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sabato, settembre 18, 2021

Mi auguro sia un ritorno

Non ho scritto nulla su queste pagine per circa 3 anni.
Guardo la lista dei blog che seguo, qui a destra, e noto che è stato un destino comune.

Senza parole? Senza tempo? Senza speranza? Cosa siamo diventati?

Oggi è il 18 settembre 2021. Sono cambiate tante cose intorno a me e dentro di me.
Ho cambiato città, lavoro, compagno di vita, ambizioni e progetti. Sono morta e rinata come spesso mi è successo, mi sono reinventata per bisogno o voglia, mi sono ricostruita da zero e forse, alla conclusione dell'anno di transizione che si è appena concluso, è tornato anche il mio bisogno di esprimermi per meglio affrontare l'anno di assestamento che è appena iniziato.

Troppo sola? Troppo confusa? Troppo spaventata?

Sicuramente sono una persona al momento con tante domande, con tante difficoltà e sempre, indiscutibilmente e inspiegabilmente, con tanta rabbia.

Rileggevo i posti degli scorsi anni e mi ci ritrovo ancora, li rileggo e provo la stessa sofferenza di allora ma non la stessa gioia, nei rari casi in cui ho scritto un post non deprimente.

La mia vita si muove a cicli: ho scritto un post in cui desideravo avere un amico con cui passare il mio tempo e le mie giornate e il bisogno è ancora presente; ho scritto un post nel 2015 in cui elogiavo settembre come mese spartiacque in cui celebrare il nuovo anno e qualche giorno fa mi sono ritrovata a ricordarlo; ho scritto un post, forse anche più di uno, circa il bisogno di non rovinare le mie storie d'amore e mi ritrovo ancora oggi a chiedermi il perché di certe manie di autodistruzione che mi appartengono da, ahimè, sempre.

Vorrei poter scrivere con lo stesso trasporto di anni fa ma sono soltanto più stanca e più affranta, quasi incapace di provare una sensazione profonda, che mi arrivi dentro e mi scuota in modo definitivo.

L'unica vera, disarmante e feroce emozione che sono stata in grado di provare quest'anno ad agosto è stata a seguito della perdita di qualcuno per cui provavo, e provo tuttora, sentimenti molto controversi. Dentro di me si è creato un buco nero che ha fagocitato tutta la felicità che è derivata da altri lieti eventi; dentro di me si è stabilizzato un silenzio glaciale e angosciante perché chi ai miei occhi aveva il compito di risollevarmi aveva a sua volta bisogno della stessa cosa per cui ci ritroviamo ora come isole bagnate dallo stesso mare in tempesta.

domenica, febbraio 19, 2017

Buon non San Valentino

Oggi non è San Valentino, non ci sono regali, bei vestiti e cene di gala. Non ci sono gli occhi innamorati, la pazienza di chi sa aspettare e le promesse tanto sentite. Non ci sono parole che riempiono i silenzi ma ci sono silenzi sempre più profondi, lunghi e lugubri che scandiscono le parole.
Perché oggi non è San Valentino, non c'è niente da festeggiare e niente da ricordare. Non occorre ricordare cosa significa amare, ascoltare e perdonare, non è un giorno di festa oggi e tutti questi inutili convenevoli non esistono: i gesti speciali sono da riservare soltanto alle giornate speciali.
Oggi è una giornata come le altre, rovinata come le altre, esasperata dalla sua stessa esasperazione. E' un'altra giornata come le altre, che si sarebbe potuta recuperare con il dialogo e un abbraccio e invece è stata un'altra giornata buttata soltanto perché oggi non era San Valentino.

venerdì, agosto 19, 2016

Hero

So let me go
I don't wanna be your hero
I don't wanna be a big man
I just wanna fight like everyone else


La verità è che ho paura, più invecchio e più ho paura. Ho qualche reminescenza di quello che sto scrivendo adesso, come se l'avessi già ripetuto, non lo so. Ci sta. Se così fosse, lasciatemi stare perché ho bisogno di ridirlo di nuovo: ho paura.
Ma credo che sia molto più utile ammetterlo, una santa buona volta, anche due se necessario, anziché mostrarsi dei crepati bronzi di Riace; ferite presenti nel cuore, nelle ossa e più passano gli anni più diventano tangibili anche i danni cerebrali. Jack, avevi ragione: quando diventerò vecchia probabilmente sarò una vecchina adorabile. Mi sento quasi una rammollita.
Non sono mai stata così legata ai miei genitori in ventisei anni di esistenza come negli ultimi due appena trascorsi. Sono il mio pensiero al mattino, l'ultimo quando mi corico e costantemente quando mi chiama anche mentre sono in atteggiamenti, ehm, privati, per chiedermi perché ho comprato le acciughe invece delle alici.
Li adoro e spesso quando sono lontana e li penso, piango. Piango perché non riesco a gestire le mie paure. Se penso al giorno in cui non ci saranno più, credo che non riuscirò a reggere il trauma e me ne andrò con loro, forse più lentamente. E non ce la faccio a sopportare la sensazione che si impossessa di me, divorandomi. Perché sì, sono diventata una rammollita.
Sono passata dall'essere una menefreghista audace ed impavida, rabbiosa e collerica, ad una buonista che non riesce nemmeno più a sfogare la sua frustrazione e si chiude nelle parole che non è in grado di pronunciare e piange. Fiumi di lacrime, lacrime di gioia, di rabbia, di delusione, di insoddisfazione, di paura.
Senza controllo. Sono ritornata ad essere assolutamente senza controllo. La differenza che adesso l'unica persona che muore sotto assedio sono io, il che rispetto a prima è comunque più "sano". Anche se boh, definire sane certe cose che faccio sembra veramente come volersi prendere per il culo da soli con la consapevolezza di quel che si sta facendo e si parla allo specchio, intavolando discorsi per poter riuscire ad intortare anche l'ultima parte sana di quel che mi rimane.
La verità è che ho paura perché sono maledettamente insicura e stupida. E affamata e avida di certezze e amore che riescono a colmare in modo molto maldestro la voragine che a volte mi si spalanca dentro, soprattutto dopo aver vissuto momenti particolarmente felici o emozionanti. Perché una volta che sei su, giù ci devi tornare e più in alto cadi, più male ti fai. Devo imparare a cadere, anzi devo imparare a scendere, più che a cadere. Come quando dal mio soppalco scendo le scale invece di saltare di sotto. E' in effetti molto più normale, no? Qualcosa c'è di normale c'è rimasto, a quanto pare: bisogna solo sapere cercare e accantonare il mucchietto di stranezze, paranoie e insicurezze che mi compongono.
Ho un altro grosso difetto che coesiste con la mia corrispettiva parte sana: mi sento così sbagliata. Troppo precisa, troppo strana, troppo in un sacco di versi di cui il novanta per cento sono negativi e il restante dieci per cento sono probabilmente talmente eccessivi e fastidiosi che se non sono negativi, io li faccio diventare. E piango. E quando trovo qualcuno che probabilmente dice il vero, che mi adora in quanto complesso di bizzarrie io non gli credo. Come può davvero qualcuno potermi volere davvero per quello che sono? Per l'insopportabile pesantezza in cui ogni tanto ricado, per l'imbarazzante quantità di cose che non riesco ad affrontare, di cui non voglio parlare, a cui non voglio pensare, per la follia con cui spesso rovino dei bellissimi momenti solo perché le mie sensazioni negative dettate troppo spesso da un'incomprensione prendono il controllo della situazione e chiudono le porte della mia persona al mondo intero, per un sacco di altre cose che mi rendono così instabile al punto di non voler accettare che anche io forse un po' lo sono, instabile.

