldo che brucia le vene disperdendo in un attimo tutto il sangue che invece di dirigersi ragionevolmente verso il cervello, decide di concentrarsi nel busto. Perché confondersi e fraintendere è troppo troppo facile.
E' immediato quando ci si convince che adrenalina sia innamoramento, endorfina amore e progesterone noia.
"Tu che sei nei miei giorni certezza, emozione.
Nell'incanto di tutti i silenzi che gridano vita
sei il canto che libera gioia, sei il rifugio, la passione."
 Ma parliamo di noi. Noi non riusciamo a non farci prendere in giro, forse perché da qualche parte, magari in prossimità di quella selvaggiamente irrorata dal più caldo sangue esistente, noi, noi lo vogliamo davvero, ne abbiamo un maledetto, disperato bisogno. Le illusioni sono come le speranze e non riusciamo a vivere un giorno di più se non investiamo tutto su qualcosa, che sia più o meno sensata, più o meno giusta, più o meno sana, più o meno.
Il vero problema è che tutte le volte che abbiamo sotto mano qualcosa che crediamo essere una speranza, è troppo spesso solo un'inutile, frivola illusione.
"L'uomo più furbo del mondo fuma tre pacchi di sigari al giorno,
gli bruciano gli occhi dal fumo e dal pianto, come il pianto che non scenderà mai
per lei con cui non può più stare, per lei con cui non può parlare
perché lei uccisa dal rancore gli ha negato per sempre l'amore."
Ma come si fa a districarsi in mezzo a tutte queste bugie? Come si fa a capire quali silenzi sono essenziali e quali nascondono omesse verità? Io e te siamo uguali, solo che tu sei peggio; soprattutto perché tu sei una vera femmina, una di quelle che io non avrei mai voluto incontrare lungo il mio cammino; soprattutto perché tu sei quello che io ho deciso di smettere di essere; soprattutto perché tu hai avuto paura e per una volta io no, e ancora non ne ho.
"Your mouth is a revolver, firing bullets in the sky. Your love is like a soldier, loyal 'til you die. And I’ve been looking at the stars for a long, long time
I’ve been putting out fires all my life.
[...]
Days like these lead to; nights like this lead to

Love like ours. You light the spark in my bonfire heart.
People like us - we don’t ne
ed that much, just some -

one that starts, starts the spark in our bonfire hearts."
Arrivato al momento giusto, andato via al momento sbagliato. Mi hai dato solo il tempo di confondermi, che è quello che meritano le persone come me. Dodici giorni: il tempo passa e tu sei di nuovo fottutamente in ritardo, piccolo, imprevedibile dandy. E se tu sei l'amore, l'amore non esiste.



"L’amore non esiste,
è l’effetto prorompente di dottrine moraliste sulle voglie della gente;
è il più comodo rimedio alla paura di non essere capaci a rimanere soli.
L’amore non ha casa,
non ha un’orbita terrestre, non risponde ai più banali meccanismi tra le forze;
è un assetto societario in conflitto d’interesse: l’amore non esiste…
[...]
L’amore se poi esiste,
è quest’idea di attaccamento che ha l’uomo del mio tempo per le tante storie viste;
non esiste fare i conti, accontentarsi piano piano, di una vita mano nella mano.
[...]
Ma esistiamo io e te, e la nostra ribellione alla statistica:
un abbraccio per proteggerci dal vento, l’illusione di competere col tempo."

lunedì, novembre 03, 2014

CV

Avresti la capacità di scaricare su di me la colpa delle tue azioni, se solo ti riuscisse.

