giovedì, settembre 18, 2014

Manchester

Eccomi! Sono ancora viva e tutto ciò è immensamente fico. Lo consiglio a tutti un viaggio del genere: si comprende l'importanza delle persone e si impara a discernere fra le cose essenziali e quelle posticce. Sono davvero contenta di essere partita e vorrei davvero poter non tornare.
Adoro Manchester, che si pronuncia con l'accento sulla prima 'e'; è come una piccola Londra, dove la gente sa che vuol dire camminare - che poi correre non è per forza come dire "gente che lavora di continuo e quindi deve ottimizzare i tempi, perché il tempo è denaro e blablabla", ma è solo come dire "correre, end story". Manchester è una città fondata sull'operosità dei suoi abitanti, cresciuta grazie al loro lavoro e alla loro instancabile voglia di crescere. Grande lavoratrice di cotone ai tempi della rivoluzione industriale, il simbolo di Manchester è un'ape per ovvi motivi. Quindi, non venitemi a dire che a Manchester la gente si può permettere il lusso di camminare perché non fa un tubo dalla mattina alla sera, perché se esiste la regione Great Manchester analogamente alla Great London, un motivo ci sarà.
Ecco, mi sono innamorata. Vorrei venire a vivere qui, dove magari posso avere un'opportunità che la gente diventi persone.
Qui è bello perché il centro città è fatto davvero bene, alterna grandi strade a piccoli vicoli, con palazzi che, sebbene come in Liverpool vanno dal moderno all'antico, stanno bene uno accanto all'altro. Manchester è bella perché ha il fascino di diverse zone di Londra, da quelle con i graffiti al quartiere gay, senza averne la causticità. E' bella perché è viva, è bella perché c'è un sacco di roba da fare e ha il Primark più grande d'Europa escludendo quello a Londra, è bella perché c'è un monumento a Turing (che salutiamo), è bella perché ha un canale nella zona gay che ricorda Amsterdam, è bella perché c'è tutto e anche se sei solo ti fa un po' sentire parte di qualcosa che non conosci ma sai esistere; infine è bella perché posso alzarmi al mattino alle sette e andare a letto alle dieci senza sentirmi un alieno!
A Manchester stasera ho cenato alle cinque di pomeriggio, alle sei sono andata ad ascoltare la presentazione di un libro di fotografia e alle otto e trenta ero a casa. Cosa c'è di meglio al mondo? Linda, la ragazza che mi ospita, è stata immensamente carina: mi ha detto che il mio inglese non è così male, se si considera che non lo parlo da otto anni, e che mi basterebbe un mese per poter riprendere la mano; questo mi ha immensamente rassicurato ed invogliato ancora di più a richiedere la tesi all'estero per venire via.
Vi voglio raccontare una cosa che non c'entra niente ma vogliatemi bene così come sono.
In Inghilterra, tutta, ci sono delle regole tacite e condivise: i ciclisti odiano i pedoni, i pedoni odiano le macchine ma in particolar modo odiano i ciclisti, le macchine odiano i ciclisti, insomma tutti odiano i ciclisti. Qui i semafori servono solo alle macchine e non sono assolutamente "pedestrian friendly". Il verde non scatta mai per te, poveraccio a piedi, e quando scatta perché fanno per sbaglio contatto dei fili, dura dieci secondi per attraversare venti metri di strada. Così i pedoni passano con il rosso, le macchine li insultano ma non li investono, e pare che nessuno qui tenga considerazione dei semafori - anzi forse un pochino le macchine ma alle bici sicuro gliene sbatte il cazzo.
Volevo dire un sacco di altre cose ma in questo momento non mi vengono in mente per cui vi saluto e vado a dormire che sono cotta.
Preparate uno zaino e impacchettate la vostra vita: vi renderete conto che vi serve davvero pochissima roba, il resto è come l'amore: solo un fantastico optional.


2 commenti:

  1. Caro! Mi leggi, ma che fico. Devo venire a trovarti a Bologna, magari in primavera. :-)
    Grazie mille, ti abbraccio!

    RispondiElimina