So let me go
I don't wanna be your hero
I don't wanna be a big man
I just wanna fight with everyone else

Vorrei potercela fare, per una volta, a non rovinare un bellissimo amore solo perché ho troppa paura di essere felice. Una cazzo di volta. Una cazzo di volta che ha il sapore di quella definitiva. Una cazzo di volta in cui ho investito tutto sin da subito. Una cazzo di volta in cui ci ho voluto credere così tanto che non ho avuto paura di perdonare uno sbaglio maldestro. Ecco, forse dovrei ricordarmi queste parole tutte le volte che perdo il controllo della situazione e sento il bisogno di trovare una conferma che non trovo, ovviamente, del fatto che chi ho davanti mi ferirà, mi tradirà, mi abbandonerà; soprattutto perché a furia di cercare qualcosa che non esiste, visto che ogni volta sembro volerla con tutte le mie forze alla fine riesco a materializzarla. Riesco a materializzare le ferite, i pianti, i no, le delusioni, gli allontanamenti. Posso, una volta, una sola cazzo di volta, accettare che magari davvero non esiste niente che devo trovare, prima che sia troppo tardi?

Baby needs some protection
But I'm a kid like everyone else

Tiro un sospiro di sollievo e ti abbraccio, in un fiume infinito di lacrime e singhiozzi. Le scuse non saranno mai abbastanza a riparare al danno con cui con i 'mi dispiace' ho provato finora a mettere le pezze, ma tu mi sorridi e dici che non è niente, che non è successo niente, di non preoccuparmi, che non fa niente. E mi aiuterai, perché tu sei tutto quello che io spesso non riesco ad essere: il sorriso e gli occhioni verdi che diradano le nuvole all'orizzonte, la positività e l'ottimismo che ogni giorno ti invidio e che solo con te accanto sono in qualche modo un po' anche miei, la voglia di cercare invece le cose belle, le cose buone per cui vale davvero la pena non farsi abbattere dai momenti di debolezza, la convinzione del momento in cui abbracciandomi mi hai detto "quando smetti di voler essere perfetta, lo sei davvero", la tranquillità del tono della voce e la spensieratezza che a volte ti rimprovero e che invece no, è una delle cose migliori che hai, cazzo!, le braccia forti e grandi in grado di cullare il mio animo in guerra e pulire via dalla polvere e dal sangue quello che resta su quel disperato campo di battaglia che sono.

Il motivo per cui non ha senso per me lasciare questa infelice ma bellissima città è la mia concezione di quello che per me è famiglia e anche se al mio briciolo di orgoglio tempestato di insicurezze luccicanti non piace quello che sto per scrivere, tu ora sei parte della mia famiglia. E non serve a niente trasferirsi in un altro posto perché io e te viviamo entrambi in un altro paese, nella nostra formidabile, sconfinata, America. E sì, è prematuro, è stupido, è irrazionale, non è per un cazzo in linea alle tempistiche ed è rischioso, ma io ti amo America, con tutta la mia parte sana e con tutta quella instabile, con i miei momenti di gioia e simpatia e con quelli di profondo sconforto, con la mia forza e le mie debolezze, con tutto quello che sono con te e senza di te. Anche se con te sono praticamente invincibile, perché sei la balaustra che si materializza quando affacciandomi rischio di cadere, e mi salva, silenziosa, senza farsi notare come se fosse sempre stata lì e rischiare di cadere fosse stata solo un'allucinazione.

domenica, febbraio 14, 2016

Buon San Valentino, "uomo che non esiste"

Avrei voluto scriverti molte volte ed altrettante ho sognato di farlo. Mi sveglio in piena notte e controllo la nostra conversazione da tempo archiviata: non c'è niente. Tiro un sospiro di sollievo ma mi sento sempre, ancora, un sacco triste.