domenica, ottobre 26, 2014

Direi un otto

Siamo in autunno ormai da un mese, un autunno che ci sta concedendo il caldo sole almeno in poche ore diurne e che se avesse voluto, avrebbe potuto scaricarci addosso giornate intense e stracolme di pioggia, di vuoto e di niente.
Ma non ha molto senso abituarsi al calore umano ora che arriva l'inverno.
"Ma più di tutti sono drogati quelli innamorati che si strafanno di carezze e baci come noi due."
E' facile coccolarsi il cuore mentre si guarda a letto accanto a noi qualcuno che dorme e che in quel momento ha deciso di sceglierci, chissà per quale motivo.
E' facile lasciarsi andare alla dolcezza di portare, a quello stesso qualcuno, il caffè a letto, o andare a dargli un bacio per poi fargli una linguaccia mentre si va verso la cucina dicendo: "ti si raffredda il caffè se non ti muovi!".
E' facile aggrapparsi alle risate, al vedere totalmente se stessi nel corpo maldestro di un altro; è facile illudersi per un attimo di avere una coperta addosso, ora che è autunno, ma attento: l'inverno è freddo e il maestrale ci farà volare via la coperta da un momento all'altro.
"Now it's three in the morning and I'm trying to change your mind. Left you multiple missed calls and to my message you reply, "Why'd you only call me when you're high? Hi, why'd you only call me when you're high?""
Winter is coming, for each one of us.

giovedì, ottobre 16, 2014

Oggi piove e tu non mi saluti più

Sapete che cosa penso? Che ogni persona ottiene dalla vita quello che tutto sommato merita. Con questa frase lapidaria, non voglio in realtà dire che chi non ottiene nulla non merita nulla in assoluto e tutte le cose orribili che vi vengono in mente; il concetto che vorrei esprimere è forse troppo lungo e tedioso e va oltre lo scopo di questo post: mi limiterò, dunque, soltanto a riassumere gli aspetti necessari del mio pensiero al fine di poter concludere con la frase che in modo assoluto riassume lo stato d'animo e di questa giornata.
Non vi "attaccherò un pippone" immenso sul karma, soprattutto perché se non siete in alcun modo d'accordo sul fatto che le vostre azioni avranno una ripercussione in modo esattamente proporzionale a livello di intensità e fattore bontà/cattiveria del vostro agire sulla vostra vita, smetterete di leggere. Oddio, non è che tutto sommato me ne importi qualcosa in generale, ma in questo caso specifico mi piacerebbe davvero che continuaste fino alla fine.
Sebbene tutti vorremmo che la nostra vita fosse perfetta e meravigliosa sotto ogni punto di vista: economico, lavorativo, sessuale, amoroso, etc., tutto ciò non è spesso possibile quindi prima ci rassegniamo e meglio è per la nostra sanità mentale.
Appurato questo, ci sono esatti istanti della nostra esistenza in cui deve accadere qualcosa, con o senza il nostro permesso. Io sono dell'opinione che a tutto c'è un motivo, e anche se spesso vorremmo spaccare a cazzotti un muro imprecando chissà quale Dio in cui nemmeno crediamo, blaterando cose come "ma chi cazzo me l'ha fatto fare? perché mi merito tutta questa sofferenza?", anche quei momenti hanno un motivo di esistere. Un motivo che sicuramente su due piedi non capiamo, ma che un giorno sicuramente ci sarà chiaro, se ci interessa davvero dare alla nostra vita la svolta migliore che possa avere.
Appurato anche questo, ho appena realizzato che nello scorso anno, con molta fatica, impegno e sofferenza, ho predisposto le basi per quello che tutto sommato è attualmente il mio presente. Dopo essermi fatta un culo immenso studiando giorno e notte, sono riuscita a maturare un numero sufficiente di crediti tale da poter richiedere la borsa di studio per la tesi all'estero, cosa di cui vi ho ammorbato le palle da settimane a questa parte. Inoltre, la media degli esami che ho sostenuto, è tutto sommato molto alta quindi sono abbastanza speranzosa di poter lasciare l'Italia con duemila euro a disposizione per potermi pagare il soggiorno di circa quattro mesi a Sheffield (me ne vado anche senza i soldi, sia ben chiaro).
Concludo tutto il sunto dicendo che per la mia visione delle cose, questo è tutto quello di cui al momento io avevo davvero bisogno: smettere di appoggiarmi ad una persona di riferimento e rendermi conto che non sono un'idiota che non vale quattro soldi e ha bisogno di stare con qualcuno per poter avere l'autorizzazione morale a fare la casalinga visto che è troppo impaurita dal mondo esterno fatto di responsabilità; realizzarmi professionalmente; smettere di avere paura di laurearmi perché anche se non mi laureo ho un ragazzo che mi ama; smettere di avere paura di rischiare; decidere di andare in un posto in cui si parla una lingua che tutto sommato al momento parlo soltanto sommariamente stile modalità di sopravvivenza. Avevo bisogno di questo, e avevo bisogno di ottenerlo da sola, senza il supporto di nessuno, senza qualcuno che gioisse con me perché una coppia condivide non solo i dolori ma soprattutto le gioie.
Dall'alto della mia presunzione, perché in momenti come questi è necessaria a trattenermi con il culo su quello che ho ottenuto anziché correre da te che sei la persona di cui, nonostante l'immensa merda reciprocamente lanciata, non riesco a fare a meno, penso che probabilmente l'unica cosa di cui tu abbia bisogno in questo momento è farti prendere per il culo dalla tipa che adesso ti scopi, a cui piacciono gli uomini "maturi" che "fanno cose fiche con la matematica", venuti prima di te e che stanno ancora raccogliendo i cocci di se stessi.
Perché se mi odi, se hai deciso che sono una persona così spregevole che non merita nemmeno il tuo saluto, che hai cancellato da ogni minimo angolo della tua vita e che probabilmente preferiresti morisse o non fosse mai esistita, allora ti meriti tutto quello che hai seminato e che con la tua stasi stai forse ancora seminando.
Questo è quello che vorrei pensare, per sentirmi arrabbiata e quindi autorizzata ad inveire contro di te. Ma la verità è che sono solo dispiaciuta dell'esistenza di tutto questo inutile rancore.

domenica, settembre 07, 2014

Parliamo del mio tao

Ci sono cose assolutamente giuste e altre assolutamente sbagliate. A dire la verità, non sono per niente convinta di questa cosa ma se anche fosse così, io non ho mai davvero capito che differenza ci sia. La madre di un mio amico ha detto una cosa molto intelligente, su cui non mi sento di dissentire: "non ci sono persone giuste o sbagliate per la vita di qualcuno, ci sono persone che in quel preciso istante devono essere lì, o devono andare via, perché è ciò di cui in quel momento si ha davvero bisogno."

Ci sono alcune cose che interagendo fra loro non generano altro che attriti, inutili, fastidiosi, dannosi attriti; attriti che ti lasciano una sensazione di bruciore e di fastidio che sai essere solo colpa tua e del tuo non voler "dire le cose perché se no pare brutto".
Ci sono cose che ti aspetti, che vorresti si verificassero non perché ti sono dovute ma perché sarebbe bello se ci fossero. Cose che restano sospese nel giorno, che galleggiano nella notte, come la tranquillità di un abbraccio o la considerazione del sapere che sei lì anche tu, che non sei un fantastico giocattolo. Cose che smorzano l'ansia, che tranquillizzano una persona, che riducono l'ansia da prestazione perché dobbiamo sempre essere ancora più belli, ancora più attivi, ancora più soddisfacenti, ancora più virili, per consentire agli altri di giudicarci sempre e comunque.

Poso le mie scarpe con il tacco otto e mi sento incredibilmente soddisfatta nel ricordare che ci ho camminato tutta la sera, sufficientemente alticcia. Mi sento un po' meno soddisfatta nel ricordare che non importava a nessuno cosa indossassi. Riacquisisco tono pensando che io sono come nessuno, anche a me non importa nulla degli altri, soprattutto in questo momento.