Vorrei scriverti che mi dispiace, mi dispiace per la promessa che ti ho fatto e che non ho mantenuto. Una promessa che forse tu nemmeno ricordi ma io sì, ultimamente quasi ogni giorno. Ti avevo promesso che niente sarebbe cambiato se non avesse funzionato tra di noi, che sarei rimasta tua amica. Ma ho mentito e la promessa se l'è portata via il vento e un po' anche la rabbia e la delusione.

Vorrei dirti che mi dispiace, che mi dispiace non averla mantenuta, che non l'ho dimenticata e che sono fortemente rammaricata di aver preso un impegno che ora non posso rispettare. Forse un giorno tornerò, chissà. E saremo amici, perché ti ho voluto bene davvero, come ne ho voluto a pochi, e la motivazione per cui sono venuta meno alle mie parole è che, nonostante i lunghi mesi passati senza averti più accanto a me o sentire anche solo il suono della tua voce, ti voglio ancora troppo bene per starti vicino senza desiderare di averti.

Spero che tu abbia smesso di leggere il mio blog, così queste parole resteranno su queste pagine che per me non sono altro che un diario che utilizzo quando sto male e ho bisogno di parlare con qualcuno senza dovermi sorbire la sua opinione in cambio, quando sento il bisogno di essere semplicemente ascoltata ma soprattutto capita.

Vorrei dirti un sacco di altre cose che non hanno più senso di esistere, cose che penso oggi ma poi non penso più domani. Vorrei dirti che ti odio, che sei fra le persone che più mi hanno ferita, giocando con i miei sentimenti e denigrando la mia persona riducendola ad un cumulo di polvere senza autostima che si è lasciata portar via dal vento, e ancora faccio fatica a trovarmi, in me stessa e negli occhi di un altro.
Vorrei dirti che sono ancora innamorata di te, ma che in realtà io non so chi sei perché tutto ciò di cui mi sono innamorata si è rivelato non essere vero, ed io sono ancora qui a sedermi su una pila di vecchi ricordi chiedendomi cos'ho fatto di male perché andasse tutto in rovina senza motivazione ma realizzando che l'unica cosa sbagliata a mia discolpa è stata darti la possibilità di entrare e distruggere tutto quello che era dentro di me.
Vorrei dirti che non ti odio, ma non è vero, e quando lo penso mi dispiace avercela ancora con te perché detesto portare rancore, è faticoso, ma è l'unica cosa che meriti: il mio disprezzo.

Vorrei dirti che nemmeno meriti che io mi senta dispiaciuta, che dopo tutto quello che mi hai fatto io non ti devo proprio niente, che spero che tu sparisca, lontano, in un angolo della mia mente e del mio cuore, il prima possibile, che non meriti niente, nemmeno queste inutili, stupide parole.

Eri completamente scomparso negli ultimi tre mesi, dai miei pensieri, dai miei gesti, e sei riapparso all'improvviso senza motivo. Non riesco più a rientrare a casa senza guardare la bici sperando di trovare qualcosa, senza immaginarti davanti alla porta ad aspettarmi. Ma la verità non è questa, la mente gioca spesso brutti scherzi ma riesco sempre a tornare nel mondo reale ricordando tutto e riuscendo ad allontanarti sempre di più, perché tutto questo che ho appena detto lo farebbe solo l'uomo innamorato di me di cui io sono ancora innamorata che, per l'appunto, è un uomo che non esiste.

mercoledì, gennaio 06, 2016

Evoluzione da tesi magistrale a tesi di dottorato

Quando la tua tesi passa da "costruiamo un modello superfico a manina!" a "porcocazzo ci ho messo due mesi ma com'è bello!" a "ti rendi conto che tiro fuori 3milioni di dati che non posso nemmeno analizzare perché mi hanno dato un solo computer con 8 core e 64GB di RAM che mi fanno aria?!" a "ma dai, scriviamo del codice parallelo in questo linguaggio di merda che nemmeno mi ricordo come si fa buttando un'altra giornata della mia vita!" a "ma perchè cazzo non parallelizza uno stracazzo di nulla?!?" a "io non voglio fare il programmatore."

venerdì, ottobre 02, 2015

Trenta settembre

Vorrei riuscire ad indirizzare la mia vita affinché s'incammini per una strada stabile e tranquilla, indicargliela sorridendo e dirle: "seguimi, è di qui che si torna a casa", lontana dai pericoli, dalle disperazioni per cose senza importanza. Vorrei avere l'occhio clinico per poterle riconoscere le cose che ne hanno di importanza; saper discernere il sano dall'insano per potermi tutelare dall'ingiustificato dolore che spesso mi arreco. Vorrei non dover più celebrare altre sbagliate investiture a cavaliere, ricoprendo le persone sbagliate di amore e aspettative più grandi di me, aspettative necessarie a soddisfare una necessità di complicità e sintonia che va oltre i confini dell'umana immaginazione.

"Scrivi con parole ricercate", mi è stato riferito.
"Non hai letto abbastanza nella tua vita", avrei voluto risponderle.

***

Investiamo tante energie nel trentuno dicembre. Tu sei il mio trentuno dicembre.
Capodanno, anno nuovo vita nuova e poi non è un cazzo vero. Mentiamo a noi stessi sapendo di mentirci e lo facciamo ogni anno, ogni santo anno. E così ogni trentuno dicembre tentiamo di scaricare oltre la mezzanotte le insoddisfazioni accumulate nell'anno precedente; ogni trentuno dicembre diciamo a noi stessi "quest'anno vedrai, sarà un anno meraviglioso, andrà tutto bene" e poi non è un cazzo vero. Non è un cazzo vero niente ma ogni anno continuiamo a ripeterci "andrà tutto bene, vedrai". Andrà tutto bene.
Cerchiamo di concretizzare la speranza cantilenando queste tre parole a tutti gli altri intorno a noi: se siamo in grado di pronunciare qualcosa allora essa deve per forza esistere da qualche parte, essere vera e reale. Il problema è che non possiamo tirar fuori il sangue dai sassi e non possiamo realizzare qualcosa in cui noi nemmeno ci crediamo più: le nostre azioni ci tradiscono svelando l'inganno nelle sue precarie fondamenta. Non andrà tutto bene e lo sappiamo.
E' come sentirsi innamorati o dire di esserlo, per poi non essere in grado di dimostrarlo con qualcosa di duraturo e concreto, di materializzarlo imprimendolo nella realtà attuale delle cose, in quello che a me piace chiamare "attuale presente", qualcosa di tangibile che si possa afferrare sotto i polpastrelli, che si possa ricordare in imperitura memoria con la consapevolezza che magari restiamo pur sempre dei pazzi squilibrati ma no, questo non ce lo siamo inventato, è successo davvero, cristo.

Investiamo troppe energie nel trentuno dicembre. Anno nuovo vita nuova.
Arriva il primo gennaio, la mezzanotte e ci guardiamo intorno e tutto è come prima ma non importa, richiudiamo gli occhi perché al prossimo battito di ciglia il cambiamento avverrà.
E' un po' come innamorarsi della persona sbagliata. Ecco, le persone di cui mi innamoro follemente sono il mio trentuno dicembre e io ho la sindrome di capodanno: arriva il due gennaio, e poi arriva febbraio, e tutto fa schifo esattamente come i giorni passati ad illudermi che una data possa cambiare la mia sorte. Il problema e la soluzione sono entrambe dentro di me.
Siamo vittime di noi stessi, galene in piena tempesta con un ammutinamento in corso. Siamo un po' come Dylan Dog, vittime degli eventi. E io sono qui, vittima di me stessa ma al contempo una roccia e un valido capitano; e la mia caravella viaggia in acque limpide su rotte che io ho scelto e tracciato per me stessa ma a volte è vero, mi distraggo un po' e non guardo la bussola, incontro i pirati ma vinco la battaglia, lottando fino allo stremo per impedir loro di rubarmi ciò che è mio, perchè "finché avrò le forze non lascerò che entrino i ladri a rubarmi l’amore".

Sbagliamo la tempistica, la modalità d'azione e l'oggetto delle nostre adulazioni e poi ci lamentiamo che non funziona niente intorno a noi. Dovremmo smettere di stare dietro al trentuno dicembre e iniziare a rivalutare il trenta settembre: è lui la vera star, il re del cambiamento. Dopo di lui c'è il primo ottobre ed è tutto diverso; poi arriva il due che inizia ad imprimere forma e struttura ai nuovi eventi in corso, dimostrando con i fatti che le cose sono giorno dopo giorno diverse da ieri. Ottobre è il movimento, molte cose sono nuove e molte cose vecchie ci hanno lasciato dietro quella porta che si è chiusa con il concludersi di settembre.
Questo è il capodanno che porterà con sè tutti i cambiamenti tanto attesi ma nonostante ciò noi non saremo comunque contenti: avverrà tutto in modo improvviso e radicale, lasciandoci senza diritto di scelta; avverrà in modo non programmato, non richiesto e quindi non gradito, ma avverrà seguendo la rotta che gli stiamo imprimendo.

Adesso mi siedo e mi godo ottobre. Le lacrime e le delusioni del momento le sta portando via questo forte vento a cui voglio suggerire, sussurandoglielo in una foglia arancione e secca appena caduta, la traiettoria da imporre ai pensieri negativi affinché essi raggiungano nel minor tempo possibile il punto a me più distante. Tante cose sono cambiate, tante cose stanno cambiando.
Io sono il mio trenta settembre, il mio nuovo capodanno.

lunedì, settembre 28, 2015

venerdì, settembre 18, 2015

Odio fare le due di notte

Sarebbe stato sicuramente molto più soddisfacente stilare di nuovo la lista delle cose che amo e per cui valga la pena vivere, secondo il mio punto di vista; purtroppo a seguito degli ultimi eventi ho deciso di elencare tutte le cose che io profondamente detesto.

Odio i rumori forti la mattina, le voci acute e i suoni striduli. Odio avere a che fare con gli idioti, con i senzapalle, con i bugiardi. Odio le cose che non sono chiare, le persone che non sono sincere con se stesse e di conseguenza con gli altri. Odio dover aspettare, odio dover perdere tempo, odio farmi prendere in giro, odio essere così femmina.
Odio il mio voler capire ogni cosa, il mio voler vedere nitido ogni concetto, il mio chiedere anziché supporre. Odio la mia fretta, la mia impazienza, la mia insicurezza, la mia incostanza, la mia necessità vitale di ridere e sentirmi viva. Odio farmi fottere da gente come te.
Odio il silenzio, i gesti forzati, le mie aspettative deluse, il mio irreprensibile bisogno di credere che c'è sempre qualcosa di buono dentro ognuno. Oddio fare le due di notte, soprattutto stando qui a scrivere queste stronzate.

venerdì, settembre 04, 2015

Fatemi stare quieta, per carità

Ok, ho un attacco di panico. Sono quasi le tre di notte, la gente giustamente dorme e io non ho nessuno da chiamare. Ok, calma.
Stavo dormendo tranquilla, stranamente non mi ero ancora svegliata quando all'una e mezza di notte suona il cellulare. Sconosciuto. È l'ultima volta che rispondo alle chiamate anonime di notte.
- Pronto?
- Ciao amore - , mi dice una voce bassa e roca, come se lo stesse sussurrando.
- Chi è?!?
Chiudono il telefono.
Ci ho messo un po' a calmarmi. Ho avuto molta paura. Nessuno avrebbe motivo di chiamarmi per fare una cosa del genere. Spero che qualcuno abbia sbagliato numero, altrimenti non è divertente. L'unica persona che potrebbe avermi chiamato sei tu, a cui non smetto di pensare, ma saresti davvero uno psicopatico se anziché cercarmi per vedermi e dirmelo, mi chiamassi a quest'ora in questo modo... Credo che tu non lo sia, ma vado a letto con l'idea che tutto ciò non ha senso.