Sarei ipocrita se ti dicessi che tutto quello che ho scritto è vero.
La vita è un po' come questi scritti, tutto sommato va interpretata perché non esiste un'unilaterale verità, un'essenza assoluta, un'imprescindile correttezza nell'analisi degli eventi. Puoi leggere e pensare che parli di te, decidere che quel passaggio preciso ti riguarda e va interpretato esattamente come pensi. Potresti avere ragione, ma sai che ti dico? Non me ne importa niente. Tiraci fuori quello che vuoi, ignora quello che ti ferisce, tralascia quello che è importante. Restano solo un mucchio di inutili parole che mi aiutano a fare ordine; non sono qui per te, per soddisfare la tua voglia di sapere, ma sono qui per me, per il mio bisogno di analizzare e condividere ignorando il destinatario. E' un po' come uscire in strada, raggiungere il centro della piazza e iniziare a gridare quello che vorresti che il mondo sapesse, un po' per narcisismo, un po' perché quando smetti e noti che la gente ti guarda con un sopracciglio alzato, ti senti incredibilmente incompreso e stai mille volte meglio dell'attimo prima.

mercoledì, agosto 06, 2014

Doppia vita, inevitabile se si è infelici

Ho bisogno di qualcuno che viva con la mia stessa musica triste nella testa, di qualcuno che non abbia davvero bisogno di chiedermi "come stai?". Ho bisogno di te, ovunque tu sia.
Ho bisogno della percezione di te che ho accuratamente costruito negli anni, iniziando con un infantile colore di occhi e di capelli, concludendo con l'ultimo difetto aggiunto alla lista degli "assolutamente no".

"If you love me with all of your heart.
 If you love me, I'll make you a star in my universe."
(Angus & Julia Stone, For you)
 
Ho un gravissimo problema che si è manifestato un paio di mesi fa: ho un'immensa voglia di scrivere, di spiegare in modo dettagliato tutto quello che vorrei trasmettere, sperando che anche solo una infinitesima parte possa giungere al lettore esattamente come l'ho percepita, eppure non ci riesco. Tiro fuori queste frasi insulse, che quando le rileggo mi danno da pensare: "ma che merda è?". L'informatica mi ha conferito un dono della sintesi che in questi momenti vorrei poter buttare nel cesso.

Mi è capitato spesso, in passato, di pensare di aver trovato quello che cercavo.
Forse lì per lì avevo anche temporaneamente ragione - ah, beata ingenuità -, solo che io sono cambiata tantissimo in dieci anni al punto che quando ripenso a tutto quello che è stato, nemmeno mi riconosco. Per cui mi chiedo: "di cosa ho bisogno per essere felice?"

Dai quindici ai ventidue anni ho cercato qualcuno che potesse farmi sentire migliore di quel che ero. Ho creduto di aver trovato l'uomo della mia vita in uno scapestrato salernitano, il mio primo vero ragazzo, che un giorno mi ha mollato a causa del mio voto di maturità, troppo alto per poter stare con lui. Mi ha mollato tantissime altre volte, a causa di tantissimi inutili motivi ed io sono sempre stata troppo idiota per non tornare da lui strisciando.
Sono convinta che tutti i miei ragazzi a seguire hanno dovuto patire questo segno che mi sono portata inevitabilmente dietro. La mia parola, come è stata la sua all'epoca, aveva perso completamente valore. Lasciavo il mio compagno per il semplice bisogno di cambiare: la situazione diventava insostenibile, cercavo disperatamente e invano di far arrivare il messaggio, mollavo. Iter che è stato la base delle mie successive relazioni. Non mi sono mai resa conto di cosa potesse voler dire questo percepito dall'altra persona. Probabilmente li devastava, come aveva devastato me. Adesso vi dico anche perché ho reiterato questo comportamento: nessuno dei miei fidanzati tornava da me pregandomi di parlare, di chiarire. Mi sono arresa all'idea che non valgo così tanto e adesso sto molto molto meglio.
Successivamente ho riposto troppa fiducia in una relazione sbagliata, difficile, come il ragazzo con cui l'ho impostata. Una persona cattiva, mendace, che godeva nel distruggere tutto ciò che ruotava intorno a lui. Un manipolatore che si divertiva a giocare con le persone e che non ha mai avuto il coraggio di essere un uomo, nemmeno l'ultimo giorno insieme.