Mi sono svegliata un'ora dopo e ho sussultato perché gemevo dalla sofferenza. Mi stavo proprio lamentando nel sonno, non mi succedeva da tanto. Quando mi succede è perché sogno qualcuno che muore, o muoio io, o qualcosa di particolarmente truce.
Invece stavo sognando te. Quanta sofferenza mi causi ancora, dopo un mese di totale silenzio.
Il sogno inizia con me che vengo svegliata ripetutamente da queste chiamate, che si fanno sempre più sordide. Corro in camera dei miei piangendo, blatero qualcosa sul voler chiamare i carabinieri e tenere sotto controllo il cellulare.
Mi telefona Matilde, è tardi nel sogno. Mi dice che ti ha visto con un'altra, abbracciati uno di fronte all'altra, che tu eri tenero e affettuoso con lei in una sola sera più di quanto lo sei stato con me in mesi. Soffro come un cane. Mi fiondo in piazza.
È tardi e tu non ci sei, ed io è come se riuscissi a riavvolgere il tempo e riportarti lì, dove Matilde ti aveva visto l'ultima volta.
Ti vedo, sei seduto su uno dei leoni di Trafalgare Square che senza apparente motivo sono sistemati intorno Piazza dei Cavalieri. Sulle tue gambe, che ti dà le spalle, c'è una sciacquetta di quelle che piacerebbe a te, occhi azzurri, naso piccolo e capelli castano chiaro, una che rispecchi il tuo fenotipo del porcod**.
Mi vedi e inizi a scomporti, come se la mia presenza fosse stata d'intralcio alla tua sessione d'amore carnale fatto da dietro. Ti alzi e quasi in malo modo la sollevi e la sposti, di fretta. Intorno a voi due, a tenervi uniti, avete una mia sciarpa che non ti ho mai regalato ma era mia ed era lì, come le ultime due canzoni che hai sfoggiato.
Ti vengo incontro, tu fai lo stesso, la sciacquetta è rimasta dietro interdetta.
- Bella sciarpa, la rivoglio.
- Ok, ma dobbiamo vederci in presenza di terze persone.
- Hai paura che ti spacchi la faccia?
Arriva il tuo fenotipo, ti affianca e tu prontamente me la presenti.
- Lei è Anna... una mia amica.
- Una tua amica poggiata sul tuo cazzo ho visto.
Le vado davanti e la escludo dalla conversazione dandole brutalmente le spalle.
Adesso qui non mi ricordo precisamente cosa diciamo, ma io esplodo.
Inizio a piangere, inizio a urlarti contro un sacco di cose. Nel mezzo c'è anche un bacio, bello come quelli che ricordo. L'ultima cosa che urlo è "ti odio!".
- Io ti amo invece!
Mi afferri il polso per non farmi andare via. E mentre mi contorco e continuo a scalciare disperata e piangere, mi sveglio e mi sento uno schifo.

Ho realizzato che non è vero nulla, faccio tanto la superdonna ma io sono ancora innamorata di te e ti detesto per tutto quello che mi hai fatto, per avermi presa in giro, per essere così bravo a voltare le spalle e andare via anziché combattere e per aver deciso di volermi perdere. Non valgo un cazzo per te.
"Io ti amo invece". Tu non sai nemmeno cosa vuol dire amare qualcuno. Non sai nemmeno cosa vuol dire essere innamorati. Non sai un emerito cazzo.

Vaffanculo!

Ok, ho scritto per quaranta minuti. Ho ancora una paura fottuta ma non potendo parlare con nessuno e avendo finito di scrivere, mi tocca provare a calmarmi e riaddormentarmi. Non ne posso più. Quando finirà?

Ah, e se becco chi mi ha telefonata, mi assicuro che non veda sorgere un altro sole.

mercoledì, agosto 26, 2015

Significa che stai vivendo

Passo tantissimo tempo a criticare i miei difetti, come se facendo ammenda potessi estrarli vivi dal mio essere, rimuoverli. Come se fosse colpa mia per tutto.
Colpa mia se non sono abbastanza, colpa mia se non riesco a salvare qualcuno, colpa mia se non riesco a convincerlo a non avere paura perché ci sarò io a proteggerlo.
Ci sono tantissime cose brutte nella vita, ma io non sono una di queste.

giovedì, luglio 16, 2015

Non sono innamorata di te, ricordatelo

Previous: Diciassette anni
 
Monica era bellissima anche quella mattina, a Milano, col sole fuori che fa appena capolino. Si prospettava una giornata torrida, erano le sei del mattino da poco e già il termometro segnava trentaquattro gradi.
I fianchi larghi, la vita stretta. I capelli sempre più ricci, sempre più lunghi. Non una ruga in più, non una cicatrice in più. Era bellissima e lui l'amava più del giorno prima. La guardava ancora addormentata, su quell'enorme letto di quel casuale hotel; coperte di seta rosa carne e lei lì, con addosso quella maglietta che porta con sé fin troppi ricordi.
"Chissà, forse un giorno mi amerai", pensava. Ma non ci può essere un equo scambio d'amore fra chi lo vende e chi lo vorrebbe in regalo.
"Sarà perché sono ormai vecchio per te", e la guardò. "No, la verità è che tu non appartieni a questo mondo terreno; sei così bella Monica, di una bellezza eterea, dal sorriso disarmante e dalla risata contagiosa. La verità è che sei troppo per me e io non posso nulla contro tutto questo."

"Buongiorno, caro", Monica si svegliò. "Come mai sei già in piedi?"
La guardò e non fu in grado di dirle niente.
Avrebbe voluto dirle: "ti amo", perché era vero, era terribilmente vero. Ma sapeva che avrebbe rischiato di perderla. Monica era prudente e con i suoi clienti restava finché la pagavano, la rispettavano e non la incatenavano. Monica non era pronta per avere relazioni, per amare di nuovo qualcuno, perché da quella stupida volta non ha più avuto il coraggio di chiudere gli occhi e fidarsi di qualcuno ciecamente. E se gli occhi non restano chiusi, il cuore non è in grado di mostrarsi.
Avrebbe voluto dirle: "sei incantevole, adoro guardarti dormire beata perché in quei momenti sembri meno lontana, quasi come se ti potessi raggiungere, quasi come se potessi sperare di percepire il tuo amore, quasi come se potessi stare con te per sempre e prolungare l'estasi di questo istante oltre i confini del tempo in cui non esistono sbagli, non esistono rancori ma solo amore, di quello vero, di quello puro, di quello che ti stringe allo stomaco quando io non ci sono, di quello che rende la differenza fra sesso e fare l'amore solo una cosa per idioti, di quello che Dio, Monica, vorrei uscire di qui, tenerti per mano e dire al mondo intero <<io amo questa donna meravigliosa!>>"
Probabilmente lei, dopo tanto tempo insieme, gli avrebbe risposto: "anche io mi trovo bene con te, è bello baciarti o stare abbracciati, mi sento quasi "legata" a te e sei in una qualche forma "importante" ma ecco, io non sono innamorata di te. E' questo che ci distingue: al centro del mio mondo non c'è posto per te."

Una volta qualcuno mi ha detto che essere innamorati vuol dire mettere al centro della propria vita l'altro; questa non è la mia visione della cosa, io lo chiamerei amore e non innamoramento, ma il mondo è pieno di mille versioni diverse della stessa identica cosa: dobbiamo solo sperare di incontrare qualcuno che sia in grado di farci vedere il nostro mondo attraverso i suoi incantevoli occhi.

Next: None

lunedì, aprile 27, 2015

Wanna Be Jarvis

Un sette in pagella, questo è quello che sono, quello che valgo.
Poco più della sufficienza, nel limbo dei mediocri, poco meno che valida.

Abbastanza, la parola che riempie le mie giornate, insieme a mai e sempre.
Non provo un sentimento abbastanza forte per te.
Sei sempre così ottimista, fiduciosa e paziente.
Non ti arrendi mai.
Non mi sono mai sentita abbastanza per te, perché non sono abbastanza.
Non è perché sono troppo riccia, troppo bassa, troppo sensibile, troppo intelligente. È che non sono abbastanza fredda, stronza, silenziosa, distante.
Con me è tutto meglio, il sesso, il dialogo, le cose condivise. Ma non sono abbastanza. Mi manca qualcosa, quel difetto che ogni giorno vedi in me. Forse è il nome, forse è la lealtà oppure semplicemente che non sono lei.
"Probabilmente è colpa del tempo, era presto", ma non credo sia vero. E anche se fosse, ora è il momento giusto? Esiste davvero un momento giusto?

Come un disco rotto, pezzi contro il muro, frantumato, con le tracce che non saranno mai più sincrone a suonare sullo stesso dispositivo. Come un disco che va riacquistato, nuovo, immacolato, e trattato con cura; inserito in un altro stereo, affinché possiamo tutti udire di nuovo quelle melodie, riprodotte da un'altra fonte e incise su un'altra sorgente. Nuovo, tutto candidamente nuovo.

Come quel sette in pagella circondato da otto e nove, solo in un posto che non è il suo, solo nella sensazione del "non essere abbastanza".
E se la pazienza, i sorrisi, le lacrime, il cuore, il cervello, il sesso, l'aria e gli sguardi non bastano allora è vero, non sono abbastanza.

Alla fine dell'anno avevo tutti otto, nove e paio di dieci. Ce l'ho fatta una volta ad essere quello che voi avete sempre voluto da me. Ce l'ho fatta una volta, quando remando contro la corrente delle voci di tutti che mi dicevano "non è possibile finire per giugno, il progetto e la scrittura della tesi", ad essere quello che io ho sempre voluto da me. Ce l'ho fatta anche quando in extremis ho vinto la gara contro quello che posso essere, che posso dare e posso avere, ottenendo il mio primo 30L.
Ce l'ho fatta diverse volte, con piccole stupide conquiste, superando grandi dolori e perdendo grandi gioie, posso farcela anche stavolta ad essere un po' un supereroe.

lunedì, marzo 30, 2015

I resign

Ho percorso un sentiero e poi sono tornata indietro, con in mano un ramo curvo e pieno di foglie, per poter cancellare le mie impronte. Ho cancellato la storia e quello che è stato. Ho cancellato le intenzioni, le emozioni, le paure e i desideri. Ho cancellato la musica, i tuoi apprezzamenti e le mie citazioni.
I need a fresh start. Maybe we need it both.
Tempo di ascoltare il silenzio, rimpiazzarlo con i pensieri, sostituirlo con una risoluzione.

giovedì, gennaio 29, 2015

Un po' di sano pulp

Tutto le volte che ti sogno, mi viene voglia di strapparmi il cervello dal cranio e farmici una bella frittata. Solo nell'ultimo mese ne avrei fatto indigestione.