Dai ventidue ai venticinque anni ho impostato la mia vita sul divertimento: avevo un disperato bisogno di essere felice, di sentirmi spensierata, viva.
Ero alla ricerca di sensazioni forti, che sconquassano lo stomaco e ho avuto la fortuna di incontrare qualcuno che nonostante tutte le difficoltà, ha reso quel periodo brillante e indimenticabile. E' stato un pessimo compagno, ma nonostante tutto è stato un ottimo alleato. Mi ha reso una persona libera e mi ha fatto apprezzare l'importanza di esserlo.

Adesso ho ventisei anni, chiudo un altro capitolo e realizzo che quello che cerco probabilmente non lo troverò mai. Non so come sentirmi al riguardo. Probabilmente dovrei sentirmi triste, sconfortata, impaurita. Eppure non mi sento così. Mi sento solo un po' vuota, ma tutto sommato tranquilla. Quello di cui ho bisogno non esiste se non nella mia testa. Questa distorsione della realtà, sebbene sempre presente, si è accentuata l'anno scorso, quando la mia ultima relazione ha iniziato ad andare alla deriva senza un motivo apparentemente valido, così ho realizzato che probabilmente fosse già destinata ad essere quello che poi è stata. Ogni volta che pensavo ad un incontro, ad un chiarimento, ad una discussione con lui, era sempre completamente diverso da quello che succedeva. Ho vissuto due relazioni scorrelate ma parallele con lo stesso uomo, ed è stata quella non reale a regalarmi con lui un orribile anno che potevo tranquillamente risparmiarmi troncando il rapporto molto prima.
E' la stessa visione non reale che tuttora mi fa venire voglia di cercarlo, che mi fa percepire la nostra storia come "non convenzionale", come qualcosa di speciale e da preservare. Ma non è vero, non è vero niente. E' una relazione come le altre. Nessuno dei due ha niente di speciale, nessuno dei due ha fatto niente di speciale. E' tutto terribilmente convenzionale e le storie finiscono, quindi finisce anche questa.
E' la stessa visione non reale che tuttora mi fa venire voglia di cercarlo, e come tutte le volte quando lo cerco non va mai niente come ho immaginato fino all'attimo precedente. Svilente, vero? Sì, lo è. Credo che sia profondamente sbagliato aspettarsi qualcosa e rimanere delusi dal fatto che non si verifica, ma credo che sia anche inevitabile costruirsi una visione dell'altro meno dura di quella con cui si deve convivere nella realtà. E' un meccanismo di difesa che ci rende il distacco pressocché impossibile, per questo sono ancora ad inciampare nel pantano da due mesi a questa parte. E' davvero arduo accettare il fatto che quello che credevi fosse la vostra storia, il tuo innamorato, il vostro rapporto, in realtà non esiste, non è mai esistito e mai esisterà.

L'amore rende ciechi, stupidi e deboli, con me ha sempre avuto vita molto facile ed è per questo che ne ho sempre avuto paura. Le persone sfruttano la buona fede del prossimo, mentono, tradiscono, omettono. Poi urlano, alzano le mani. A volte accecati dalla rabbia uccidono.

"Piantala con questi mostri, Michele. I mostri non esistono.
I fantasmi, i lupi mannari, le streghe sono fesserie inventate per mettere paura ai creduloni come te.
Devi avere paura degli uomini, non dei mostri."
(Niccolò Ammaniti, Io non ho paura)


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Inizia agosto e finisce il mio rapporto con te.
Buone vacanze, ci sentiamo quando avrò voglia di scrivere di nuovo.
 