lunedì, gennaio 19, 2015

La teoria del tutto

Siedo su di un elaborato tronco di legno e guardando fuori, penso a quanto piccola sono diventata.
Testa bassa, per non incontrare sguardi estranei, per non sapere se mi stai guardando, per non percepire il suo giudizio. Spalle strette, mentre ti passo accanto in direzione contraria, per non essere urtata, per non essere vista, sono invisibile, sono invisibile.
Sparire un giorno, dovrei farlo. Nessuno mi cercherebbe e non mi farebbe differenza, a nessuno la farebbe.
Non avevo paura di niente, adesso ho paura di tutto. Perché il mio bisogno è diventato assordante, totalitario, il mio bisogno, il mio idrorepellente bisogno.
Solo adesso, una dopo l'altra, le mie angosce escono fuori dall'armadio, come un esercito di scheletri, lì, in fila.
Seduta sul mio ben fatto pezzo di legno penso che là fuori non c'è niente che non va, il problema come al solito sono io.
Ma finché c'è vita, c'è speranza.
Testa bassa, per guardare ciò che calpesto, perché l'aria lassù è troppo raffinata per me, potrebbe uccidermi. Spalle strette, perché se chiudo gli occhi e tu mi urti, non puoi in alcun modo ferirmi.

domenica, ottobre 26, 2014

Direi un otto

Siamo in autunno ormai da un mese, un autunno che ci sta concedendo il caldo sole almeno in poche ore diurne e che se avesse voluto, avrebbe potuto scaricarci addosso giornate intense e stracolme di pioggia, di vuoto e di niente.
Ma non ha molto senso abituarsi al calore umano ora che arriva l'inverno.
"Ma più di tutti sono drogati quelli innamorati che si strafanno di carezze e baci come noi due."
E' facile coccolarsi il cuore mentre si guarda a letto accanto a noi qualcuno che dorme e che in quel momento ha deciso di sceglierci, chissà per quale motivo.
E' facile lasciarsi andare alla dolcezza di portare, a quello stesso qualcuno, il caffè a letto, o andare a dargli un bacio per poi fargli una linguaccia mentre si va verso la cucina dicendo: "ti si raffredda il caffè se non ti muovi!".
E' facile aggrapparsi alle risate, al vedere totalmente se stessi nel corpo maldestro di un altro; è facile illudersi per un attimo di avere una coperta addosso, ora che è autunno, ma attento: l'inverno è freddo e il maestrale ci farà volare via la coperta da un momento all'altro.
"Now it's three in the morning and I'm trying to change your mind. Left you multiple missed calls and to my message you reply, "Why'd you only call me when you're high? Hi, why'd you only call me when you're high?""
Winter is coming, for each one of us.

sabato, ottobre 18, 2014

Centottanta chilometri orari

Quando corre così forte su quella bicicletta, Andrea si sente quasi immortale. Sfreccia accanto ad una signora anziana in carrozzella, supera velocemente quel palazzo dal civico diciassette e continua la sua corsa all'impazzata giù per un cavalcavia.
Le lacrime le rigano le guance e bagnano Isabella dietro che le urla qualcosa di incomprensibile ma disperato; cadono copiose sulla strada che si sta lasciando alle spalle, perché nella vita o bevi e piangi o affoghi e piangi ma puntualmente ti tocca anche morire.
Le gambe graffiate, le ginocchia sbucciate, la ghiaia sottopelle di chi le mille cadute subite non le ha mai volute curare, ma ha lasciato che si integrassero a modo loro nel normale percorso di cicatrizzazione del dolore. Le nocche rosse e sanguinanti, spaccate dal vento e dai troppi cazzotti, hanno accarezzato per l'ultima volta il viso di Isabella proprio un attimo prima; la stessa Isabella che l'aveva tradita con un'altra nel suo letto; la stessa Isabella che aveva deciso di non transigere su nulla e adesso l'aveva persa, per l'ennesimo fatale errore.
Il ricordo di qualcosa che probabilmente non è mai esistito, le tormenta il cervello, le fa vomitare l'intestino e la fa correre su quella bicicletta il più veloce possibile per andare il più lontano possibile e schiantarsi a centottanta chilometri orari, dritta contro un muro.