 
 

giovedì, luglio 03, 2014

Chiudiamo la finestra



Sprechiamo la maggior parte del nostro tempo a rincorrere persone che non meritano un decimo di quel che diamo. Sperperiamo energie, soldi, lacrime, progetti dietro la cosa più sbagliata su cui si possa investire.

E' come se le persone giuste, quelle leali e sincere, quelle che ci vogliono bene da morire, non meritassero niente di quello che siamo in grado di offrire, altrimenti sarebbe tutto troppo bello e pienamente corrisposto e non avremmo nulla di cui lamentarci. Preferiamo inseguire per anni, decenni, il nostro vacuo ideale di felicità, senza davvero sapere cos'è e dove possiamo trovarlo.

Eppure tutti vogliono essere felici, persino coloro che passano tutto il tempo a piangersi addosso e a frignare con l'amico che cercano solo quando sono soli e gli fa comodo la presenza di un'altra persona. Ma lamentarsi, autocompatirsi e farsi compatire è così stimolante!

Vogliono essere felici anche coloro che hanno davvero fame d'amore, che ne hanno bisogno più degli altri per colmare quanto di più caro è venuto a mancare. Eppure anch'essi continuano a fare soltanto l'unica cosa che meglio gli riesce.

Anche io voglio essere felice ma sono così idiota che mi ostino ad aspettare alla finestra, quando non c'è palesemente niente da aspettare. Mo' la chiudo va', ché fuori fa freddo.

domenica, giugno 22, 2014

L'amore è solo questione di fortuna (ed io sono una sfigata!)

L'amore è una cosa di cui parlano tutti, anche chi forse non se lo può permettere.
Lo descrivono con gli appellativi più contraddittori eppure forse tutti molto veri.

Qualcuno lo definisce la cosa più sbagliata che si possa far entrare nella propria esistenza, ma credo che principalmente questo sia colpa delle persone di cui ci si innamora, del fatto che si scelgono sempre quelle sbagliate o del fatto che tutte le persone sono, in fondo, un po' sbagliate.
Qualcun altro lo definisce come l'esperienza più mirabolante che si possa mai vivere, come qualcosa che sa cambiarti la vita, che sa darti tutto quello che tu da solo non potrai mai ottenere; come un riempirsi, un completarsi, un non avere più fame e rilassarsi con il senso di sazietà; come un dar senso a qualcosa che in trent'anni interi un senso non ha mai avuto.

Sono interpretazioni, sono visioni e credo che siano tutte più che ragionevoli, di una cosa che non ha nessuna forma standard e nessuna classificazione da vocabolario.
Molto spesso l'interpretazione positiva è derivata da una mera questione di fortuna.
Possiamo essere le persone migliori di questo mondo, che hanno passato l'intera esistenza a correggersi, a crescere, a migliorare per poter essere persone con sempre meno problemi e sempre più piacevoli, ma se hai sfiga non hai molto da poter sperare.
La tua fortuna potrà essere solo quella di poter vivere di felicità riflessa, quella derivata dall'aver fatto aprire gli occhi alle persone che si sono scontrate in malo modo con la tua vita, che ti hanno prosciugato di ogni respiro e di ogni progetto, per poter far capire loro che sono persone fortunate e che possono essere davvero felici: basta solo volerlo.

Un giorno posso essere felice anche io, devo solo avere più fortuna e trovare qualcuno che mi ami o faccia per me almeno 1/10 di quello che merito.

giovedì, giugno 19, 2014

Linus

Ho appena voltato le spalle a quella che fino a ieri era casa mia, zaino con dentro un po' di cibarie e due rivoli di lacrime lungo le guance. Era ora di partire, mamma me lo aveva detto che un giorno sarei diventato un uomo, eppure mi ero tanto affannato per riuscire a procrastinare questo momento.
Tira un vento leggero e l'odore del grano mi fa pensare alla birra, al fatto che ne vorrei almeno due litri per poterci immergere la testa e affogarmi. Non riesco a voltarmi indietro, così mi incammino.
Ho portato con me una bussola con la speranza di non perdermi, anche se di fatto non ho bene idea di dove devo andare.

"E' ora di crescere", mi ero detto mentre ripiegavo il sacco a pelo. Ma a che pro?
Non posso continuare a guardare il mondo con gli occhi grandi e brillanti di un bambino?
Non posso continuare a sorprendermi della cattiveria che arma le mani delle persone?
"E' ora di crescere". Mah, fuori farà sicuramente freddo, così ho portato una coperta.

Sento piangere mia sorella e diventa quasi un sottofondo che si mescola con il soffiare del vento. Il vecchio del paese mi guarda andare via, con il suo gracile peso gettato sulla vanga che impugna; muove leggermente l'angolo della bocca, ad accennare un sorriso che non può più permettersi, e mi guarda finché riesce senza scostare il capo.
Il vento si è portato via il dolore di mia sorella. Forse un giorno riuscirà a farlo anche col mio.

giovedì, aprile 10, 2014

Non sentirsi mai abbastanza

Ho sempre pensato che le donne fossero delle privilegiate, rispetto agli uomini.
Hanno un sacco di modi per potersi migliorare. Per loro hanno inventato i tacchi, il trucco, la permanente, la piastra, la ceretta, la pinzetta per le sopracciglia e molte altre cose.

Ripensandoci a mente fredda, io non sono più così sicura che questo sia un vantaggio rispetto all'altro sesso.
Guardando, seduta su un pavimento gelido di un atrio di un enorme e vuoto edificio, la gente camminare e la loro vita scorrere, ho realizzato che il vero motivo per cui alle donne è stato dato tutto questo è completamente diverso da quello che credevo.

Per le donne hanno creato i tacchi, perché fossero più alte di quello che sono; il trucco, per poter migliorare il loro aspetto e camuffare i loro difetti; la permanente, per poter diventare ricce se hanno un compagno che le preferisce in quel modo, o la piastra, per poter accontentare i fan del piatto; la ceretta e tutte le altre diavolerie per togliere ogni minimo pelo superfluo, per rendere il loro corpo inappuntabile.

Le donne sono destinate ad essere, a causa del mero egoismo maschile, costrette a non sentirsi mai abbastanza. Mai abbastanza per quello che sono davvero, per quello che valgono, per quanto si impegnano, per l'amore che difendono.

sabato, novembre 09, 2013

Schiava d'amore

Il giorno 8/7/13 scrissi:
"Cosa è in grado di fare un uomo per amore? Tutto.
Non credo davvero che ci sia qualcosa che non sia disposto a fare, niente che con un po' di impegno sincero non sia in grado di fare.
Un uomo per amore scalerebbe montagne a mani nude, superando la paura delle vertigini, quella di cadere e di sentirsi piccolo confrontato con il mondo.
Si tufferebbe in acque pericolose pur di non deludere la sua bella.
Credo che imparerebbe perfino a cucire, per amore."


Le rileggo, a distanza di 4 mesi.
Le rileggo e mi chiedo se davvero le cose funzionano così.

Davvero un uomo per amore è in grado di fare tutto? Probabilmente no.
Probabilmente, però, una donna, per amore, è in grado di sopportare tutto.

Sopporta le menzogne e perdona ripetutamente.
Veste il molteplice ruolo di donna, suddividendosi in madre, compagna e puttana.
Talvolta, è disposta ad illudersi che un giorno, quel bugiardo, potrà amarla davvero; che un giorno, quel bugiardo, deciderà di affrontare per amor suo la più grande paura: crescere.

Ma è davvero necessario che la donna debba sempre ridursi al ruolo di schiava d'amore?
E' davvero inevitabile?