giovedì, ottobre 16, 2014

Oggi piove e tu non mi saluti più

Sapete che cosa penso? Che ogni persona ottiene dalla vita quello che tutto sommato merita. Con questa frase lapidaria, non voglio in realtà dire che chi non ottiene nulla non merita nulla in assoluto e tutte le cose orribili che vi vengono in mente; il concetto che vorrei esprimere è forse troppo lungo e tedioso e va oltre lo scopo di questo post: mi limiterò, dunque, soltanto a riassumere gli aspetti necessari del mio pensiero al fine di poter concludere con la frase che in modo assoluto riassume lo stato d'animo e di questa giornata.
Non vi "attaccherò un pippone" immenso sul karma, soprattutto perché se non siete in alcun modo d'accordo sul fatto che le vostre azioni avranno una ripercussione in modo esattamente proporzionale a livello di intensità e fattore bontà/cattiveria del vostro agire sulla vostra vita, smetterete di leggere. Oddio, non è che tutto sommato me ne importi qualcosa in generale, ma in questo caso specifico mi piacerebbe davvero che continuaste fino alla fine.
Sebbene tutti vorremmo che la nostra vita fosse perfetta e meravigliosa sotto ogni punto di vista: economico, lavorativo, sessuale, amoroso, etc., tutto ciò non è spesso possibile quindi prima ci rassegniamo e meglio è per la nostra sanità mentale.
Appurato questo, ci sono esatti istanti della nostra esistenza in cui deve accadere qualcosa, con o senza il nostro permesso. Io sono dell'opinione che a tutto c'è un motivo, e anche se spesso vorremmo spaccare a cazzotti un muro imprecando chissà quale Dio in cui nemmeno crediamo, blaterando cose come "ma chi cazzo me l'ha fatto fare? perché mi merito tutta questa sofferenza?", anche quei momenti hanno un motivo di esistere. Un motivo che sicuramente su due piedi non capiamo, ma che un giorno sicuramente ci sarà chiaro, se ci interessa davvero dare alla nostra vita la svolta migliore che possa avere.
Appurato anche questo, ho appena realizzato che nello scorso anno, con molta fatica, impegno e sofferenza, ho predisposto le basi per quello che tutto sommato è attualmente il mio presente. Dopo essermi fatta un culo immenso studiando giorno e notte, sono riuscita a maturare un numero sufficiente di crediti tale da poter richiedere la borsa di studio per la tesi all'estero, cosa di cui vi ho ammorbato le palle da settimane a questa parte. Inoltre, la media degli esami che ho sostenuto, è tutto sommato molto alta quindi sono abbastanza speranzosa di poter lasciare l'Italia con duemila euro a disposizione per potermi pagare il soggiorno di circa quattro mesi a Sheffield (me ne vado anche senza i soldi, sia ben chiaro).
Concludo tutto il sunto dicendo che per la mia visione delle cose, questo è tutto quello di cui al momento io avevo davvero bisogno: smettere di appoggiarmi ad una persona di riferimento e rendermi conto che non sono un'idiota che non vale quattro soldi e ha bisogno di stare con qualcuno per poter avere l'autorizzazione morale a fare la casalinga visto che è troppo impaurita dal mondo esterno fatto di responsabilità; realizzarmi professionalmente; smettere di avere paura di laurearmi perché anche se non mi laureo ho un ragazzo che mi ama; smettere di avere paura di rischiare; decidere di andare in un posto in cui si parla una lingua che tutto sommato al momento parlo soltanto sommariamente stile modalità di sopravvivenza. Avevo bisogno di questo, e avevo bisogno di ottenerlo da sola, senza il supporto di nessuno, senza qualcuno che gioisse con me perché una coppia condivide non solo i dolori ma soprattutto le gioie.
Dall'alto della mia presunzione, perché in momenti come questi è necessaria a trattenermi con il culo su quello che ho ottenuto anziché correre da te che sei la persona di cui, nonostante l'immensa merda reciprocamente lanciata, non riesco a fare a meno, penso che probabilmente l'unica cosa di cui tu abbia bisogno in questo momento è farti prendere per il culo dalla tipa che adesso ti scopi, a cui piacciono gli uomini "maturi" che "fanno cose fiche con la matematica", venuti prima di te e che stanno ancora raccogliendo i cocci di se stessi.
Perché se mi odi, se hai deciso che sono una persona così spregevole che non merita nemmeno il tuo saluto, che hai cancellato da ogni minimo angolo della tua vita e che probabilmente preferiresti morisse o non fosse mai esistita, allora ti meriti tutto quello che hai seminato e che con la tua stasi stai forse ancora seminando.
Questo è quello che vorrei pensare, per sentirmi arrabbiata e quindi autorizzata ad inveire contro di te. Ma la verità è che sono solo dispiaciuta dell'esistenza di tutto questo inutile rancore.

lunedì, settembre 15, 2014

Sclero multiplo carpiato

Ansia. Sto morendo immensamente di ansia.

Fra nove ore mi devo incamminare, mesta mesta, verso l'aereoporto.
Ho l'ansia perché non so se mi faranno storie sulle dimensioni del bagaglio a mano, che supera di due centimetri in altezza il massimo consentito dalla compagnia aerea. Mi sono accertata di rientrare nei limiti di peso, di larghezza e profondità, ma l'altezza, eh, l'altezza è quello che mi ha sempre fottuta.
Ho l'ansia perché non so quello che mi aspetta. Ho l'ansia perché al solo pensiero che dovrò aprire la bocca per parlare una lingua che non mi appartiene più, mi cago letteralmente nelle mutande. Ho l'ansia perché rivedrò una persona che non vedo da una vita e che muoio letteralmente dalla voglia di vedere.
E' un'ansia che andrà via una volta che avrò messo piede in terra straniera, lo so; andrà via perché non potrà essere altrimenti, perché il bisogno fa l'uomo ingegnoso, figurati la donna!; andrà via perché dovrò vivere intensamente quei dodici giorni da sola in mezzo a tutto quello che non mi è familiare e arrivare sana e salva fino alla fine; andrà via perché io me ne voglio andare e questa è l'occasione che mi farà capire DOVE CAZZO VOGLIO ANDARE!!!

Ho chiesto la tesi a quel professore di cui a qualcuno ho parlato.
Bene.
Ho ricevuto un no.
Già.
Va beh, mi ha detto che è oberato di lavoro, che fa il prorettore, che c'ha i dottorandi, i cazzi e i mazzi e come dicevo alla Fra, i frizzi e i sollazzi!, e quindi non può seguirmi nemmeno se resto in Italia.
La cosa che più mi fa deprimere/incazzare/demordia (che bell'anagramma!) è che lui è l'unico a Pisa che si occupa del settore in cui io volevo scrivere la tesi.
Adesso ho contattato un altro professore noto per avere un indirizzo mail con la stessa profondità di un pozzo nero: tu gli scrivi e forse, ripeto forse, gli africani dall'altro lato la leggeranno nel duemilamai per poi non risponderti. Ecco, a quest'uomo ho dato l'opportunità di essere il mio relatore e ha tempo entro domenica per farmi capire che forse ce la può fare a cagare le persone.
Se anche lui dovesse deludermi, sono davvero nella merda perché oltre a non avere un relatore che mi mandi all'estero, NON HO UN RELATORE. Non voglio davvero pensare alla possibilità di scegliere un professore e fare la tesi su un argomento di cui non me ne importa uno stracacatissimo cazzo.
Adesso vado a cena, mi ricordo che in fondo io sono una persona fortunata nella sfortuna, torno a casa e mi metto a pensare ad una terza scelta.
E' sempre meglio avere un piano di riserva al piano di riserva.

E poi ci sei tu che mi metti ansia, che ti intrufoli nei miei sogni e li distruggi senza alcun pudore. Tu, che sei la persona più azzeccata nel momento più sbagliato. Tu, che metti addosso un sacco d'ansia. Tu, che priodoco!